A Mandriole il nuovo impianto di biometano di Agrisfera: 10 milioni di investimento per produrre energia dall’agricoltura


Dai terreni e dagli allevamenti di Mandriole fino alle industrie ceramiche del distretto emiliano. È questo il percorso che prende forma con il nuovo impianto di biometano di Agrisfera, inaugurato questa mattina alla Fattoria Guiccioli al termine di un investimento da poco più di 10 milioni di euro, sostenuto anche da 2,3 milioni di euro di fondi PNRR attraverso il GSE. Un progetto che porta a un nuovo livello l’esperienza avviata dalla cooperativa nel campo delle energie rinnovabili e che lega in un’unica filiera agricoltura, produzione energetica e industria.

L’impianto nasce infatti dalla conversione del precedente impianto a biogas e avrà una capacità di 400 metri cubi all’ora, con una produzione prevista di circa 3,5 milioni di metri cubi di biometano all’anno. Il gas, dopo il processo di digestione anaerobica e upgrading, viene immesso nella rete Snam e l’intera produzione è acquistata da Marazzi Group di Sassuolo, azienda del settore ceramico.

Il risultato atteso è una riduzione di quasi 9.000 tonnellate di CO₂ all’anno, grazie alla sostituzione di gas di origine fossile con il biometano. Nel frattempo, il digestato prodotto dall’impianto viene riutilizzato sui terreni di Agrisfera, completando il ciclo all’interno dell’azienda.

Per Agrisfera si tratta di un investimento che guarda quindi non soltanto alla produzione di energia, ma anche alla sostenibilità economica dell’attività agricola. L’impianto utilizza circa 50 mila tonnellate di biomasse ogni anno, per metà di origine animale e per metà di origine vegetale dedicata.

L’intervento, ha spiegato Giovanni Giambi, direttore generale di Agrisfera, è un vero e proprio revamping dell’impianto esistente: la produzione passa dall’energia elettrica al biometano, raddoppiando la potenza in termini di kilowatt termici e aprendo nuove prospettive di sviluppo per la cooperativa.

Ma c’è anche un elemento che va oltre i confini del territorio ravennate. “Per la prima volta una cooperativa agricola si unisce alla produzione di un bene che serve alla nostra industria”, ha sottolineato, riferendosi alla collaborazione con il settore ceramico emiliano. L’obiettivo è contribuire alla decarbonizzazione dei processi industriali, creando contemporaneamente una maggiore solidità economica per l’attività agricola.

È proprio questo collegamento tra agricoltura e industria uno degli aspetti più interessanti del progetto. Una parte dell’energia prodotta a Mandriole entra infatti direttamente in una filiera industriale particolarmente energivora, creando una relazione tra due territori e due settori produttivi.

All’inaugurazione è intervenuto anche Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna, che ha individuato nella parola “tempo” il filo conduttore della giornata: il tempo trascorso dal 2009, quando Agrisfera ha iniziato a investire nelle energie rinnovabili, quello necessario per arrivare alla realizzazione del nuovo impianto e quello trascorso dall’alluvione, che secondo Lucchi ha imposto una riflessione profonda sulla fragilità del territorio e sulla necessità di cambiare.

Lucchi ha collegato l’esperienza di Agrisfera al più ampio dibattito sulla politica energetica italiana, sottolineando la necessità di un mix di fonti e di tempi realistici per modificare il sistema di produzione dell’energia. “Bisogna che produciamo prima di tutto da fonti rinnovabili, bisogna che produciamo da fotovoltaico e agrivoltaico, bisogna che produciamo utilizzando l’eolico, bisogna, per come la penso io e per come la pensa il gruppo dirigente di Legacoop Romagna, che utilizziamo anche il nucleare nelle sue nuove forme”, ha affermato.

Un altro tema affrontato da Lucchi è stato quello della burocrazia. Secondo il presidente di Legacoop Romagna, per accelerare la transizione energetica sarebbe necessario prevedere procedure più rapide per i progetti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili. “La burocrazia ci ha rallentato, ci ha fatto patire, come si dice in Romagna, molto nel corso di questi anni”, ha detto Lucchi, precisando però che il problema, a suo giudizio, non è una “burocrazia nemica”, ma un sistema di norme che dovrebbe essere ripensato alla luce delle nuove esigenze energetiche.

