I quattordici anni di sponsorizzazione Montepaschi (2000-2014) portarono alla Mens Sana Basket la bellezza di 21 titoli tra campionati e coppe, tra confermati e revocati.

Una critica che rivolgemmo in quegli anni alla proprietà, confermata poi dal fallimento finanziario certificato il 7 luglio 2014 – e che purtroppo si è rivelata reale – è che la gestione del club non fosse votata alla creazione di una continuità una volta che i soldi “facili” dello sponsor fossero venuti a mancare. Senza questo presupposto, la successiva ripartenza in una piazza cestistica con ottimo seguito di base come poche in Italia è stata segnata da incertezze, cadute e un secondo fallimento. Oggi c’è una proprietà americana, una promozione in serie B Nazionale, un progetto di valorizzazione del brand che richiama inevitabilmente quei successi anche senza nominarli. Non sappiamo se e come riusciranno nell’opera, sappiamo però che da allora a oggi ci sono dieci anni perduti e una società con un altro nome. Destino sperimentato da altre realtà cestistiche italiane, ça va sans dire. Aggiungiamo che la nascita, negli anni successivi, di tante Academy per salvaguardare l’attività giovanile è un effetto positivo di quella vicenda.

In questi ultimi dieci anni la pallacanestro ha fatto passi da giganti. Negli USA pianificati dalla NBA, nelle Olimpiadi pianificati dalla FIBA. Il mondo europeo, EuroLeague o BCL che si voglia, ha inseguito e sta inseguendo scontando la sua incapacità di costruire un percorso comune all’interno del movimento, le posizioni di rendita di federazioni nazionali e club più importanti, la velleità di dirigenti scadenti che hanno sfruttato la notorietà acquisita sul campo in ruoli per i quali non si sono dimostrati capaci. L’apertura della NBA ai capitali provenienti dai fondi di investimento ha cambiato tutta la narrazione sulle proprietà, e abbastanza velocemente il mondo del basketball si è ritrovato nella spirale che oggi porta il valore dei Los Angeles Lakers a 12,5 miliardi di dollari o a investire a Londra 1 miliardo per una franchigia da iscrivere alla NBA Europe.

Proprio il progetto NBA Europe, al di là dei trionfalistici proclami di grandi, numerose e ricche lettere di intenti, sta battendo qualche colpo in testa di un motore che non trova ancora la quadratura del cerchio che negli USA hanno realizzato – con tutti gli alti e bassi e gli errori che un percorso comporta sempre – in ottanta anni. E all’interno del quale continuano a muoversi.

Sta passando inosservata o quasi la notizia che James Dolan sta scorporando i New York Knicks dalla società che possiede il Madison Square Garden. Eppure questo permetterà la valorizzazione dell’asset. La Madison Square Garden Sports Corporation è stimata valere circa 10 miliardi, valore che non riflette quello dei Lakers che hanno tradizione, mercato, notorietà ma non hanno la proprietà della Crypto.com Arena. Alla fine del processo di scorporo, Dolan vedrà raddoppiare gli stessi valori senza spendere un dollaro. Proprio quello che devono studiare le tredici formazioni di EuroLeague con licenza perpetua e quelle che vi vorranno far parte. E forse in tal senso vanno lette certe dichiarazioni di Dimitris Giannakopoulos del Panathinaikos quando parla di un valore del club greco vicino ai 500 milioni di euro e del suo personale disimpegno sul campo e nella proprietà.
Tornando a casa nostra, la critica di non aver preparato il club a un futuro senza la sua attuale compagine societaria può transitare direttamente dalla Montepaschi che fu all’Olimpia Milano di oggi. Il testamento di Giorgio Armani prevede che il gruppo venga venduto a partire dal 2027 con tutte le modalità ampiamente raccontate. Facilmente l’acquirente non avrà nessun interesse nella squadra di pallacanestro, un asset costoso e non profittevole, utile per abbassare il conto delle tasse per l’azienda e gli sponsor collegati alla stregua di una azienda vitivinicola nel Chianti.

L’Olimpia non ha una sede né una struttura di allenamento proprie e men che mai un’arena. Il primo step di vendita del Gruppo Armani sarebbe stato previsto per marzo 2027, la vendita di un 15% a una casa di moda importante player del settore, che vede tra i favoriti Lvmh, L’Oréal o EssilorLuxottica. Le notizie che vengono dall’interno del CdA indicano che ci sarà uno slittamento a data da definire. La Fondazione Armani ha la possibilità quindi di definire un piano di investimenti che, al termine di tutte queste considerazioni, sembra inevitabile per evitare un progressivo declassamento nel ranking europeo. Che sia EuroLeague con o senza NBA Europe il percorso è ormai tracciato con il beneplacito della FIBA.

Ragionamenti che sta facendo Massimo Zanetti per la Virtus Bologna, che magari sta rimuginando sulla scelta di uscire dalla proprietà di Unipol Hall che alla luce dei ragionamenti odierni non sembra risultare essere stata quella migliore. La creazione delle franchigie di EuroLeague e la possibilità pur onerosa di entrare a farne parte ha dato una botta di vitalità al club (un nuovo proprietario capace di investimenti all’altezza della situazione non si è visto all’orizzonte) che si sta riflettendo nell’interesse di fondi di investimento. Piacciano o meno, positivi o negativi, faranno parte dei prossimi capitoli della pallacanestro europea e tutto sommato questo dovrebbe far piacere alla tifoseria bianconera.

Che non sia un problema esclusivo dell’Olimpia, della Virtus e delle società strutturate come loro lo possiamo riscontrare analizzando una granitica realtà finanziaria come il Real Madrid. Florentino Peréz e il suo CdA sono davanti al bivio di scorporare la sezione basket dalla polisportiva in stile Dolan o condannarla all’irrilevanza finanziaria. Una decisione che nel primo caso potrebbe segnare addirittura la perdita della proprietà (caso estremo, ma possibile) e questo forse, è l’argomento che ha messo più in crisi la struttura societaria immaginata da Silver. È anche quello, perdonate se ci ripetiamo, a cui fino ad oggi non ci sono risposte ai nostri rilievi.

Franchigia viene da franchising, una formula che vede i singoli proprietari a rischio di dover sottostare agli ordini di un Commissioner pena la cacciata dal business e la perdita del club. Esattamente il contrario di quanto successo a Jordi Bertomeu prima, o succede a Chus Bueno oggi. NBA Europe dovrà trovare una formula piena di compromessi rispetto alla sua visione originaria. Invece la ristrutturazione finanziaria dei club europei, oggi divisi tra mecenati, polisportive e aiuti di stato e molto precaria e incoerente come i casi Asvel e Monaco ci hanno insegnato in questa turbolenta estate, si rende comunque necessaria per rimanere a galla nel futuro.


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