Spin Time, la “proposta indecente” di Gualtieri non passa: secco no dei proprietari, l’immobile non si vende. Il sindaco è “affranto”…


Amareggiato il sindaco, che si è lamentato di essere stato lasciato da solo in questa battaglia, promettendo sistemazioni alle 400 persone che abitavano nello stabile occupato. Convocata un’assemblea cittadina dal collettivo di sinistra

A Gualtieri non riesce “l’impresa” folle. Non è andata a buon fine la trattativa tra il comune di Roma e i proprietari del palazzo occupato dal centro sociale Spin Time di Roma. Dopo 13 anni di abusività e l’incendio del 29 luglio, i proprietari dell’edificio hanno dimostrato di non essere interessati a trovare un accordo. Le mediazioni sono naufragate giovedì pomeriggio e il sindaco della capitale ha parlato di un «no irrevocabile ricevuto dalla società Investire Sgr e si è detto «molto amareggiato per una comunità che ha saputo integrarsi nel quartiere e integrare persone fragili e che ora è un peccato disperdere». Parole sconcertanti. All’uscita del Campidoglio dopo la trattativa, i rappresentanti di Spin Time, imbronciati e amareggiati, hanno annunciato che si riuniranno a breve per decidere le prossime mosse.

Sicuramente il collettivo di sinistra cercherà di reagire e di chiamare a raccolta la città in un’assemblea pubblica che dovrebbe tenersi già oggi, contando sulle tante realtà dell’associazionismo che sono corse in aiuto degli occupanti in questi giorni. Lo dimostrano le tendopoli fuori dalla struttura, che hanno occupato i marciapiedi e la strada dopo lo sgombero forzato a seguito dell’incendio.

Spin Time non sarà acquistato, per i proprietari non ci sono le condizioni di legalità e sicurezza

Per i proprietari dell’immobile in via Santa croce di Gerusalemme «non ci sono le condizioni di legalità e sicurezza per consentirne l’utilizzo. Ma resta la disponibilità a proseguire la collaborazione con l’amministrazione comunale per arrivare alla cessione dell’immobile in tempi brevi». Insomma, niente da fare per gli occupanti, che non potranno usufruire del rientro. Gualtieri ingoina un boccone amaro: non riesce al momento il “premio” all’illegalità: l’offerta del Comune era «la migliore possibile»- piagnucola- perché la giunta si sarebbe impegnata «in modo vincolante a comprare l’immobile al prezzo dell’Agenzia delle Entrate e a pagare l’affitto durante i primi mesi». Sconcertante il suo intervento su La7, ospite di In Onda su La7,durante il quale ha difeso in toto una situazione nata da un’occupazione illegale, quasi facendo passare i proprietari per carnefici e gli occupanti per vittime.

Spin Time, Gualtieri tenta la via dell’”illgalità istituzionale”, ma incasssa un netto no

È sconcertante che sulla vicenda il Comune di Roma stia scegliendo la via della ‘illegalità istituzionale’. Si pensa di comprare l’immobile per destinarlo a chi da anni lo ha occupato. Offendendo, in questa maniera, le migliaia di persone che sono in cerca di un alloggio e che attendono nelle graduatorie, avendo fatto regolare domanda. All’interno di Spin Time si sono svolte attività commerciali nell’assoluta illegalità- fa notare il senatore di FI Gasparri- . Mentre qualsiasi esercente deve pagare tasse di ogni tipo, nello Spin Time si può fare di tutto senza alcun dovere. Dopo l’occupazione illegale, l’acquisto per destinare l’edificio agli occupanti, sarebbe una illegalità suprema.

FdI: «Spin Time? Dal comune di Roma una proposta indecente»

A denunciare le modalità d’acquisto dell’immobile da parte della giunta è stato tutto FdI e in particolare il deputato  Federico Mollicone e il consigliere al I municipio, Stefano Tozzi. Entrambi hanno spiegato in una nota congiunta che «l’offerta formalizzata dal Campidoglio per lo stabile di Spin Time rappresenta una ‘proposta indecente’: intendono usare i soldi dei cittadini romani per acquistare il palazzo e premiare chi vi risiede da anni in totale illegalità. Mentre la Giunta Gualtieri continua a legittimare le occupazioni illegali, i residenti e commercianti onesti del quadrante vengono lasciati soli ad affrontare i disagi causati da una palese incapacità amministrativa nella gestione dei senza fissa dimora e nell’attuazione di vere forme di solidarietà».

Rampelli: “Precedente inaccettabile”

Sul caso  era intervenuto a più riprese il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, lanciando un appello al Campidoglio e annunciando una interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. «Il Campidoglio – è stato l’appello di Rampelli – eviti di acquistare l’edificio e di regalarlo ad Action o a chi per essa; dando il segnale a spese dei cittadini che agire nell’illegalità conviene visto che puoi ritrovarti con un appartamento regalato, creando un precedente inaccettabile destinato a ovvia emulazione. Chi occupa uno stabile può diventarne proprietario grazie ai soldi dei contribuenti che invece vivono nel rispetto delle leggi».

I motivi del rifiuto sulla proposta

Come ha spiegato Investire Sgr in una nota, la proprietaria dello stabile non è «una società immobiliare che opera con capitali propri, bensì una Società di Gestione del Risparmio che gestisce i patrimoni di soggetti terzi che, nel caso dell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme, sono prevalentemente enti di previdenza e compagnie assicurative, che gestiscono il risparmio di milioni di persone. In quanto gestore professionale, Investire SGR è tenuta – in forza di norme inderogabili di legge – a curare l’amministrazione di tali patrimoni nel rigoroso rispetto della normativa di settore». Quest’ultima, dunque «è tenuta ad agire con diligenza, correttezza e trasparenza, nel rispetto delle leggi e nell’esclusivo interesse dei partecipanti del Fondo, il cui patrimonio costituisce, per espressa disposizione di legge, patrimonio separato che la SGR non può in alcun caso utilizzare nell’interesse proprio o di terzi».

«L’analisi condotta con i consulenti tecnici e legali della società- si legge ancora nel comunicato – ha confermato in via definitiva che i suddetti profili di natura imperativa e inderogabile precludono ad Investire SGR, quale gestore professionale del Fondo Immobili Pubblici, di acconsentire all’immissione in possesso dell’immobile in favore dell’amministrazione comunale». Per concludere, «all’esito di tali valutazioni è infatti emerso che non è possibile aderire a soluzioni ponte che prevedano l’utilizzo dell’immobile prima della sua cessione, tenuto conto che una condotta di questo tipo esporrebbe la società e i suoi amministratori a rilevanti responsabilità civili e penali».

 

 


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 Gabriele Caramelli

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