Sempre più sostenibile ed efficiente, ecco la vera forza della carta


Come l’industria dell’editoria sta riducendo il proprio impatto ambientale grazie a una filiera sempre più circolare.

Viviamo in un mondo sempre più digitale, in cui gran parte delle attività quotidiane passa attraverso uno smartphone o un computer. Pagamenti, acquisti, comunicazioni e servizi sono ormai a portata di semplici clic. Anche il modo di informarsi è cambiato: notizie, quotidiani e riviste vengono consultati sempre più spesso su uno schermo. Tuttavia, la carta non è ancora morta. Nonostante i report annuali delle autorità come l’Agcom segnalino una costante diminuzione delle vendite dei giornali e un calo sempre più marcato dei lettori, c’è ancora una fetta di popolazione che preferisce tenersi aggiornata attraverso quotidiani o magazine cartacei.

Gli ultimi dati relativi al 2025 evidenziano che ammontano a 1,2 milioni le copie vendute ogni giorno. Numeri che mostrano come l’editoria, nonostante stia attraversando un periodo di forte crisi, continui a giocare un ruolo importante per l’industria della carta italiana, che è la seconda in Europa dietro solo a quella della Germania, con una produzione generale annua di 8 milioni di tonnellate e un fatturato di 8,3 mld di euro.

Oggi però la sfida più complessa per questo comparto resta la sostenibilità ambientale, tema su cui sono stati fatti importanti passi in avanti attraverso investimenti nell’economia circolare, nella gestione responsabile delle foreste e nel recupero delle fibre. Quotidiani, riviste e libri sono il risultato di una filiera che negli ultimi anni ha profondamente modificato processi produttivi, consumi energetici e approvvigionamento delle materie prime.

La carta non nasce dalla deforestazione

Uno dei luoghi comuni più diffusi è che la produzione di carta contribuisca direttamente alla deforestazione. In realtà, almeno nel caso dell’industria editoriale europea, la situazione è molto diversa. La cellulosa impiegata per realizzare giornali, libri e riviste proviene in larga parte da foreste gestite secondo criteri di sostenibilità oppure da fibre riciclate, all’interno di una filiera regolata da standard internazionali e da sistemi di tracciabilità. La gestione sostenibile delle foreste si basa su un principio semplice: il prelievo di legname non deve compromettere la capacità del bosco di rigenerarsi né la tutela della biodiversità.

A certificare il rispetto di questi criteri sono soprattutto i sistemi Fsc (Forest Stewardship Council) e Pefc (Programme for the Endorsement of Forest Certification), che verificano l’origine del legno lungo tutta la catena di custodia, dalla foresta fino al prodotto finito. Le certificazioni garantiscono che la materia prima provenga da aree gestite secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici, scoraggiando il ricorso al legname proveniente da disboscamenti illegali o non controllati.

Stampare in modo sostenibile

La sostenibilità dell’editoria non dipende esclusivamente dalla carta utilizzata. Negli ultimi anni anche il comparto della stampa ha investito in tecnologie capaci di ridurre l’impatto ambientale dell’intero processo produttivo. Le moderne tipografie impiegano macchinari sempre più efficienti sotto il profilo energetico, ottimizzano il consumo di acqua e riducono gli scarti di produzione grazie a sistemi automatizzati di controllo della qualità.

Parallelamente si è diffuso l’utilizzo di inchiostri a base vegetale o con una minore presenza di solventi, mentre numerose aziende del settore alimentano gli stabilimenti con energia proveniente da fonti rinnovabili o attraverso impianti di cogenerazione. Anche la digitalizzazione dei processi ha contribuito alla sostenibilità. La preparazione delle lastre di stampa è oggi molto più precisa rispetto al passato e permette di limitare gli sprechi durante l’avviamento delle rotative. A questo si aggiungono sistemi di recupero del calore prodotto dagli impianti industriali e investimenti destinati a ridurre le emissioni complessive della filiera.

La sfida energetica

Se il riciclo rappresenta uno dei maggiori punti di forza del comparto, la produzione della carta resta comunque un’attività ad alta intensità energetica. La trasformazione delle fibre in nuovi fogli richiede infatti grandi quantità di elettricità e calore, rendendo il costo dell’energia uno dei principali fattori competitivi per le cartiere europee.

Negli ultimi anni il settore ha investito in impianti più efficienti, cogenerazione e recupero energetico, riuscendo a ridurre in modo significativo i consumi per tonnellata prodotta. Secondo Assocarta, negli ultimi 25 anni i consumi energetici complessivi dell’industria cartaria italiana sono diminuiti del 23%. Parallelamente sono diminuite anche le emissioni climalteranti generate dal processo produttivo.

Il sostegno pubblico alla filiera

Negli ultimi anni la transizione dell’editoria verso modelli produttivi più sostenibili è stata accompagnata anche da strumenti di sostegno economico. Tra questi rientra il credito d’imposta riconosciuto alle imprese editrici per l’acquisto della carta utilizzata nella stampa di quotidiani e periodici. La misura (attualmente non è prevista una proroga per i prossimi anni), era ideata per compensare almeno in parte l’aumento dei costi della materia prima registrato negli ultimi anni, sostenendo una filiera che continua a rappresentare un segmento importante per l’economia italiana.

Pur non essendo un incentivo ambientale in senso stretto, il contributo si poteva intendere come un mezzo per favorire la continuità della produzione editoriale su carta, consentendo alle imprese di mantenere gli investimenti in innovazione, efficienza energetica e qualità dei processi produttivi.

Carta e digitale: una sfida che non ha un unico vincitore

La diffusione dell’informazione digitale ha spesso alimentato l’idea che eliminare la carta significhi automaticamente ridurre l’impatto ambientale. In realtà il confronto è molto più complesso. Anche la lettura online comporta un consumo di risorse: server, data center, reti di telecomunicazione e dispositivi elettronici richiedono energia e materie prime lungo tutto il loro ciclo di vita. Quindi, la sfida dei prossimi anni sarà rendere entrambe le filiere sempre più compatibili con gli obiettivi della transizione energetica.


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