Il 17 agosto Mogol compie 90 anni. Giulio Rapetti, questo il suo vero nome, attraversa oltre sessant’anni di musica italiana con un primato difficile da racchiudere nei numeri: ha saputo trasformare storie d’amore, separazioni, desideri e piccoli episodi quotidiani in parole nelle quali generazioni diverse continuano a riconoscersi.
Il suo nome resta indissolubilmente legato a Lucio Battisti, ma la carriera di Mogol è molto più vasta. Bobby Solo, Equipe 84, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Mango e Adriano Celentano sono soltanto alcuni degli artisti che hanno cantato le sue parole.
Per festeggiare i suoi 90 anni, abbiamo scelto dieci canzoni che raccontano altrettanti momenti della sua straordinaria avventura artistica. A 90 anni Giulio Rapetti Mogol non è soltanto l’uomo che ha scritto alcune delle più famose canzoni italiane. È l’autore che, mettendo in versi la propria vita, è riuscito spesso a raccontare anche la nostra.
Se piangi, se ridi – Bobby Solo
Partiamo dal 1965 e dal Festival di Sanremo. “Se piangi, se ridi”, firmata da Mogol insieme a Gianni Marchetti e Roberto Satti, vero nome di Bobby Solo, vince la quindicesima edizione del Festival nell’interpretazione di Bobby Solo e dei New Christy Minstrels. Il brano arriverà anche all’Eurovision Song Contest.
È la fotografia di un Mogol ancora lontano dall’incontro che cambierà la sua carriera con Battisti, ma già capace di trovare parole semplicissime per raccontare l’identificazione totale fra due innamorati.
29 settembre – Equipe 84
Due anni dopo arriva una piccola rivoluzione. “29 settembre”, scritta da Mogol e Lucio Battisti e portata al successo dall’Equipe 84, resta per cinque settimane al primo posto della hit parade. È anche uno dei primi grandi successi di Battisti come compositore.
La canzone racconta un tradimento attraverso una struttura narrativa allora decisamente insolita. Anche la registrazione fu pionieristica: fu il primo brano italiano inciso interamente utilizzando il nuovo registratore a otto piste degli studi Ricordi. L’idea dello speaker radiofonico che scandisce il passaggio dal 29 al 30 settembre contribuì a renderla inconfondibile.
E quella data? Mogol ha raccontato che il 29 settembre era il compleanno della sua prima moglie Serenella, particolare del quale, curiosamente, si sarebbe reso conto soltanto successivamente.
Pensieri e parole – Lucio Battisti
Nel 1971 la coppia Mogol-Battisti è ormai entrata nella storia della musica italiana. “Pensieri e parole” è forse uno degli esempi migliori della capacità di Mogol di far convivere autobiografia e racconto universale.
Dietro alcune immagini del testo ci sono infatti ricordi molto personali: il viaggio in Inghilterra compiuto da giovane, un amore vissuto in quel periodo e persino la ferrovia vicina alla casa milanese in cui abitava. Altri passaggi risentono invece della crisi del matrimonio con Serenella e dell’incomunicabilità che si era creata nella coppia.
Battisti trasformò tutto questo in un brano musicalmente altrettanto particolare, con l’intreccio di due linee vocali che sembrano materializzare proprio il contrasto fra ciò che si pensa e ciò che si riesce a dire.
La canzone del sole – Lucio Battisti
Bastano pochi accordi e ancora oggi milioni di italiani sanno immediatamente cosa sta per cominciare. “La canzone del sole”, pubblicata nel 1971, ha superato il confine del semplice successo discografico per diventare quasi un rito collettivo.
È la canzone delle prime chitarre, delle feste, delle comitive e delle serate estive. ANSA l’ha ricordata proprio come uno dei pezzi più suonati con la chitarra durante gite e feste tra amici.
Ed è forse questo uno dei segreti di Mogol: trasformare immagini estremamente precise e personali in ricordi che sembrano appartenere a tutti.
Il mio canto libero – Lucio Battisti
Nel 1972 arriva “Il mio canto libero”, una delle vette assolute della collaborazione fra Mogol e Battisti. Dietro quello che negli anni è diventato quasi un inno alla libertà c’è ancora una volta un passaggio doloroso della vita del paroliere.
Mogol ha spiegato che la canzone nacque nel periodo successivo alla separazione dalla prima moglie. In un’Italia nella quale la fine di un matrimonio era ancora accompagnata da un fortissimo stigma sociale, raccontò di essersi sentito isolato ed emarginato. È da quell’esperienza che prende forma l’idea di un amore che cerca il proprio spazio contro le convenzioni.
