Nelle ultime settimane, si sta molto discutendo della proposta di istituire un fondo previdenziale alla nascita lanciata dal Presidente dell’INPS Gabriele Fava. In sostanza, si tratterebbe di aprire una posizione pensionistica integrativa per ogni neonato, ispirata al modello tedesco della Frühstart-Rente (“pensione a partenza precoce”).
L’obiettivo è garantire ai più piccoli un “tesoretto” che cresca insieme a loro nel tempo, oltre a incoraggiare la natalità in un Paese che affronta una complessa sfida demografica.
In questo articolo analizzeremo:
- come funzionerebbe la proposta del fondo pensionistico alla nascita;
- perché conviene iniziare presto a pianificare il futuro previdenziale dei figli;
- come le famiglie possono attivarsi già oggi attraverso i fondi pensione negoziali, come Telemaco.
Cos’è il fondo previdenziale alla nascita e come funzionerebbe?
L’ipotesi, lanciata dal Presidente dell’INPS e accolta favorevolmente dal Governo in vista della prossima Legge di Bilancio, prevede l’apertura di una posizione previdenziale per ogni neonato, alimentata da un contributo iniziale dello Stato e dalle quote volontarie versate da genitori, nonni e familiari fino alla maggiore età. Raggiunti i 18 anni, lo stesso beneficiario potrà proseguire la contribuzione una volta entrato nel mondo del lavoro.
Perché iniziare dalla nascita anziché attendere l’inizio dell’attività lavorativa?
La risposta risiede nella forza dell’interesse composto, il meccanismo finanziario secondo cui i rendimenti generati ogni anno si sommano al capitale investito inizialmente, producendo a loro volta nuovi rendimenti negli anni successivi e generando una crescita esponenziale. Su un orizzonte temporale di quasi sessant’anni, grazie all’interesse composto anche versamenti di modesta entità possono trasformarsi in un montante di assoluto rilievo.
A questo proposito, Mario Pepe, Presidente della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha citato il modello di riferimento internazionale:
Il Governo tedesco ha appena introdotto uno schema di risparmio previdenziale (a partire dai 6 anni di età, ndr) con un contributo simbolico dello Stato di appena 10 euro al mese fino ai 18 anni d’età e ha calcolato che se i genitori aggiungono altri 20 euro al mese, sempre fino a 18 anni, il beneficiario, a 65 anni, si ritroverebbe, grazie al rendimento composto del montante investito, con 160mila euro, e questo senza tener conto che, quando la persona comincia a lavorare, potrebbe continuare a contribuire.
Si tratta di una stima teorica basata su rendimenti costanti e che non calcola l’impatto dell’inflazione, ma che illustra chiaramente l’efficacia del fattore tempo nel risparmio di lungo termine.
Al di là degli aspetti numerici, la misura riveste un importante valore educativo: abituare le famiglie prima, e i giovani poi, alla cultura del risparmio previdenziale rappresenta una forma di educazione finanziaria applicata alla vita quotidiana.
Il nodo della gestione: INPS o fondi negoziali?
Resta aperto il tema dell’architettura gestionale. Mentre l’orientamento di Governo ipotizza un ruolo centrale per l’INPS con la vigilanza della COVIP, altri soggetti propongono un’impostazione differente, che veda un coinvolgimento attivo dei fondi pensione negoziali, in virtù della natura paritetica e senza scopo di lucro di tali Enti.
Perché iniziare a pensare alla previdenza dei figli fin da piccoli?
Il sistema pensionistico pubblico si basa oggi sul metodo contributivo: l’importo della futura pensione dipende direttamente dai contributi versati lungo l’intero arco della vita lavorativa.
Tuttavia, soprattutto le nuove generazioni si troveranno ad affrontare due grandi criticità:
- carriere lavorative sempre più discontinue: l’alternanza tra contratti a termine, periodi di inoccupazione e lavorativamente autonomi (partite IVA) renderanno i versamenti contributivi ancora più frammentati e irregolari;
- calo demografico: la diminuzione delle nascite ridurrà nei prossimi decenni il numero di lavoratori attivi rispetto ai pensionati, mettendo a dura prova la tenuta del sistema pubblico.
