cosa cambia con il DL 95/2025


In breve

Il D.L. 95/2025 modifica le regole sugli investimenti qualificati di fondi pensione e Casse di previdenza, introducendo nuove soglie per gli investimenti in Fondi di Venture Capital. L’obiettivo è favorire l’impiego di una parte del risparmio previdenziale nell’economia reale, sostenendo soprattutto PMI e startup.

Per beneficiare dell’esenzione fiscale sui redditi derivanti dagli investimenti qualificati, fondi pensione e Casse devono destinare una quota crescente di queste risorse ai Fondi di Venture Capital: il 3% nel 2025, il 5% nel 2026 e il 10% dal 2027. Il D.L. 95/2025 ha inoltre chiarito che è sufficiente assumere un impegno vincolante all’investimento, anche se le somme verranno effettivamente versate in un momento successivo.

Per gli enti previdenziali, il Venture Capital può rappresentare un’opportunità di diversificazione del portafoglio e di investimento a lungo termine, ma comporta anche rischi importanti, legati soprattutto all’illiquidità degli investimenti e alla possibilità che le startup finanziate falliscano.

Fondi Pensione, Casse di Previdenza e Venture Capital

L’Italia sta cercando di avvicinare sempre di più il mondo della previdenza all’economia reale. L’obiettivo è far sì che una parte delle risorse a disposizione di fondi pensione e casse previdenziali venga investita nelle imprese italiane, soprattutto nelle PMI e nelle startup innovative.

Per incentivare questi investimenti, lo Stato ha introdotto un’importante agevolazione fiscale sui proventi degli investimenti qualificati. Per ottenere il beneficio, però, una parte delle risorse deve essere destinata a fondi di venture capital.

In questo articolo vedremo cosa si intende per casse di previdenza e fondi pensione, cosa sono i venture capital, quali sono gli investimenti qualificati e come funziona questa nuova opportunità introdotta dallo Stato.

Cosa sono le Casse di previdenza e i fondi pensione

Fondi pensione e Casse di previdenza hanno ruoli diversi e funzionano secondo regole differenti.

Le Casse di previdenza sono enti obbligatori per legge, previsti per specifiche categorie di liberi professionisti, come ingegneri, avvocati e medici. Come l’INPS fa per i lavoratori dipendenti, le Casse raccolgono i contributi degli iscritti e pagano le pensioni.

Di norma, le Casse funzionano secondo il sistema della ripartizione: i contributi versati dai lavoratori attivi vengono utilizzati per pagare le pensioni di chi è già in pensione.

Le Casse, però, non si finanziano solo con i contributi. Una parte delle risorse viene investita e genera un rendimento che può essere utilizzato per finanziare le prestazioni pensionistiche e aumentare le risorse a disposizione. 

I fondi pensione, invece, sono forme di previdenza complementare non obbligatoria, regolate dal d.Lgs 252/2005. L’adesione è volontaria e il sistema funziona secondo il principio della capitalizzazione.

Quando aderisci ad un fondo pensione, inizi ad accumulare i tuoi versamenti in una posizione individuale e personale, quindi legata solo a te e non alle persone che fanno il tuo stesso lavoro. Il denaro viene investito sui mercati finanziari e genera un rendimento che dipende dalla linea di investimento che hai scelto e dall’andamento del mercato.

Quando vai in pensione, il denaro che hai versato e i rendimenti che hai ottenuto ti vengono restituiti sotto forma di rendita o capitale, a seconda della modalità che hai scelto.

Cosa sono i Venture Capital e perché c’entrano i fondi pensione?

Per capire i venture capital, dobbiamo introdurre il concetto di start-up.

Una start-up è un’azienda giovane, con idee innovative e un forte potenziale di crescita. È però anche caratterizzata da un elevato rischio di fallimento. Alcune recenti statistiche mostrano, infatti, un tasso di fallimento del 90% o anche superiore nei primi 5 anni di attività.

