Pensione farmacisti, contribuzione maggiorata Enpaf o fondi complementari: gli elementi da valutare nella scelta


pensioni

06 Ottobre 2026

Un’analisi del Centro studi Federfarma di Napoli, su 21 annualità di contribuzione confronta la pensione aggiuntiva Enpaf con una rendita ricostruita del comparto di un fondo pensione aperto che ha registrato il rendimento più elevato. Gli importi iniziali lordi risultano vicini, mentre tutela dei superstiti, fiscalità e disponibilità del capitale distinguono i due strumenti.

di Redazione Farmacista33


La quota aggiuntiva di pensione che i farmacisti possono ottenere con la contribuzione maggiorata all’Enpaf può raggiungere un importo molto simile a quello di una rendita vitalizia costruita ipotizzando di destinare gli stessi versamenti a un fondo pensione azionario dai rendimenti storici particolarmente favorevoli. Il dato emerge da un’analisi del Centro studi Federfarma Napoli, che confronta un caso-studio, una posizione previdenziale reale della durata di 21 anni, con uno scenario alternativo ricostruito retrospettivamente. 

“Il dato che emerge è interessante, e controintuitivo – commenta a Farmacista33 Francesco Palagiano, responsabile del Centro studi – nel caso esaminato, la rendita iniziale prodotta dalla quota di maggiorazione Enpaf, in particolare si trattava di una contribuzione tripla, risulta sostanzialmente comparabile a quella ricostruita con il benchmark finanziario considerato, pur trattandosi di strumenti molto diversi per struttura, fiscalità e tutela dei superstiti”.

“Il risultato – si legge nelle conclusioni – non consente di stabilire una superiorità generale tra i due strumenti”, che differiscono per fiscalità, disponibilità patrimoniale, rischio finanziario, rivalutazione e tutela dei superstiti.

Contribuzione maggiorata Enpaf: come è stato costruito il confronto

Lo studio prende in esame il caso di 21 annualità di contribuzione maggiorata Enpaf, dal 2004 al 2024, per complessivi 177.758 euro di versamenti aggiuntivi rispetto alla contribuzione ordinaria. Secondo la documentazione Enpaf richiamata nel lavoro, queste somme hanno generato una quota aggiuntiva di pensione annua lorda di 15.558,53 euro. Il regolamento dell’Ente consente agli iscritti aventi diritto di contribuire in misura doppia o tripla rispetto al contributo previdenziale intero, ottenendo una maggiorazione della pensione, in questo caso la posizione esaminata riguarda una contribuzione tripla.

Per i versamenti effettuati dal 2004, l’articolo 23 prevede inoltre un incremento dei correlativi importi pensionistici del 10% per la contribuzione doppia e del 15% per quella tripla. Secondo i dati riportati nello studio, al 31 dicembre 2025 versavano la contribuzione doppia 207 iscritti e quella tripla 237, su 101.640 iscritti complessivi. Il confronto riguarda esclusivamente la contribuzione aggiuntiva individuale. È escluso il contributo oggettivo dello 0,90% applicato alle farmacie convenzionate, che ha funzione solidaristica e non viene accreditato su una posizione previdenziale individuale.

Per costruire lo scenario alternativo, sono stati applicati agli stessi flussi di versamento i rendimenti netti annuali pubblicati di un comparto azionario di un fondo pensione aperto. Il comparto è stato scelto a posteriori perché, nel prospetto della Commissione di vigilanza sui fondi pensione considerato, presentava il rendimento medio annuo composto ventennale più elevato tra i comparti azionari con questo dato disponibile: 5,59%, contro una media di categoria del 3,80%.

La scelta rende il confronto particolarmente favorevole alla previdenza complementare, ma introduce un limite dichiarato: la performance futura non era conoscibile all’inizio del periodo. Il documento descrive pertanto l’analisi come «uno stress test storico favorevole alla previdenza complementare e non come la simulazione di una scelta che un aderente avrebbe potuto individuare con certezza all’inizio del periodo».

