La stagione Virtus Bologna: gli infortuni di Pajola e Vildoza
Poi l’infortunio di Pajola: «Tuttavia, dopo un inizio del genere, la situazione è diventata quella di un roster sempre più corto e Alessandro Pajola si è infortunato. Pajola era molto, molto importante per il nostro gioco, soprattutto per la sua difesa e per la chimica della squadra. Lo dicevo a tutti: Pajola e Aleksa Avramovic sono i due migliori difensori europei. Pajola motivava gli altri a difendere. C’è un’enorme differenza quando un playmaker difende e pressa l’avversario per tutto il campo. Lo soffoca e distrugge il suo attacco perché è molto aggressivo. È davanti a tutti e, quando qualcuno guarda la tua schiena e vede quanto ti impegni e quanto combatti, si vergogna a non rispondere con lo stesso sacrificio. Quando Pajola era sano giocavamo molto bene perché avevamo un’eccellente chimica e quindi tutti dovevano impegnarsi in difesa. Anche Carsen Edwards».
Alla perdita di Pajola si aggiunse successivamente quella di Luca Vildoza, altro passaggio che secondo Trajkovic cambiò definitivamente la stagione: «Poi è successa la situazione in cui anche Luca Vildoza si è infortunato, quindi praticamente non avevamo più un playmaker, né una buona difesa. L’intensità è calata, Edwards ha iniziato a giocare da playmaker perché non avevamo nessun altro a parte Daniel Hackett, che è più anziano, e a quel punto è crollato tutto».
Anche gli allenamenti ne risentirono: «Pajola portava un’intensità molto alta anche negli allenamenti con la sua difesa, e questo è importante perché Dusko è molto esigente anche durante gli allenamenti. Pretende che tutti difendano, mentre alcune stelle avevano iniziato a prendersela più comoda in allenamento. Dusko Ivanovic non lo permetteva e la chimica si è rotta. Quando il giocatore che costa di più non dà quello che dovrebbe dare, questo porta cattiva energia e una brutta atmosfera. Ivanovic non gli permetteva di giocare il tipo di basket che voleva lui, ma il basket che voleva Dusko. È da lì che è nato tutto il caos».
«Dusko Ivanovic non è stato licenziato, è andato via»
Trajkovic ha inoltre voluto precisare come terminò l’esperienza di Ivanovic a Bologna, collegando poi i problemi della Virtus anche alla profondità del roster e al budget: «È finita come è finita e Dusko se n’è andato. Non è stato esonerato, se n’è andato. Non sono rimasto particolarmente sorpreso perché so chi è Dusko Ivanovic. Un grande allenatore che ha una grande autorità. Non scende a compromessi sulle sue richieste o sul suo carattere. Non sono rimasto sorpreso che sia successo. Quando se n’è andato, mi sono dimesso immediatamente e sono andato via con lui».
E ancora: «Mi dispiace per quello che è successo con gli infortuni di Pajola, Vildoza e di alcuni altri giocatori. Anche Alen Smailagic è rimasto infortunato piuttosto a lungo. Questa è semplicemente l’EuroLeague. È una competizione esigente nella quale, se pensi di poter ottenere qualcosa, devi avere 15 buoni giocatori. Non 10. Noi non ne avevamo così tanti: ne avevamo 10. Ci sono molti infortuni a causa del calendario impegnativo e, se non hai un roster di 15 giocatori… Guardate le grandi squadre, dall’Olympiacos al Panathinaikos in poi: hanno tutte roster molto forti da 15 giocatori. Anche la Stella Rossa lo aveva.
Semplicemente, quando qualcuno si infortuna, sostituisci quel giocatore, mentre noi dovevamo far salire i ragazzi delle giovanili per completare il roster. O giochi in EuroLeague oppure non ci giochi. Se ci giochi, devi avere un buon budget e 15 giocatori di qualità; se 15 non è possibile, almeno 14. Non esistono più giocatori giovani e vecchi, ma giocatori bravi e giocatori scarsi. Un buon giocatore ha valore sul mercato e le altre squadre sono interessate a lui. La Virtus non aveva un budget sufficientemente buono, soprattutto rispetto all’anno precedente, quando ne aveva uno molto migliore. Sono partiti giocatori importanti, mentre ne sono arrivati altri che non erano a quel livello. Il messaggio per tutti quelli che giocano in EuroLeague è che è impossibile farlo con 10 giocatori che hanno valore».
Pajola e Vildoza ora insieme al Partizan
Su Vildoza, invece, resta soprattutto un dubbio legato alla condizione fisica: «Sono rimasto davvero impressionato da alcune delle prestazioni mostrate da Vildoza alla Virtus. Ci sono state un paio di partite che ha deciso nei momenti finali prendendosi tutto sulle proprie spalle. Conosce molto bene il gioco, è molto pericoloso e rapido. È più debole in difesa, anche se sa difendere. La mia unica preoccupazione riguarda il fatto che possa restare sano. È un grande giocatore che si è unito al Partizan, ma la domanda è quanto riuscirà a rimanere sano. L’anno scorso ha avuto molti infortuni e questo ha inciso sul risultato. Anche dopo l’addio di Ivanovic si è infortunato nuovamente e non ha disputato le partite decisive in Serie A. È l’unica cosa che mi preoccupa, perché quando sta bene può aiutare tantissimo».
Trajkovic ha infine raccontato di aver spinto personalmente Pajola verso il Partizan già ai tempi di Bologna: «Ho parlato con Pajola. Avevo un buon rapporto con lui e gli dicevo sempre che mi sarebbe piaciuto vederlo al Partizan. Sono rimasto davvero sorpreso quando poi è arrivato davvero. Gli ho raccontato che ero stato allenatore del Partizan, gli ho parlato dei tifosi e di come avevo vissuto l’esperienza di 8.000 persone che cantavano il mio nome quando entrai nell’arena nella semifinale playoff contro la Stella Rossa. Ti vengono i brividi, davvero. È stata un’esperienza veramente speciale. Gli dicevo sempre che nel profondo ero un grande tifoso del Partizan e che mi sarebbe davvero piaciuto vederlo lì. Quello che possiede diventerà ancora migliore davanti a un pubblico del genere, perché dà il 120% delle proprie possibilità. Lui continuava a ridere e io gli dicevo che, se mai avesse lasciato la Virtus, non avrebbe dovuto cambiare i colori bianconeri», ha concluso Trajkovic.
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