Per sviluppare i propri prodotti o servizi, una startup ha bisogno di risorse economiche. Ma anche il tempo è importante: in genere, infatti, le startup di successo hanno bisogno di qualche anno prima di diventare redditizie.

Gli operatori Venture Capital (VC) sono finanziatori privati che raccolgono capitali da diversi investitori e li investono in startup e piccole e medie imprese, in cambio di una quota dell’azienda. L’obiettivo è scommettere sul loro successo nel lungo periodo.

Per progetti di questo tipo possono servire anni prima che l’investimento porti i suoi frutti. Serve quindi quello che viene chiamato “capitale paziente”: risorse economiche che possano rimanere investite per molti anni.

Ed è qui che entrano in gioco le Casse di previdenza e i fondi pensione.

Gli investitori previdenziali gestiscono, infatti, risorse che possono essere investite anche per periodi di tempo lunghi e potrebbero quindi essere soggetti adatti a sostenere queste imprese.

Casse e fondi raccolgono risorse con un orizzonte temporale più che decennale e hanno un afflusso di risorse, cioè i contributi, abbastanza prevedibile nel lungo periodo. Sono quindi candidati adatti a investire nell’economia reale.

Anche le uscite delle Casse e dei fondi pensione, cioè l’erogazione delle prestazioni pensionistiche, hanno una struttura temporale sufficientemente prevedibile e coerente con l’orizzonte medio-lungo tipico degli investimenti nell’economia reale.

Legge di Bilancio 2017: un primo passo verso gli investimenti qualificati

Il primo grande intervento dello Stato per incentivare questi investimenti è arrivato con la Legge di Bilancio 2017.

La legge ha previsto un’esenzione fiscale per i guadagni generati dagli “investimenti qualificati” di fondi pensione e Casse di previdenza.

Per essere considerati “qualificati”, gli investimenti devono rispettare due condizioni principali:

  • Limite di investimento: può essere investito al massimo il 10% dell’attivo patrimoniale (ovvero dei soldi presenti nella cassa o nel fondo) riferito all’anno precedente.
  • Tempo minimo: i titoli e le quote devono essere tenuti per almeno 5 anni (quello che si chiama holding period).

In pratica, per sfruttare questa agevolazione le casse e i fondi pensione devono investire una parte dei soldi che hanno a disposizione e devono mantenere l’investimento per almeno 5 anni.

Come funziona l’agevolazione fiscale per l’investimento in startup e PMI?

Il vantaggio per Casse e fondi pensione è una totale esenzione fiscale sui redditi finanziari derivanti dagli investimenti qualificati.

Si tratta sia dei redditi di capitale, come cedole e dividendi, sia dei redditi diversi, come le plusvalenze. Nella pratica, quindi, tutti questi “guadagni” ottenuti dagli enti che investono non vengono tassati.

Per le Casse di previdenza su questi redditi non deve essere versata l’’imposta sul reddito. Per i fondi pensione, invece, non rientrano nel calcolo della base imponibile su cui si applica l’imposta sostitutiva prevista, pari al 20% del risultato netto ottenuto in ciascun periodo di imposta.

I rendimenti del tuo fondo pensione vengono infatti tassati ogni anno, entro il 31/12. È il fondo, come sostituto d’imposta, a versare allo Stato il 20% per i rendimenti derivanti da azioni e obbligazioni e il 12,50% per quelli derivanti dai Titoli di Stato.

Perchè è stata inserita questa agevolazione fiscale?

L’obiettivo dell’agevolazione fiscale è aumentare il flusso di denaro verso le aziende, per sostenere i processi di sviluppo strutturale e innovazione in corso nel nostro Paese.

Il punto è che, in un contesto finanziario in cui gli investitori preferiscono spesso investimenti facilmente liquidabili, gli investimenti a lungo termine nell’economia reale sono poco interessanti per gli investitori istituzionali, tra cui Casse e fondi pensione.

Per attirare queste risorse, quindi, lo Stato è intervenuto con un’agevolazione fiscale.