Il percorso di Agrisfera verso le rinnovabili è iniziato nel 2009, quando la cooperativa ha deciso di dedicare una parte delle proprie attività alla produzione energetica. I lavori per la conversione dell’impianto sono iniziati il 4 luglio 2025, mentre la prima immissione di biometano nella rete Snam è avvenuta il 29 luglio 2026.

Per il presidente di Agrisfera Rudy Maiani, l’inaugurazione rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato quasi vent’anni fa, quando le rinnovabili erano ancora un settore pionieristico. “Quello che si festeggia oggi è un percorso partito nel 2009”, ha dichiarato, ringraziando i soci, i collaboratori e le aziende che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

All’inaugurazione sono intervenuti anche Simone Gamberini, presidente di Legacoop Nazionale, e il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e Lorenzo Cottignoli, presidente della Federazione delle Cooperative della provincia di Ravenna. Gamberini ha definito l’impianto il risultato di una strategia costruita nell’arco di dieci anni, mentre Barattoni ha sottolineato come l’investimento di Agrisfera metta insieme produzione agricola, energia, innovazione e sostenibilità.

Durante la mattinata, soci e lavoratori di Agrisfera hanno inoltre premiato con una targa Rudy Maiani, presidente Agrisfera, per l’impegno dimostrato nel portare a termine il progetto.

Intervista a Giovanni Giambi, direttore generale di Agrisfera

 Il nuovo impianto nasce dalla trasformazione del precedente impianto a biogas. Perché avete scelto di compiere questo passo?

«Più che un cambiamento, lo definirei una strategia che si rinnova. Abbiamo scelto di fare un revamping dell’impianto esistente, passando dalla produzione di energia elettrica alla produzione di biometano. È una scelta che ci permette di sviluppare ulteriormente l’attività: la potenza dell’impianto, in termini di kilowatt termici, è raddoppiata».

Qual è il valore dell’operazione per Agrisfera?

«C’è innanzitutto un valore economico, perché il nuovo impianto apre un’ulteriore opportunità di sviluppo per la cooperativa. Ma c’è soprattutto un valore legato alla sostenibilità. Abbiamo costruito una collaborazione tra Romagna ed Emilia che mette in relazione direttamente il mondo agricolo con quello industriale».

Il biometano prodotto a Mandriole sarà infatti utilizzato dall’industria ceramica.

«Esatto. È uno degli aspetti più importanti del progetto. Per la prima volta una cooperativa agricola si collega direttamente alla produzione di un bene destinato a un comparto industriale, in questo caso quello delle ceramiche e delle piastrelle. Agrisfera produce una materia prima energetica che contribuisce alla decarbonizzazione di un’industria particolarmente energivora.

Per noi significa rafforzare la solidità economica della cooperativa, ma anche dimostrare che l’agricoltura può avere un ruolo concreto nella transizione energetica».

È un modello che può essere replicato da altre aziende agricole?

«È proprio quello che ci auguriamo. Agrisfera ha sempre cercato di essere un’azienda che sperimenta e anticipa le innovazioni, mettendo a disposizione anche le esperienze maturate. Abbiamo le dimensioni e la solidità necessarie per affrontare anche progetti complessi e, se necessario, per assumerci il rischio di essere tra i primi».

Quindi l’obiettivo è che altri seguano questa strada?

«Sì. Le nostre esperienze possono essere un punto di riferimento per altri imprenditori agricoli. Ci sono già molte realtà attente a questi processi e credo che, se queste innovazioni verranno adottate su una scala più ampia, potranno dare maggiore consistenza alla produzione di energia da fonte agricola. Del resto, all’interno di Promosagri, il gruppo di cooperative a cui apparteniamo, ci sono già diverse realtà che stanno lavorando su progetti di innovazione energetica. Questo dimostra che non si tratta di un’esperienza isolata, ma di una direzione verso cui il mondo agricolo si sta muovendo».


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