Il Santo Padre ha partecipato all’evento “GO! Franciscan Youth Meeting 2026”, che rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. Ad accoglierlo all’arrivo c’era il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano
Le caldissime temperature di agosto non hanno fermato i tanti giovani e fedeli che questa mattina hanno raggiunto Assisi per partecipare all’evento all’evento con Papa Leone “GO! Franciscan Youth Meeting 2026”. Al suo arrivo il Pontefice ha trovato un bagno di folla e ha salutato i presenti radunati davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli: “Sono veramente contento di essere qui con voi” ha detto. Ad accoglierlo all’arrivo c’era anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che dopo l’incontro partecipa alla Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Pontefice, che conclude i lavori del Meeting nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. L’iniziativa di oggi rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, Patrono d’Italia.
Cristiani, operatori di pace
E l’esordio del Pontefice, nel suo discorso, è stato dritto anche sul senso stesso della fede e della religione: “Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità. Essere testimoni di Cristo rimane quindi affascinante e impegnativo, perché allarga la mente e il cuore oltre confini artificiali, cioè al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio. Sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civiltà dell’amore non è subito compreso e accettato. Da San Francesco, però, imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, sempre alla sequela di Gesù e quindi umili, accoglienti verso tutti. Non è facile, ma dà molta gioia”. Così Papa Leone XIV durante il dialogo con i giovani nella sua visita ad Assisi per il ‘GO! Franciscan Youth Meeting’.
Serve scelta definitiva come atto rivoluzionario
Nel corso del suo intervento ai giovani intervenuti all’incontro di Assisi, il Santo Padre ha lanciato messaggi chiari, di monito e di speranza: “Siamo portati oggi a parlare negativamente del provvisorio. Una volta era invece la Chiesa a educare con insistenza al senso del provvisorio: passa questo mondo, il tempo corre, le cose terrene sono mutevoli. Dio solo rimane, perché è eterno. Dobbiamo allora chiederci che cosa sia cambiato, per non essere fra quelli che rimpiangono il passato e così non affrontano il presente e non si assumono responsabilità per il futuro. Sta scomparendo, quasi ovunque nel mondo, la stabilità delle società tradizionali, quella per cui intere generazioni potevano vedere soltanto minimi cambiamenti nel corso di una vita. Al loro interno tutto era molto regolato e predeterminato. Allora la testimonianza della Chiesa invitava a non adagiarsi in un destino già scritto, a discernere il valore di ogni singolo gesto in rapporto all’eternità”.
Papa Leone XIV ha poi sottolineato che “Oggi, invece, con una lettura a volte confusa della libertà, ci illudiamo che la vita non si risolva mai una volta per tutte, perché il contesto che abitiamo muta rapidamente e cambiamo parecchio anche noi. Con ciò, però, aumentano anche la paura e la possibilità di perdersi. In questo contesto, il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario. Decidere per sempre non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo più grande”.
Amare è un esodo
Per il Santo Padre “Amare è un esodo, una strada da scoprire, un cammino che Dio percorre con noi, e questo è il vero senso di ogni vocazione. La Bibbia ci ispira a vivere così: – continua il Papa – come chi è chiamato ad alzarsi, a percorrere la propria storia ricevendo come un dono direzione e senso dal Signore, per amare secondo i suoi disegni (cfr 1Cor 13 e 1Gv 4). La fede, la fiducia, l’affidabilità rivelano qui il loro indissolubile intreccio. In questo modo, nella fede smascheriamo l’illusione che i problemi si risolvano scappando, o tradendo, o provando a fare pochi passi su strade sempre diverse, senza mai andare lontano. Si possono infatti moltiplicare esperienze, contatti, consumi, restando però sempre allo stesso punto. Il costo umano è alto e il vuoto interiore è profondo. Non di rado si arriva a usare le persone e a esserne usati. Il ‘per sempre’, allora, è una grazia alla quale Dio stesso ci aiuta a rispondere con la nostra fedeltà, per una pienezza di vita”.
Una chiamata che Dio ha scritto nel nostro cuore
Il Pontefice ha poi esortato i ragazzi: “Fin dall’adolescenza è importante perciò imparare a conoscersi, decidersi e giocarsi – cioè a rispondere al Signore che chiama – senza smettere di farlo nell’età adulta, all’interno delle decisioni già avvenute e davanti a quelle ancora da prendere. È un’avventura in cui nessuno deve sentirsi solo e che, come la fede, durerà fino all’ultimo istante. Nella mia esperienza posso dire che il Signore non mi ha mai lasciato solo: mi ha sempre accompagnato, donandomi anche delle persone con le quali camminare. Così, nella vocazione ad essere sacerdote, membro della comunità agostiniana, missionario, ho trovato come una luce che mi ha guidato fino ad oggi, fino a quando ho dovuto dire “sì” a una chiamata tutta speciale: quella ad essere Papa. Nell’adesione al progetto unico che Dio manifesta per ciascuno di noi, la chiamata fondamentale, scritta in ogni cuore, è una chiamata alla comunione e non si ascolta una volta sola, ma ogni giorno. Il peccato inquina la chiarezza su questo punto, introducendo nei legamifondamentali diffidenza, competizione e sospetto. Grazie a Dio, invece, ogni vocazione è anche un cammino di redenzione e guarigione. L’invito di Gesù, che ci chiama a seguirlo, illumina la nostra dignità e ci fa onorare quella altrui, provando fiducia e dando fiducia: questa dinamica è così liberante, che merita tutta la nostra passione”, ha concluso Papa Leone XIV.
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Eva De Alessandri
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