Rendite iniziali simili: i risultati e le modalità di erogazione

La ricostruzione porta a un capitale accumulato di 392.691,39 euro al 31 dicembre 2025, aggiornato a 415.478,83 euro al 15 luglio 2026. Convertito in una rendita vitalizia semplice, all’età considerata di circa 61 anni e con erogazione annuale, questo capitale produce una prestazione iniziale stimata di 15.276,47 euro lordi annui.
Rispetto ai 15.558,53 euro di pensione aggiuntiva Enpaf, la differenza è di 282,06 euro annui, circa l’1,85% della rendita del fondo. La periodicità dell’erogazione modifica però il risultato: con rate mensili, la rendita annua stimata del fondo scende a circa 14.787,97 euro e il divario rispetto alla quota Enpaf sale a circa 770,56 euro.

Lo studio invita a interpretare con cautela lo scarto del confronto principale: “Considerata la sensibilità del risultato alle assunzioni temporali e alla periodicità della rendita, il segno di una differenza di questa entità non deve essere sovra interpretato come prova di una superiorità economica generale”.

Tutela dei superstiti e disponibilità del capitale

La rendita vitalizia semplice del fondo termina con il decesso dell’aderente, mentre la pensione Enpaf è inserita in una disciplina di prestazioni ai superstiti. Tra le aliquote richiamate nel documento figurano il 60% della pensione al coniuge, l’80% al coniuge con un figlio e il 100% al coniuge con due o più figli, secondo le condizioni previste dal regolamento.
La contribuzione maggiorata non determina una reversibilità separata: “aumentando la pensione del dante causa, aumenta anche la base sulla quale viene determinata l’eventuale prestazione ai superstiti”, precisa lo studio.

Per avvicinare le caratteristiche delle prestazioni sotto questo profilo, il lavoro esplora anche una rendita del fondo reversibile al 60% a favore di un coniuge coetaneo. L’importo iniziale stimato è nell’ordine di 13.900 euro annui, con uno scarto rispetto a Enpaf di circa 1.660 euro. Il risultato deriva però da una ricostruzione attuariale indipendente e non costituisce un preventivo ufficiale della compagnia considerata quindi va considerato esplorativo.

Strumenti a confronto, pro e contro

“La sostanziale prossimità tra la quota pensionistica aggiuntiva Enpaf e la rendita vitalizia semplice ricostruita retrospettivamente mediante un benchmark azionario storicamente molto performante” è il principale risultato dello studio. – Il confronto deve pertanto essere interpretato come uno stress test storico favorevole alla previdenza complementare e non come la simulazione di una scelta che un aderente avrebbe potuto individuare con certezza all’inizio del periodo”.

“Il nostro Ente di Previdenza – commenta Palagiano – regge egregiamente il confronto con uno dei migliori fondi pensione privati, in quanto a rendita previdenziale e lo surclassa, se si tiene conto della possibilità di generare una rendita per i superstiti. Il fondo regge il confronto solo se si considera la possibilità di riscattare, in tutto o in parte, il capitale in accumulazione durante il periodo di accumulazione, cosa che per la contribuzione Enpaf non è possibile”.

“La quasi equivalenza degli assegni iniziali non implica equivalenza economica complessiva”, precisa lo studio. “Durante l’accumulo, il fondo pensione mantiene un patrimonio individuale, mentre la contribuzione Enpaf produce un diritto pensionistico. Le due soluzioni differiscono inoltre per trattamento fiscale, rischio finanziario, possibilità di anticipazione e trasferimento, meccanismi di rivalutazione, disponibilità del capitale e tutela dei superstiti”. Anche la fiscalità può modificare la convenienza netta: somme nominalmente uguali non corrispondono necessariamente allo stesso costo effettivo per il contribuente. “Un confronto economico completo richiederebbe la ricostruzione anno per anno delle deduzioni effettivamente fruite e della tassazione delle prestazioni, oltre a una valutazione attuariale dei flussi futuri”, conclude il documento su questo aspetto.



ph.cr.magnific

TAG: PENSIONAMENTO, ENPAF, FONDI INTEGRATIVI


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