L’eliminazione delle tasse sui redditi che derivano dagli investimenti qualificati modifica in positivo, anche se solo in parte, il rapporto rischio-rendimento di questi investimenti, e lo fa aumentando il rendimento e quindi dando un vantaggio economico a chi investe.

Quali investimenti contano come “qualificati”?

Le regole sugli investimenti qualificati sono cambiate più volte nel tempo, aggiungendo nuovi elementi legge dopo legge, dalla Legge di Bilancio 2017 fino al D.L. 95/2025.

Oggi, tra i diversi tipi di investimenti qualificati e quindi che possono approfittare dell’agevolazione, rientrano gli investimenti effettuati in:

  • Azioni o quote di aziende con sede in Italia, o in UE/SEE con stabile organizzazione in Italia;
  • Azioni o quote di Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) che investono almeno il 50% dell’attivo nelle aziende che abbiamo indicato nel punto precedente. Questo requisito, secondo l’Agenzia delle Entrate, deve risultare anche dal regolamento dell’OICR o dai suoi documenti di offerta;
  • Fondi di Venture Capital (FVC) basati in Italia o in Stati UE/SEE, con stabile organizzazione in Italia.

L’obbligo di investire in Venture Capital (Legge 193/2024)

Nel 2024, con la Legge sulla Concorrenza (L. 193/2024, art. 33), lo Stato ha fatto un passo in più: per beneficiare dell’esenzione fiscale, fondi e Casse devono infatti destinare una parte dei propri investimenti qualificati proprio ai fondi di Venture Capital residenti in Italia o in Stati UE/SEE.

Cosa cambia con il Decreto Legge 95/2025

Inizialmente perchè gli investimenti fossero qualificati dovevano prevedere almeno il 5% di investimento in VC nel 2025 e il 10% nel 2026

Il governo però si è reso conto che erano limiti troppo alti e difficilmente raggiungibili per i fondi pensione e le casse previdenziali, anche a causa delle ridotte dimensioni del mercato VC in Italia.

Quindi, con il D.L. 95/2025 (art. 18), le regole sono state ammorbidite, prevedendo un aumento graduale delle quote minime:

  • 2025: almeno il 3% del paniere di investimenti qualificati, pari allo 0,3% dell’attivo totale;
  • 2026: almeno il 5%, pari allo 0,5% dell’attivo;
  • Dal 2027 in poi: almeno il 10%, pari all’1% dell’attivo.

Quindi, per beneficiare dell’esenzione fiscale sui redditi derivanti dagli investimenti qualificati, che possono essere fino a un massimo del 10% dell’attivo patrimoniale dell’anno precedente, è necessario destinare almeno una parte di questi investimenti ai Fondi di Venture Capital che rispettano i requisiti previsti dalla normativa.

Basta l’impegno di investimento (il “Commitment”)

Il D.L. 95/2025 ha chiarito anche un dubbio operativo importante: per rispettare la percentuale minima richiesta non è necessario erogare subito tutti i soldi.

È sufficiente assumere un impegno vincolante a investire (commitment), anche se il trasferimento effettivo delle somme avverrà in un secondo momento, a seguito della richiesta da parte del Fondo di VC (capital call).

Semplificare la gestione finanziaria: la gestione indiretta

L’investimento può essere fatto sia in modo diretto sia in modo indiretto, attraverso un “fondo di fondi”.

Questa soluzione serve a semplificare la gestione finanziaria degli enti.

Un Fondo di Fondi, anziché comprare e vendere titoli direttamente, investe in altri fondi. Questi fondi vengono a loro volta selezionati in base alla loro politica di investimento, che deve essere coerente con quella del FoF stesso.

L’Agenzia delle Entrate (Interpello n. 18/2026) ha infatti confermato che l’unico modo indiretto per beneficiare dell’esenzione fiscale è utilizzare il fondo dei fondi, a patto che oltre la metà delle risorse venga investita in imprese con sede in Italia o UE/SEE.