Una vicenda privata diventata una dichiarazione universale di libertà.
Canzoni stonate – Gianni Morandi
Con “Canzoni stonate”, portata al successo da Gianni Morandi nel 1981, entriamo in un’altra stagione della carriera di Mogol. La musica è di Aldo Donati, mentre le parole raccontano una serata tra amici nella quale basta una vecchia melodia per far riaffiorare un amore che sembrava consegnato al passato.
È uno dei testi che mostrano meglio la capacità di Mogol di raccontare la nostalgia senza bisogno di grandi costruzioni: una stanza, qualche amico, una canzone cantata magari male e il ricordo di qualcuno che improvvisamente torna presente.
Ed è proprio questo meccanismo emotivo, semplicissimo, ad aver reso “Canzoni stonate” uno dei classici più amati del repertorio di Morandi.
Celeste nostalgia – Riccardo Cocciante
Negli anni Ottanta Mogol incontra artisticamente Riccardo Cocciante e nasce un’altra collaborazione importante. “Celeste nostalgia”, del 1982, ha musica di Cocciante e testo di Mogol; l’arrangiamento porta inoltre la firma di Paul Buckmaster.
Qui la nostalgia non è soltanto rimpianto. È qualcosa di dolce e doloroso insieme, il ricordo di una relazione terminata che continua però a vivere nella memoria. La voce potentissima di Cocciante porta il testo in una dimensione diversa da quella battistiana e dimostra quanto le parole di Mogol sapessero adattarsi a personalità musicali lontanissime fra loro.
Mediterraneo – Mango
Un’altra voce inconfondibile nella storia e nelle canzoni di Mogol è quella di Mango. Il loro incontro dà vita a una stagione nella quale la scrittura del paroliere si misura con un pop più sofisticato, fatto di atmosfere mediterranee, aperture melodiche e una vocalità fuori dagli schemi.
“Mediterraneo” è uno dei brani che permettono di cogliere questa evoluzione. Mogol ha sempre avuto parole di grande stima per Mango: nel 2023 lo definì pubblicamente un artista «a livello mondiale», sottolineandone l’unicità.
Un rapporto artistico e umano che occupa un posto particolare nel lungo viaggio del paroliere attraverso la musica italiana.
L’emozione non ha voce – Adriano Celentano
Alla fine degli anni Novanta Mogol contribuisce a un altro clamoroso capitolo del pop italiano: il ritorno discografico di Adriano Celentano con Io non so parlar d’amore.
Tra le canzoni simbolo di quella stagione c’è “L’emozione non ha voce”, con il testo di Mogol e la musica di Gianni Bella. Una dichiarazione sentimentale adulta, lontana dalle inquietudini giovanili delle canzoni con Battisti ma costruita ancora attorno a uno dei temi fondamentali della sua scrittura: la difficoltà di tradurre in parole ciò che si prova.
Il risultato diventa uno dei brani più identificativi del Celentano maturo.
L’arcobaleno – Adriano Celentano
E infine “L’arcobaleno”, ancora interpretata da Celentano e composta da Gianni Bella. È probabilmente la canzone della lista accompagnata dall’aneddoto più sorprendente.
Dopo la morte di Lucio Battisti, avvenuta nel settembre 1998, Mogol raccontò di essere stato contattato indirettamente da una medium che sosteneva di avere ricevuto da Battisti la richiesta di una canzone dedicata all’arcobaleno. Mogol inizialmente respinse la storia. Successivamente, però, gli venne riferito un altro episodio legato a Battisti e a un arcobaleno. Poi Gianni Bella gli fece ascoltare una melodia.
Mogol ha raccontato di aver scritto “L’arcobaleno”, una delle canzoni di Celentano più emozionanti, in circa un quarto d’ora, con la sensazione che le parole gli venissero quasi dettate. A rendere la vicenda ancora più suggestiva fu un episodio successivo: durante un viaggio in automobile vide un grande arcobaleno che sembrava terminare proprio davanti alla sua macchina.
La canzone venne interpretata da Celentano e inserita nel fortunatissimo album Io non so parlar d’amore del 1999.
Mogol, 90 anni dentro le canzoni degli italiani
Da Bobby Solo a Battisti, dall’Equipe 84 a Morandi, da Cocciante e Mango fino a Celentano, queste dieci canzoni coprono soltanto una piccola parte di una produzione sterminata. Eppure raccontano bene che cosa abbia reso Mogol diverso da quasi tutti gli altri autori del panorama musicale. Un poeta prestato alla musica leggera, come conferma la sua straordinaria produzione.
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Luisa Perri
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