I campioni d’Italia ripartono, e ripartono da un cantiere. L’Olimpia si raduna al Forum per dare il via alla stagione 2026-27, la prima intera di Peppe Poeta da capoallenatore e lo fa dopo aver vinto tutto e aver smontato mezza squadra. Sulla carta il roster è completo. Nei fatti, come ha scritto qualcuno, il roster è pronto ma la squadra deve ancora nascere.

Volti nuovi e un’identità da costruire

Facciamo il conto di chi non c’è più. Shavon Shields, il capitano, sei anni e dieci trofei, è volato al Fenerbahce da Melli. Josh Nebo, il centro dominante, al Barcellona. Nico Mannion, il playmaker italiano, a Roma da Doncic. Zach LeDay ha salutato la compagnia. E poi Armoni Brooks, l’MVP del campionato, che è un capitolo a parte. Milano non è riuscita a trattenerlo, lui ha firmato un biennale con l’Asvel di Tony Parker, ma il club francese ha qualche “problemino” ed eccolo girato in prestito al Valencia senza che avesse mai messo piede in campo a Villeurbanne. Un giro assurdo che racconta il mercato di oggi: per un solo anno di Brooks, il Valencia sborsa circa due milioni e mezzo tra ingaggio e buyout. Milano quel prezzo non l’ha voluto pagare. In un colpo solo ha perso capitano, centro, regista e MVP: non è un ritocco, è una ricostruzione.

Poeta con Baiesi hanno costruito il gruppo nuovo attorno a Darius Thompson e RJ Cole in regia, Devon Hall di ritorno dopo il triennio d’oro e l’Eurolega vinta col Fenerbahce, Alec Peters dall’Olympiacos, Moses Wright sotto canestro, Garrison Mathews come tiratore dall’NBA, più Burnell e Akele per la profondità, con Guduric confermato dal gruppo dello scudetto. Sulla carta è tanta roba. Ma è esattamente il punto: è quasi tutta roba nuova. Una squadra che ha vinto il triplete costruisce la sua forza sugli automatismi, sul sapere dove sarà il compagno prima che ci arrivi. Quegli automatismi ora vanno rifatti da zero, e Poeta ha poco più di un mese per farlo. Il mercato gli ha consegnato gli strumenti; la squadra, quella vera, deve ancora nascere in palestra. Vincere di nuovo partendo da un gruppo tutto nuovo è più difficile che vincere la prima volta, e chi dice il contrario non dice la verità.

Il raduno in emergenza

C’è un paradosso che pochi stanno raccontando: la squadra che più di tutte ha bisogno di lavorare insieme è anche quella che al raduno avrà mezza rosa altrove. Lo dice il club stesso “sarà assente metà squadra” e la colpa è del calendario internazionale. Ricci, Akele, Thompson e Tonut sono con l’Italbasket per le qualificazioni mondiali; Guduric con la Serbia, Bolmaro con l’Argentina, e persino Moses Wright, il nuovo centro titolare, è stato convocato (a sorpresa?) dalla Macedonia. In panchina manca pure Marco Ramondino, il nuovo assistente di Poeta, perché fa parte dello staff di Banchi in Nazionale. Il primo allenamento di squadra è mercoledì 19 agosto, ma Poeta comincerà con un gruppo ridottissimo, integrato da aggregati.

C’è persino un cortocircuito da romanzo: il 31 agosto a Pesaro, in Italia-Serbia, i giocatori dell’Olimpia si ritroveranno avversari, azzurri da una parte e Guduric dall’altra, mentre Ramondino siede sulla panchina italiana. Tradotto: la squadra che ha più bisogno di tempo per conoscersi è quella che ne avrà di meno. È il prezzo di avere tanti nazionali di livello, e in fondo è la conferma di quanto è forte questo gruppo sulla carta. Ma spiega perché le prime uscite andranno lette con indulgenza. La preseason è già fitta: il 29 agosto scrimmage con Varese al Forum a ranghi ridottissimi, il 1° settembre test con la neopromossa Verona di Andrea Loro, poi il Torneo di Creta del 4-6 settembre (terza partecipazione consecutiva) poi lo scrimmage a porte chiuse con Strasburgo del 9 e l’ultimo esame il 12 a Biella contro il PAOK di Trinchieri, una delle favorite della prossima EuroCup. Sei uscite in tutto per arrivare pronti a Tortona.

Il caso Brown, l’ultimo nodo

E poi c’è la grana. Lorenzo Brown, il play americano naturalizzato spagnolo arrivato l’anno scorso con tanto di All-EuroLeague nel curriculum, è formalmente ancora un giocatore dell’Olimpia — con un contratto pesante, oltre il milione di euro, valido per tutta la stagione. Il problema è che non gioca una partita ufficiale dal 22 gennaio ed è completamente fuori dal progetto di Poeta, che in regia ha già Thompson, Cole e Flaccadori. Le parti trattano da settimane la risoluzione, ma a ridosso del raduno la fumata bianca non è ancora arrivata.

Lo scenario formale è quasi comico nella sua rigidità: se non si trova l’accordo, Brown è tenuto a presentarsi al raduno e ad allenarsi come tutti gli altri, da separato in casa. Un giocatore che il club paga profumatamente e che non vuole in campo, costretto eventualmente a condividere la palestra con chi ne ha preso il posto. Lui, dagli Stati Uniti, ha fatto sapere di sentirsi ancora un giocatore e di voler giocare altri due o tre anni; si allena per conto suo ad Atlanta. La società vuole solo chiudere, alleggerire il bilancio e voltare pagina. È l’ultima questione aperta di un’estate in cui l’Olimpia ha fatto quasi tutto bene, e come sempre le ultime questioni sono le più scomode da sciogliere.

Il resto lo dirà il campo. I bookmaker e mezza stampa la danno comunque come la grande favorita del campionato, con la Virtus eterna rivale. A Tortona, il 19 settembre, l’Olimpia difenderà la Supercoppa vinta nel 2024 a Bologna e nel 2025 a Milano: sei successi negli ultimi anni e un three-peat già realizzato tra il 2016 e il 2018, che proverà a ripetere. Per Poeta è la stagione della conferma: difendere l’egemonia in Italia e cambiare passo in Eurolega, dove l’ultima annata ha lasciato più domande che risposte.

Un’ultima cosa, che c’entra col presente più di quanto sembri. Peppe Poeta è il ventiquattresimo capoallenatore nella storia dell’Olimpia. È proprio sabato 15 agosto, a Springfield, è entrato nella Hall of Fame: Mike D’Antoni, uno dei più grandi innovatori che il basket ricordi, l’uomo del “seven seconds or less” che ha cambiato il modo di giocare in NBA. Ma prima di tutto questo, D’Antoni era “Arsenio Lupin”: tredici stagioni all’Olimpia da giocatore, il numero che ancora oggi pende dal soffitto, l’era d’oro biancorossa degli anni Ottanta. Mentre l’Olimpia di Poeta si raduna per costruire il suo futuro, uno dei simboli più grandi del suo passato viene consacrato tra gli immortali. È un buon promemoria di cosa significhi questa maglia, e di quanto in alto sia l’asticella. Ora tocca ai nuovi.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di

kèo nhà cái