Questa strategia permetterebbe anche di ottenere un grado di diversificazione maggiore per il portafoglio dell’investitore previdenziale.

Quali PMI possono ricevere questi finanziamenti?

Il D.L. 95/2025 ha chiarito anche che i fondi di Venture Capital devono investire almeno il 70% delle loro risorse in PMI non quotate con sede in Italia o UE/SEE.

Secondo i criteri europei (Regolamento UE n. 651/2014, art. 21) applicati dal D.L. 95/2025, le imprese destinatarie devono rispettare almeno una di queste tre condizioni:

  1. Assenza di mercato: non hanno mai operato in alcun mercato, come una startup che non ha ancora cominciato a operare sul mercato ma sta lavorando per farlo;
  2. Nuove imprese: lavorano sul mercato da meno di 7 anni dalla prima vendita;
  3. Forte bisogno di capitali: per lanciare un nuovo prodotto o mercato necessitano di un investimento, superiore al 50% del loro fatturato medio annuo degli ultimi 5 anni.

Investimenti in Venture Capital da parte di Casse Previdenziali e Fondi Pensione: diritti acquisiti e vantaggi effettivi

Gli investimenti effettuati prima del 18 dicembre 2024 conservano l’esenzione fiscale senza dover rispettare i nuovi obblighi.

Per quelli successivi, invece, le Casse Previdenziali e i Fondi pensione che investono dovranno assicurarsi di rispettare le nuove soglie graduali per non perdere l’agevolazione su tutto il pacchetto di investimenti.

La riforma rappresenta un passaggio strategico fondamentale per il sistema economico e finanziario italiano: aiuta le Casse di previdenza e i fondi pensione a diversificare i propri portafogli di investimento, puntando su asset class con un alto potenziale di rendimento e di crescita nel lungo termine.

In questo contesto, gli investimenti in Venture Capital sono a tutti gli effetti una tipologia di investimenti alternativi.

Questo tipo di investimento non rientra nelle asset class tradizionali, come azioni, obbligazioni o liquidità, ma comprende strumenti di natura diversa, come le quote societarie, tra cui private equity e venture capital, gli investimenti immobiliari, il credito privato, etc.

Questi strumenti non sono negoziati sui mercati regolamentati e possono svolgere un ruolo utile per la mitigazione del rischio e per le strategie di diversificazione del portafoglio degli enti previdenziali.

Per aumentare ulteriormente il grado di diversificazione, le Casse previdenziali e i fondi pensione potrebbero optare per la partecipazione a più Fondi di Venture Capital con caratteristiche e orizzonti temporali differenti, distribuendo così il rischio complessivo su più fronti.

Questa strategia può essere realizzata anche attraverso la partecipazione a Fondi di Fondi.

In questo modo, infatti, attraverso il FoF l’investitore previdenziale può partecipare a tanti fondi di VC diversi, che investono a loro volta in tante startup diverse, diversificando ancora di più i propri investimenti.

Oltre al contributo che questa tipologia di investimenti può dare alla diversificazione del portafoglio degli investitori previdenziali, bisogna considerare anche l’elevato grado di decorrelazione rispetto ai mercati tradizionali che questo tipo di investimenti presenta.

In ambito finanziario, il concetto di decorrelazione, o bassa correlazione, descrive l’assenza di un legame diretto tra le variazioni di valore di differenti asset.

In pratica, questi strumenti possono evolvere in maniera autonoma e distinta rispetto ai trend di mercato.

In altre parole, nei periodi di incertezza o volatilità sui mercati finanziari tradizionali, gli asset decorrelati dal mercato sono potenzialmente in grado di risentire meno di questo andamento, mantenendo una propria traiettoria di rendimento e offrendo potenzialmente un maggior grado di protezione per la stabilità complessiva del portafoglio.

Allo stesso tempo, l’allocazione del “capitale paziente” gestito dagli enti previdenziali verso il venture capital offre un sostegno concreto e strutturale al tessuto produttivo nazionale, favorendo l’innovazione, la competitività e lo sviluppo delle startup e delle piccole e medie imprese nell’intero Paese.

