I quattordici anni di sponsorizzazione Montepaschi (2000-2014) portarono alla Mens Sana Basket la bellezza di 21 titoli tra campionati e coppe, tra confermati e revocati.
Una critica che rivolgemmo in quegli anni alla proprietà, confermata poi dal fallimento finanziario certificato il 7 luglio 2014 – e che purtroppo si è rivelata reale – è che la gestione del club non fosse votata alla creazione di una continuità una volta che i soldi “facili” dello sponsor fossero venuti a mancare. Senza questo presupposto, la successiva ripartenza in una piazza cestistica con ottimo seguito di base come poche in Italia è stata segnata da incertezze, cadute e un secondo fallimento. Oggi c’è una proprietà americana, una promozione in serie B Nazionale, un progetto di valorizzazione del brand che richiama inevitabilmente quei successi anche senza nominarli. Non sappiamo se e come riusciranno nell’opera, sappiamo però che da allora a oggi ci sono dieci anni perduti e una società con un altro nome. Destino sperimentato da altre realtà cestistiche italiane, ça va sans dire. Aggiungiamo che la nascita, negli anni successivi, di tante Academy per salvaguardare l’attività giovanile è un effetto positivo di quella vicenda.
Proprio il progetto NBA Europe, al di là dei trionfalistici proclami di grandi, numerose e ricche lettere di intenti, sta battendo qualche colpo in testa di un motore che non trova ancora la quadratura del cerchio che negli USA hanno realizzato – con tutti gli alti e bassi e gli errori che un percorso comporta sempre – in ottanta anni. E all’interno del quale continuano a muoversi.
L’Olimpia non ha una sede né una struttura di allenamento proprie e men che mai un’arena. Il primo step di vendita del Gruppo Armani sarebbe stato previsto per marzo 2027, la vendita di un 15% a una casa di moda importante player del settore, che vede tra i favoriti Lvmh, L’Oréal o EssilorLuxottica. Le notizie che vengono dall’interno del CdA indicano che ci sarà uno slittamento a data da definire. La Fondazione Armani ha la possibilità quindi di definire un piano di investimenti che, al termine di tutte queste considerazioni, sembra inevitabile per evitare un progressivo declassamento nel ranking europeo. Che sia EuroLeague con o senza NBA Europe il percorso è ormai tracciato con il beneplacito della FIBA.
Che non sia un problema esclusivo dell’Olimpia, della Virtus e delle società strutturate come loro lo possiamo riscontrare analizzando una granitica realtà finanziaria come il Real Madrid. Florentino Peréz e il suo CdA sono davanti al bivio di scorporare la sezione basket dalla polisportiva in stile Dolan o condannarla all’irrilevanza finanziaria. Una decisione che nel primo caso potrebbe segnare addirittura la perdita della proprietà (caso estremo, ma possibile) e questo forse, è l’argomento che ha messo più in crisi la struttura societaria immaginata da Silver. È anche quello, perdonate se ci ripetiamo, a cui fino ad oggi non ci sono risposte ai nostri rilievi.
Franchigia viene da franchising, una formula che vede i singoli proprietari a rischio di dover sottostare agli ordini di un Commissioner pena la cacciata dal business e la perdita del club. Esattamente il contrario di quanto successo a Jordi Bertomeu prima, o succede a Chus Bueno oggi. NBA Europe dovrà trovare una formula piena di compromessi rispetto alla sua visione originaria. Invece la ristrutturazione finanziaria dei club europei, oggi divisi tra mecenati, polisportive e aiuti di stato e molto precaria e incoerente come i casi Asvel e Monaco ci hanno insegnato in questa turbolenta estate, si rende comunque necessaria per rimanere a galla nel futuro.
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