Dai dem Usa al M5S, la crioconservazione diventa il nuovo “diritto” da finanziare. Il rottamatore propone 100 milioni da mettere nella prossima legge di bilancio, ma la procedura non garantisce un figlio e intorno alla promessa del pieno controllo prospera il mercato

Prima ti spiegano che un figlio è un ostacolo alla carriera. Poi, quando il tempo biologico presenta il conto, ti offrono una clinica, un congelatore e una fattura da migliaia di euro. È la nuova frontiera della liberazione femminile secondo la sinistra: non cambiare il mondo del lavoro, i salari, il costo delle case e la povertà dei servizi affinché una donna possa diventare madre quando lo desidera, ma medicalizzare l’attesa e chiamarla “diritto”.

Il caso Ocasio-Cortez

A inquietare è proprio questa retorica. Non la scelta personale di Alexandria Ocasio-Cortez, che resta sua e non deve essere sottoposta al tribunale di nessuno. La deputata democratica americana, 36 anni, ha annunciato di avere intrapreso il percorso di congelamento degli ovociti per sentirsi «più in controllo» della propria vita e ha mostrato sui social persino le iniezioni ormonali. Legittimo. Molto meno legittimo è trasformare una decisione privata in un manifesto universale, e poi quel manifesto in una nuova voce di spesa pubblica.

È bastato il post della “pasionaria” statunitense perché in Italia partisse la consueta gara a chi arriva prima sulla bandierina importata da oltreoceano. Matteo Renzi ha proposto uno stanziamento di 100 milioni nella prossima legge di bilancio per rendere gratuito il social freezing fino a 38 anni, invocando il modello francese. Il Movimento 5 Stelle si è subito messo in fila: in Piemonte la capogruppo Sarah Disabato ha chiesto di estendere gratuitamente la crioconservazione a tutte le donne e di aprire un tavolo. Quando gli argomenti scarseggiano, nel campo largo si scongela l’agenda degli “amichetti d’Oltreoceano”.

Il controllo che la medicina non può promettere

La parola decisiva, in ogni caso, è proprio “controllo”. È ciò che promettono la pubblicità, la politica e la narrazione dell’emancipazione senza limiti. Ma è anche ciò che la crioconservazione non può garantire. Congelare gli ovociti non significa congelare la fertilità, sospendere il corpo o mettere in cassaforte un bambino futuro. Significa conservare una possibilità, la cui riuscita dipende soprattutto dall’età al momento del prelievo, dal numero e dalla qualità degli ovociti e da una lunga catena di passaggi: scongelamento, fecondazione, sviluppo dell’embrione, impianto e gravidanza.

Non lo sostengono oscurantisti o nemici della medicina. La britannica Human Fertilisation and Embryology Authority avverte che l’egg freezing «non è in alcun modo una garanzia» di avere un bambino. E anche l’età al congelamento resta determinante: in uno degli studi considerati, dieci ovociti congelati prima dei 35 anni erano associati a un tasso cumulativo di nati vivi del 42,8 per cento; sopra i 35 anni la percentuale scendeva al 25,2 per cento. Non una sentenza individuale, ma abbastanza per smontare la pubblicità del tempo a disposizione infinita.

Lo sa perfino la Francia che Renzi vorrebbe “copiare”. Lì il prelievo per ragioni non mediche è consentito dal compimento dei 29 anni fino a prima del 37esimo compleanno, non perché Parigi sia improvvisamente diventata reazionaria, ma perché oltre una certa età l’efficacia diminuisce. L’Agenzia francese di biomedicina scrive nero su bianco che l’autoconservazione «non garantisce in alcun modo la nascita di un bambino». E il celebrato modello francese, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia, ha accumulato oltre 42 mila richieste di prima visita tra il 2021 e il 2024, 11.595 donne effettivamente sottoposte ad almeno un congelamento e un’attesa media nazionale di tredici mesi. Prima di copiare gli slogan, forse converrebbe leggere anche le note a piè di pagina.

Il business travestito da diritto

Poi c’è il denaro, l’ospite fisso di ogni nuovo “diritto” che la sinistra presenta come liberazione individuale. Negli Stati Uniti un ciclo può arrivare a costare 20 mila dollari, come ha ben spiegato Francesco Borgonovo su La Verità. In Italia si parla comunemente di diverse migliaia di euro tra farmaci, stimolazione, prelievo e conservazione annuale; spesso un solo ciclo non basta. Se paga la donna, incassa la clinica. Se paga lo Stato, incassa ugualmente la clinica: cambia soltanto il portafoglio dal quale escono i soldi.