Il beneficio fiscale può rappresentare un importante incentivo all’investimento in settori ad alto potenziale di sviluppo, come quello dell’innovazione tecnologica.

Quali sono i potenziali rischi?

L’investimento nel Venture Capital presenta complessità e criticità proprie. Trattandosi di un mercato tra i più rischiosi in assoluto, tra le principali difficoltà per i fondi pensione e le Casse di previdenza obbligatoria ci sono:

  1. l’elevato grado di illiquidità di questo tipo di investimenti, cioè la necessità di tenere immobilizzate le risorse per un periodo di tempo lungo;
  2. la possibilità di fallimento delle iniziative finanziate. Può infatti accadere che una o più startup in portafoglio falliscano.

Per ridurre questi fattori di rischio, una prima strategia che fondi pensione e Casse potrebbero adottare è indirizzare le risorse verso Fondi di VC ben strutturati e dotati di una comprovata esperienza sul campo.

Individuare un Fondo di VC che abbia queste caratteristiche e valutare gli investimenti e i relativi rischi operativi richiede agli investitori previdenziali competenze analitiche spesso più complesse rispetto a quelle necessarie per muoversi sui mercati tradizionali.

Questo elemento spiega la storica prudenza mostrata da Casse di previdenza e fondi pensione verso l’investimento in Fondi di VC.

Per operare con efficacia e mitigare i rischi nel modo migliore possibile, è fondamentale che gli enti previdenziali potenzino le proprie strutture tecniche interne e integrino metodologie avanzate di valutazione e gestione del rischio, adatte a questa tipologia di investimento.

Conclusioni

In definitiva, la disciplina sugli investimenti qualificati e le novità introdotte dal D.L. 95/2025 consolidano un ponte tra il risparmio previdenziale e la crescita del Paese.

L’incontro tra il capitale paziente gestito da fondi pensione e Casse di previdenza e il settore del venture capital rappresenta una straordinaria opportunità strategica.

Da un lato, consente agli enti di ottimizzare i propri portafogli in termini di diversificazione, decorrelazione e rendimento prospettico.

Dall’altro, fornisce una linfa vitale e continuativa per l’innovazione, lo sviluppo e la competitività delle PMI e delle startup italiane nell’economia reale.

FAQ

Perché fondi pensione e Casse di previdenza devono investire in Venture Capital?

Dal 2024, per beneficiare dell’esenzione fiscale prevista per gli investimenti qualificati, fondi pensione e Casse di previdenza devono destinare una parte di questi investimenti a Fondi di Venture Capital residenti in Italia o in Stati UE/SEE. L’obiettivo è favorire il flusso di risorse verso le imprese e sostenere lo sviluppo e l’innovazione.

Quanto devono investire in Venture Capital fondi pensione e Casse di previdenza?

Il D.L. 95/2025 ha previsto un aumento graduale delle quote minime: almeno il 3% degli investimenti qualificati nel 2025, il 5% nel 2026 e il 10% dal 2027. Queste percentuali corrispondono rispettivamente allo 0,3%, allo 0,5% e all’1% dell’attivo totale.

Per rispettare l’obbligo di investimento in Venture Capital bisogna versare subito i soldi?

No. Il D.L. 95/2025 ha chiarito che è sufficiente assumere un impegno vincolante a investire, anche se il trasferimento effettivo delle somme avviene successivamente, in seguito alla richiesta del Fondo di Venture Capital attraverso una capital call.

È possibile investire in Venture Capital anche attraverso un Fondo di Fondi?

Sì. L’investimento può essere effettuato direttamente oppure indirettamente attraverso un Fondo di Fondi. Secondo quanto riportato nell’articolo, questa è l’unica modalità indiretta che permette di beneficiare dell’esenzione fiscale, a condizione che oltre la metà delle risorse venga investita in imprese con sede in Italia o UE/SEE.

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