Angela Porcello torna in carcere dopo la condanna definitiva a 9 anni, un mese e 23 giorni e per la difesa resta “tanta amarezza” per il mancato riconoscimento della sua collaborazione con la giustizia, ritenuto invece “legittimo e meritato”. Una vicenda che, secondo l’avvocato Giuseppe Scozzari, rischia di lanciare “un bruttissimo segnale” a chi in futuro potrebbe decidere di parlare.
Il legale, nella sua intervista ad AgrigentoNotizie, rivendica il valore delle dichiarazioni rese dall’ex penalista e sottolinea che Porcello “ha lasciato un bagaglio di verità che altrimenti non sarebbe stato svelato”, pagando però “un prezzo fin troppo alto”. Ma il ritorno in carcere non mette la parola fine alla strategia della difesa: “La nostra battaglia non finisce qui”.
Angela Porcello torna in carcere dopo la condanna definitiva, i carabinieri la prelevano da casa
Avvocato Scozzari, la Cassazione ha reso definitiva la condanna di Angela Porcello a 9 anni, un mese e 23 giorni. Adesso è tornata in carcere. Che cosa resta, oggi, della battaglia giudiziaria portata avanti in questi anni?
“Resta tanta amarezza perché il percorso pre-processuale e processuale è stato improntato alla massima collaborazione con l’autorità giudiziaria che, evidentemente errando, ha ritenuto tutto questo non sufficiente per il riconoscimento, a nostro avviso legittimo e meritato, dello status di collaboratrice di giustizia”.
Angela Porcello ha scelto di parlare, raccontando fatti, uomini e dinamiche di Cosa nostra e della Stidda. Eppure questa collaborazione non le è valsa il riconoscimento che la difesa chiedeva. Perché, secondo lei, non è bastato?
“C’è un passaggio cruciale che mi sono portato dietro per tutto il processo e che ho sottoposto alle autorità che l’hanno giudicata. Negli interrogatori della Dda di Palermo una delle domande che ricorreva era: ‘Dove si trova Matteo Messina Denaro? Quali notizie ha su di lui?’.
Perché gli inquirenti ritenevano che l’avvocato Porcello potesse avere informazioni su Messina Denaro?
“Probabilmente perché la mia assistita aveva intrattenuto rapporti con l’avvocato Lorenza Guttadauro, nipote di Messina Denaro, e con alcuni componenti della sua famiglia. Sia chiaro: Porcello non sapeva né poteva sapere dove si trovasse Messina Denaro”.
Eppure lei sostiene che avesse fornito un’indicazione significativa. Quale?
“In un manoscritto del 20 marzo 2021, pochi giorni dopo il suo arresto del 3 febbraio, oltre a raccontare alcune dinamiche di quella famiglia riferì quanto aveva appreso in carcere da un’altra detenuta: se avessero voluto trovare Messina Denaro, avrebbero dovuto cercarlo nel suo territorio di residenza senza andare oltre. Poi è stato arrestato il 16 gennaio 2023 a Palermo, dove si recava per le visite periodiche spostandosi da Campobello di Mazara. Le indagini hanno inoltre svelato che aveva rapporti con persone insospettabili e non con soggetti che avevano problemi con la giustizia”.
Uno dei punti contestati è che le sue dichiarazioni non avrebbero consentito di individuare nuovi reati o nuovi responsabili. Allora che valore hanno avuto concretamente le rivelazioni di Angela Porcello?
“Abbiamo processualmente dimostrato che non è così. L’arresto del maresciallo di Licata e il meccanismo delle mediazioni agricole, le cosiddette ‘sansalie’, per citare due esempi, sono stati svelati dalla mia assistita. La sua testimonianza è stata poi trasfusa nella sentenza di condanna dello stralcio celebrato davanti al tribunale di Agrigento”.
Lei ha combattuto perché alla Porcello venissero riconosciuti lo status e gli effetti premiali previsti per chi collabora con la giustizia. Dopo la sentenza definitiva possiamo dire che quella battaglia è fallita?
“La battaglia è miseramente fallita. In tre gradi di giudizio non le hanno riconosciuto neppure le attenuanti generiche. Un vero peccato”.
C’è un paradosso difficile da ignorare: Porcello rompe con il proprio passato, accusa anche Giancarlo Buggea, racconta dall’interno quel mondo e alla fine torna in carcere senza ottenere il riconoscimento sul quale puntava. Che messaggio rischia di arrivare a chi, in futuro, dovesse decidere di collaborare?
“Da questa vicenda arriva un bruttissimo segnale all’esterno. Alcuni ‘ambienti’ potranno utilizzarla per sostenere che collaborare con la giustizia non serve, visti i risultati. E altri ambienti, quelli sani, ci penseranno mille volte prima di recarsi in caserma”.
Lei richiama anche le parole del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia sulla diminuzione delle collaborazioni. Perché?
“Il procuratore capo della Dda di Palermo, De Lucia, in una recente intervista si lamentava del fatto che non ci sono più collaborazioni. Si faccia una domanda e si dia una risposta, se poi gli esiti sono questi. E mi lasci dire: a memoria, lo status di collaboratore è stato riconosciuto a gente che ha imbrogliato, depistato e giocato con le istituzioni. E qua mi fermo”.
Angela Porcello ha sempre sostenuto di non essere una “donna di mafia” e di essere stata trascinata e manipolata da Buggea. Dopo una condanna definitiva per partecipazione mafiosa, quella ricostruzione può ancora reggere oppure la sentenza la smentisce definitivamente sul piano giudiziario?
“Angela Porcello non è una donna di mafia, su questo non ho mai avuto alcun dubbio. Nella sua vita ha avuto due anni di oscurantismo sentimentale che l’hanno portata nel baratro. Ma non deve meravigliare: può accadere a chiunque, anche a uomini delle istituzioni nel senso più trasversale del termine”.
Lei ha avuto modo di sentirla dopo il verdetto? Senza entrare negli aspetti personali che Porcello non vuole rendere pubblici, con quale consapevolezza affronta il ritorno in carcere dopo circa un anno e mezzo trascorso ai domiciliari?
“Angela Porcello è una donna forte, con una dignità infinita. L’ho vista perché sono andato nella caserma di Naro nel momento drammatico dell’arresto. L’ho lasciata serena, anche perché la nostra battaglia non finisce qui”.
Che cosa significa? Ci sono ancora strumenti per intervenire sul percorso detentivo?
“Il reato è ostativo e questo significa che chi è condannato per questi reati un piede in carcere dovrà obbligatoriamente metterlo. Ma esistono strumenti giuridici, anche grazie ad alcuni interventi della Corte costituzionale, che a nostro avviso stanno umanizzando leggi disumane e ingiuste e che potranno guidarci nel percorso successivo alla condanna”.
La sentenza della Cassazione chiude il processo, ma chiude anche ogni possibilità di valorizzare in futuro la collaborazione di Angela Porcello?
“Il futuro non sono in grado di prevederlo. Posso però dire che Angela Porcello ha lasciato un bagaglio di verità che altrimenti non sarebbe stato svelato. Purtroppo ha pagato un prezzo fin troppo alto”.
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