Dalla tenuta del governo Meloni al futuro del centrodestra, passando per il caso Vannacci, Report, l’immigrazione, il premierato e il Ponte sullo Stretto. Ignazio La Russa, presidente del Senato, a Ragalna non si sottrae alle domande e affronta uno dopo l’altro i temi più caldi dell’attualità politica.

Ospite della quinta puntata di Bar Italia, intervistato dal giornalista Gaetano Mineo, La Russa alterna battute, affondi politici e ricordi personali. E lo fa in una domenica ai piedi dell’Etna nella quale, scherza, il vulcano ha concesso ai presenti la “grazia” di risparmiarli dalla pioggia di cenere.

La Russa: «Fratelli d’Italia non perde consenso al governo»

Il primo tema è la salute di Fratelli d’Italia e della maggioranza che sostiene Giorgia Meloni. La Russa sottolinea un dato che considera particolarmente significativo: la capacità di FdI di mantenere un consenso elevato nonostante le responsabilità di governo.

«I voti non si contano prima», premette il presidente del Senato. Ma, aggiunge, «quello che è sicuro è che si tratta di un vero unicum quello di un movimento politico che governa […] senza deflettere minimamente il proprio consenso». Per La Russa anche la compattezza della coalizione rappresenta uno degli elementi che hanno caratterizzato questa fase politica. «La meraviglia è che mai il centrodestra è riuscito a fare quello che invece riusciva alla sinistra, cioè litigare veramente e far perdere consensi». E rivendica la capacità degli alleati di trovare un punto d’incontro: «Non c’è mai stata un’occasione in cui il centrodestra non abbia saputo fare sintesi».

Il caso Vannacci: «Il centrodestra può battere la sinistra anche senza di lui»

Il presidente del Senato affronta quindi il capitolo Roberto Vannacci, respingendo l’idea che sia stato il centrodestra a chiudergli le porte. «Il generale Vannacci non siamo noi che non l’abbiamo voluto nel centrodestra», afferma La Russa, ricordando la scelta del generale di intraprendere un percorso politico autonomo e le votazioni nelle quali, secondo il presidente del Senato, si è trovato dalla stessa parte delle opposizioni. La conclusione guarda direttamente ai prossimi appuntamenti politici: «Sono assolutamente convinto che il centrodestra, a prescindere da Vannacci, avrà i numeri per battere la sinistra».

La Russa all’attacco di Report: «Va cambiato, non eliminato»

Tra i momenti più duri dell’intervista c’è il passaggio dedicato a Report e al caso Ranucci-Lavitola. La Russa sceglie inizialmente l’ironia e immagina una sorta di trasmissione parallela condotta da un fantomatico “Tarallucci”: «Se esistesse un pessimo giornalismo di inchiesta […] condotto da un qualsiasi Tarallucci […] il filo conduttore della vicenda Ranucci-Lavitola lo racconterebbe probabilmente così». Poi entra nel merito. E precisa che la sua posizione non è quella di cancellare la trasmissione di Rai3.

«Report va cambiato, non eliminato», afferma. Secondo La Russa, il giornalismo d’inchiesta non può trasformarsi in uno strumento di lotta politica: «Non è possibile che le inchieste di Report solo per l’1,5% dei casi abbiano riguardato il partito di sinistra più grosso».

Il presidente del Senato insiste sul punto: «Va considerato il giornalismo di inchiesta non un modo per fare politica di attacco contro qualcuno». E sul caso Ranucci-Lavitola formula un giudizio ancora più netto: «La credibilità di Report è ormai vicina allo zero dopo questa cosa Ranucci-Lavitola».

Immigrazione, La Russa boccia la Spagna di Sanchez

Altro terreno di scontro è quello dell’immigrazione, con un riferimento alla Spagna e alla gestione dei confini di Ceuta e Melilla. La Russa difende la linea seguita dal governo Meloni e punta il dito contro Madrid: «La Spagna ha le sue enormi responsabilità nell’avere predicato l’accoglienza indiscriminata». Quindi chiama in causa direttamente la sinistra: «Avete visto per caso la sinistra protestare per la remigrazione perché sono stati buttati indietro?».

Per il presidente del Senato, l’Italia deve mantenere una politica migratoria legata alle effettive capacità di integrazione: «Ne devono venire tanti quanti ne possiamo accogliere con umanità, con capacità di accoglienza, per farli diventare nel tempo italiani, non una folla indiscriminata di disperati».

Premierato e preferenze, la posizione di La Russa

A Ragalna c’è spazio anche per le riforme istituzionali. E La Russa non nasconde quale sia quella alla quale è maggiormente legato: il premierato. «La riforma che io amavo di più», spiega, è quella che consente di «fare eleggere direttamente al popolo il presidente del Consiglio».

Sul sistema elettorale torna invece su una battaglia che rivendica come storica: quella delle preferenze. «Io le preferenze voglio che ci siano nella legge elettorale», sottolinea. La soluzione passa necessariamente dalla mediazione politica: «La democrazia è mediazione». La Russa ricorda quindi la proposta di prevedere il capolista bloccato lasciando che gli altri parlamentari siano «eletti direttamente dai cittadini».

Ponte sullo Stretto, La Russa: «Cominciamo a farlo, il resto verrà»

Inevitabile, in Sicilia, il capitolo dedicato alle infrastrutture. Sul Ponte sullo Stretto La Russa non mostra esitazioni. «Di questo ponte si parla da più di 100 anni», ricorda, contestando l’argomento secondo cui bisognerebbe prima completare le altre infrastrutture dell’Isola. «Non si capisce tutte le volte: “No, perché non fanno prima le strade…”». Per il presidente del Senato la risposta è semplice: «Cominciamo a fare il ponte, il resto verrà».

Una posizione molto diversa, invece, sull’ipotesi di trasferire l’aeroporto di Catania nell’area di Gerbini. Qui La Russa frena: «Sarebbe una bomba». E poi scandisce il suo no: «Sono contrario a questo guai a farlo a Gerbini».

«Io voglio morire senatore»: La Russa racconta la sua passione per la politica

L’intervista cambia registro quando il presidente del Senato parla della propria esperienza politica. Ricordando gli anni delle polemiche sui vitalizi, La Russa racconta una frase pronunciata allora: «Che mi fotte a me del vitalizio? Io voglio morire senatore». Una battuta che diventa il punto di partenza per parlare ai giovani che vogliono impegnarsi in politica. Il consiglio è di non considerare gli insuccessi come una ragione per abbandonare il campo. Servono «coerenza, costanza, ma soprattutto passione», sottolinea La Russa, perché «fare politica bene è molto faticoso, ma poi ti dà quelle soddisfazioni».

Il ricordo commosso dei genitori e il legame con Ragalna

Nel finale emerge il rapporto personale di La Russa con Ragalna, luogo legato alla sua infanzia e alla sua famiglia. «Quando vengo qui ricordo non solo gli amici, non solo la mia infanzia, ma mi ritrovo anche in un ambiente che mi ricorda i miei genitori». Un passaggio intimo e commosso dopo un’intervista dominata dalla politica nazionale e siciliana. E proprio qui, ai piedi dell’Etna, La Russa chiude con poche parole: «Quando vengo qui ricordo non solo gli amici non solo la mia infanzia ma mi ritrovo anche in un ambiente che mi ricorda i miei genitori e questo è molto bello».

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 Carlo Marini

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