Il Secolo d’Italia ha provato a mettere insieme i pezzi guardando ai fatti. Il primo pezzo è Fertility Europe, organizzazione paneuropea iscritta al Registro per la trasparenza dell’Unione, che promuove un accesso più ampio ai trattamenti contro l’infertilità. Il suo Atlante europeo è stato presentato nel 2024 al Parlamento Ue in un incontro ospitato da un’esponente della Sinistra e una dei Socialisti e democratici; nel 2025 un altro appuntamento ha avuto come padrini politici un eurodeputato S&D e una dei Verdi. La sponda progressista, dunque, esiste ed è pubblica.

Il secondo pezzo è il denaro. Merck, leader mondiale nei trattamenti per la fertilità, ha dichiarato nel 2024 contributi a Fertility Europe per 43.587 euro, 40 mila dei quali come sponsorizzazione. L’azienda aveva già finanziato un rapporto sulle politiche della fertilità in nove Paesi europei e nel 2024 ha sponsorizzato un “toolkit” per i decisori pubblici. Nel 2025 un incontro al Parlamento Ue è stato ospitato dall’eurodeputata S&D Romana Jerković e organizzato dalla stessa Merck, con Fertility Europe ed ESHRE fra i partecipanti.

I documenti non dimostrano che Merck abbia finanziato le proposte italiane sul social freezing o che Fertility Europe le abbia dettate. Non provano tangenti o rapporti illeciti. Mostrano però un ecosistema nel quale l’industria finanzia l’advocacy, l’advocacy entra nelle istituzioni e la politica chiede di estendere la copertura pubblica, ampliando il mercato potenziale.

In Italia la traccia è meno netta, si vede però una convergenza di interessi. MeggyCare, piattaforma commerciale collegata ai percorsi nei centri di procreazione assistita, promuove la proposta della pentastellata Carmen Di Lauro; in Puglia il contributo regionale può rimborsare prestazioni effettuate anche in strutture private accreditate. Nulla di illecito. Ma ogni nuovo diritto finanziato crea nuovi beneficiari economici.

La controprova arriva da un’inchiesta dell’Università di Toronto: in Canada 35 delle 42 cliniche analizzate diffondevano messaggi esagerati o fuorvianti, mentre molte risultavano di proprietà di medici o collegate a fondi di private equity. Tra il 2013 e il 2023 le donne avrebbero speso fino a 120 milioni di dollari per 6.242 prelievi; i bambini nati da ovociti congelati registrati nello stesso periodo erano 70. Il dato non misura da solo i fallimenti, perché molti ovociti non sono stati utilizzati, ma soltanto il 25 per cento degli embrioni trasferiti ha portato a una nascita. Nel Regno Unito, nel 2023, a quasi 7 mila cicli di congelamento ne corrispondevano circa 700 di scongelamento. Si vendono molte più promesse di quante ne arrivino alla prova dei fatti.

Non è un conto deposito

La crioconservazione non è un clic su un’app. Richiede iniezioni ormonali quotidiane, monitoraggi e un prelievo ovocitario. Nella maggior parte dei casi gli effetti dei farmaci sono lievi, ma esistono complicanze; l’autorità britannica segnala, tra quelle rare e gravi, la sindrome da iperstimolazione ovarica. E l’impiego futuro di ovociti più giovani non cancella l’età della donna al momento della gravidanza, con i rischi ostetrici che aumentano con gli anni. Il pericolo principale resta comunque quello più semplice da capire e meno conveniente da pubblicizzare: che il percorso non si concluda con la nascita di un bambino.

La maternità non può aspettare che il mercato dia il permesso

La sinistra osserva una società nella quale una ragazza trova tardi un lavoro stabile, fatica a permettersi una casa, teme di essere penalizzata se resta incinta e incontra servizi insufficienti. Poi, invece di rimuovere quegli ostacoli, le propone di adattare il proprio corpo ai tempi del mercato. L’azienda potrà continuare a premiare la disponibilità totale; la politica potrà continuare a rinviare asili, congedi, salari e conciliazione; la donna riceverà in cambio un benefit per congelare gli ovociti. E questa dovrebbe essere emancipazione?

La premier Giorgia Meloni, già in tempi non sospetti, disse: «Nessuno dovrebbe mai accettare di piegarsi all’idea che la maternità debba diventare nemica di altre possibilità». E se questo vale, vale anche il suo contrario: nessuno dovrebbe mai accettare di piegarsi all’idea che il lavoro debba diventare nemico della maternità. Una politica davvero amica delle donne non insegna loro a rimandare un figlio finché il sistema lo riterrà compatibile con la produttività. Rende possibile averlo senza pagare un prezzo professionale, economico e sociale.

Il social freezing non va vietato, ma distinto tra uso terapeutico (da garantire) e scelta elettiva (da regolamentare con trasparenza). Presentarlo come soluzione alla denatalità rischia di spostare il problema invece di risolverlo.




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 Alice Carrazza

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