In questo scenario, attivare una posizione previdenziale complementare fin dai primi anni di vita non è un lusso, ma una scelta necessaria e non prorogabile. Non si tratta di sostituire la pensione pubblica, bensì di affiancarle una “pensione di scorta”: un capitale accumulato nel tempo attraverso versamenti piccoli, costanti e sostenibili, che possa crescere grazie al meccanismo moltiplicatore dell’interesse composto.
In questo modo, una volta diventato adulto, il figlio non dovrà colmare da solo, magari in tempi ristretti e con importi elevati, un divario previdenziale che si sarebbe potuto compensare gradualmente fin dall’infanzia. In sostanza, è il regalo più concreto per alleggerire il carico economico che altrimenti graverebbe interamente sulle sue spalle quando sarà, a sua volta, lavoratore e genitore.
Cosa si può fare fin da subito: il ruolo dei fondi pensione negoziali
L’istituzione del fondo previdenziale alla nascita è, per il momento, una proposta: non vi è certezza che venga approvata, né sono ancora noti i tempi e le modalità operative.
Le famiglie che desiderano muoversi già oggi, tuttavia, non devono necessariamente attendere. Chi lo desidera, infatti, può attivare uno strumento del tutto analogo attraverso i fondi pensione negoziali.
Questi Enti sono forme di previdenza complementare riservate ai lavoratori di specifici settori occupazionali, nati dagli accordi tra Sindacati e Associazioni datoriali. Rispetto ad altre soluzioni, offrono due importanti vantaggi:
- natura associativa senza scopo di lucro: si tratta di soggetti privi di scopo di lucro, il cui unico obiettivo è sostenere l’aderente nella costruzione del proprio futuro previdenziale;
- costi di gestione contenuti: essendo Enti senza scopo di lucro, riducono al minimo le spese di gestione. In un orizzonte di 30 o 40 anni, anche una differenza minima nei costi può avere effetti dirompenti, lasciando una quota maggiore di risorse a disposizione dell’aderente e incidendo così sul montante finale.
Per approfondire, invitiamo a leggere l’articolo A cosa serve l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) dei fondi pensione.
L’opportunità per i figli con il Fondo Telemaco
Tra queste realtà rientra anche Fondo Telemaco, il fondo pensione negoziale dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori delle aziende delle Telecomunicazioni.
Gli aderenti a Telemaco possono aprire una posizione previdenziale a favore dei familiari fiscalmente a carico, inclusi i figli appena nati o minorenni. Un lavoratore già iscritto al Fondo può quindi iniziare subito a versare contributi a nome del proprio figlio.
I vantaggi di questa scelta sono molteplici:
- si costruisce un “tesoretto” che sfrutta il fattore tempo fin dalla prima infanzia;
- i contributi versati a favore del figlio a carico sono oggetto di deduzione fiscale dal reddito imponibile del genitore che li versa, entro il limite di 5.300 euro annui;
- versare contributi fin dalla nascita significa iniziare a maturare anni di iscrizione al Fondo ben prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, accumulando anzianità contributiva utile, ad esempio, a godere della tassazione al 9% sulla pensione integrativa.
Per approfondire questo tema si consiglia la lettura del nostro articolo Modalità di adesione di soggetti fiscalmente a carico al fondo pensione.
Un investimento sul futuro che parte da lontano
Quella del fondo previdenziale alla nascita è attualmente solo una proposta. Tuttavia, il dibattito che ha generato mette in luce una sfida reale: le pensioni delle prossime generazioni saranno più complesse da costruire ed è quindi fondamentale iniziare a pianificarle con largo anticipo.
In attesa di verificare se e come la misura in discussione prenderà forma, chi aderisce a un fondo pensione negoziale come Telemaco può attivarsi fin da subito: iscrivere i propri figli fiscalmente a carico permette di avviare da subito la costruzione del loro futuro, offrendo al tempo stesso ai genitori un vantaggio fiscale concreto e immediato.
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