Nei primi otto mesi del 2026 la Romagna registra circa 5,75 milioni di arrivi e 24,5 milioni di pernottamenti, con una crescita rispettivamente del 2,4% e del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il soggiorno medio si attesta a circa 4,3 notti. Sono dati provvisori Istat, elaborati dall’Ufficio di statistica della Regione Emilia-Romagna e analizzati da CISL Romagna.
Rimini. La provincia di Rimini si conferma il principale polo turistico della Romagna per volume, con 3,3 milioni di arrivi e 13,5 milioni di pernottamenti, in crescita del 3,2%. La sola città di Riminiraggiunge circa 6 milioni di pernottamenti, mentre Riccione arriva a 3,11 milioni (+5,7%) e Cattolica a 1,46 milioni (+2,9%). Particolarmente significativa la componente internazionale, con 2,37 milioni di pernottamenti stranieri, in aumento del 5,9%.
Ravenna. La provincia registra 1,44 milioni di arrivi e 6,2 milioni di pernottamenti, con una crescita delle presenze dell’1,4%. Cervia, con 3,18 milioni di pernottamenti, resta sostanzialmente stabile, mentre Ravenna città registra una forte crescita degli arrivi stranieri, pari a circa il 22%. Ravenna Mare raggiunge circa 2,2 milioni di pernottamenti. Nell’extralberghiero si contano circa 360 mila arrivie 2,4 milioni di pernottamenti.
Forlì-Cesena. La provincia raggiunge 1,01 milioni di arrivi e 4,85 milioni di pernottamenti, con una crescita delle presenze del 2,3%. Cesenatico resta il principale polo turistico, con circa 3,06 milioni di pernottamenti (+1,8%), ma i segnali più dinamici arrivano dall’entroterra: Bagno di Romagna cresce del 7,6% nelle presenze, mentre gli arrivi extralberghieri aumentano del 16,5% a Forlì, del 12,8%a Cesena e del 19,6% a Bagno di Romagna.
Il confronto tra costa ed entroterra mostra una dinamica significativa: la costa concentra circa il 93% delle presenze e cresce del 2,6%, mentre l’entroterra, pur rappresentando appena il 7% dei pernottamenti, cresce del 3,4%. Anche gli arrivi aumentano più rapidamente nelle aree interne (+5,3% contro +2% della costa), ma con soggiorni medi più brevi: 2,5 notti contro 4,5.
Un altro elemento riguarda le strutture ricettive: gli arrivi extralberghieri crescono del 3,5%, contro il 2,2% dell’alberghiero. Per le presenze, invece, l’incremento è maggiore negli alberghi (+2,9%) rispetto all’extralberghiero (+1,6%). Nell’entroterra la crescita dell’extralberghiero è particolarmente marcata, con arrivi a +10,1% e presenze a +5,9%.
Per CISL Romagna, i dati confermano quindi una crescita del turismo, ma anche una trasformazione della domanda, con una maggiore dinamica delle aree interne e dell’extralberghiero. Il tema ora è fare in modo che questa crescita produca lavoro stabile, qualificato e di qualità, accompagnando lo sviluppo con destagionalizzazione, formazione e maggiore integrazione tra costa, città ed entroterra.
Francesco Marinelli CISL Romagna: “La sfida è trasformare la crescita del turismo in lavoro stabile e di qualità”
“I dati indicano che il turismo romagnolo continua a crescere, rappresentando una risorsa rilevante per l’economia del territorio. Tuttavia, per il sindacato non è sufficiente considerare esclusivamente gli arrivi e i pernottamenti nelle strutture. È opportuno valutare quanto valore tale crescita generi per il territorio e in quale misura si traduca in lavoro stabile, regolare e di qualità“ – dichiara Francesco Marinelli, segretario generale di CISL Romagna.
“La priorità da affrontare riguarda la destagionalizzazione. La forte concentrazione dei flussi sulla costa e nei mesi centrali dell’estate determina una significativa discontinuità occupazionale: le lavoratrici e i lavoratori vengono assunti per periodi brevi e spesso devono alternare molteplici rapporti di lavoro nel corso dell’anno, con evidenti difficoltà nel costruire percorsi professionali e personali stabili. Prolungare la stagione consente pertanto di assicurare maggiore continuità lavorativa”.
“Destagionalizzare non si riduce a mantenere aperte le strutture per qualche settimana in più, bensì richiede di sviluppare un’offerta in grado di attrarre visitatori durante tutto l’anno, valorizzando il turismo culturale, congressuale, sportivo, termale ed enogastronomico, insieme alle opportunità offerte dai centri urbani e dall’Appennino. Si rende inoltre opportuno integrare maggiormente la fascia costiera con Ravenna, Forlì, Cesena, Faenza, le terme e i contesti collinari e montani. L’andamento positivo dell’entroterra evidenzia un potenziale significativo, sebbene i soggiorni mantengano una durata ridotta”.
“Anche lo sviluppo dell’extralberghiero merita attenzione. Nell’entroterra gli arrivi in tali strutture registrano un incremento del 10,1%, a fronte del 2,9% del settore alberghiero. È una trasformazione che necessita di essere accompagnata e governata, assicurando in ogni forma di ospitalità regolarità, sicurezza, rispetto dei contratti e qualità dell’occupazione. La crescita del comparto non può tradursi in una maggiore precarietà o in una competizione fondata sulla riduzione del costo del lavoro”.
“La qualità dell’offerta turistica e quella dell’occupazione sono strettamente connesse. A tal fine, è opportuno investire in formazione, professionalità, retribuzioni adeguate e condizioni di lavoro sostenibili, nel rispetto degli orari e dei contratti. Analogamente, la difficoltà di reperimento del personale, segnalata da diverse imprese, può essere affrontata incrementando l’attrattività del lavoro turistico e offrendo prospettive di crescita professionale che incoraggino le persone a rimanere nel settore”.
“Risulta pertanto necessaria una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e parti sociali, volta a sostenere la destagionalizzazione mediante eventi, servizi, collegamenti e un’attività promozionale non circoscritta al solo periodo estivo. Anche la contrattazione collettiva può svolgere un ruolo rilevante nell’accompagnare l’evoluzione del settore e nel rafforzare la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”.
“Il turismo rappresenta una delle principali risorse della Romagna, ma il suo successo non può essere misurato unicamente in base al volume degli arrivi e delle presenze. È necessario considerare anche la capacità di prolungare le stagioni, creare occupazione stabile e qualificata e distribuire in modo equilibrato i benefici del turismo tra costa, città ed entroterra. L’obiettivo è fare della crescita turistica non soltanto un traguardo economico, ma un’opportunità di progresso sociale e di buona occupazione per l’intera Romagna“.
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