Passare dalla contemplazione all’azione concreta per custodire la casa comune e costruire una pace autentica. È il messaggio centrale lanciato dal Cardinale Fabio Baggio, Direttore Generale del Centro di Alta Formazione Laudato si’, al termine del Tempo del Creato e nel giorno della festa di San Francesco d’Assisi. Nell’ottavo centenario del transito del Poverello, il Cardinale sottolinea come la cura dell’ambiente, la giustizia sociale e la riconciliazione siano dimensioni indissolubili di un’unica conversione ecologica.
L’intervista
Quanto è importante e significativa la festa di San Francesco d’Assisi alla luce del Tempo del Creato e quali le prospettive future?
“La festa di San Francesco conclude il Tempo del Creato e ci invita a trasformare ciò che abbiamo contemplato e pregato in impegno concreto. San Francesco ci insegna che la cura del creato non è qualcosa di separato dalla nostra fede: nasce da un modo nuovo di guardare la realtà, riconoscendo ogni creatura come un dono e ogni persona come un fratello e una sorella.
Il suo Cantico delle Creature esprime proprio questa consapevolezza: la terra, l’acqua, il vento, il fuoco sono parte di una grande relazione nella quale siamo inseriti”.
Una visione quanto mai attuale
“Come ci ha ricordato Papa Leone XIV nel suo messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, la distruzione dell’ambiente e la sofferenza umana non sono realtà separate: costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace. La prospettiva per il futuro, dunque, è quella di una vera conversione ecologica, che riguarda i comportamenti individuali, ma anche il modo in cui costruiamo le nostre comunità, la nostra economia e le nostre relazioni”.
Il Papa ci ha invitato a promuovere iniziative dedicate alla tutela dell’ambiente e alla responsabilità nei confronti delle future generazioni. Come educare i più giovani, nella loro quotidianità, a una maggiore consapevolezza e cura di tutti i doni del creato?
“Credo che nei giovani ci sia già una sensibilità autentica verso la cura del creato e verso il futuro. Dobbiamo avere fiducia nelle loro domande, nella loro capacità di guardare avanti e nel desiderio di costruire un mondo più giusto e più vivibile. Il nostro compito, come adulti, è accompagnare questa sensibilità perché possa diventare consapevolezza, responsabilità e capacità di incidere nella realtà. E questo avviene soprattutto attraverso l’esperienza. La cura del creato non si impara soltanto ascoltando parlare di ambiente: si scopre quando ci si prende cura concretamente di un luogo, di una risorsa, di una persona, quando si sperimenta che ciò che facciamo ha conseguenze e che possiamo contribuire a generare qualcosa di buono”.
Come unire quindi ambiente, persona, lavoro, economia e relazioni?
“Dobbiamo offrire ai giovani luoghi e occasioni nei quali questa visione possa diventare esperienza. Borgo Laudato Si’ vuole essere anche questo: uno spazio nel quale i giovani possano incontrare la natura, il lavoro, la formazione, la comunità e sperimentare concretamente che prendersi cura del creato significa prendersi cura della vita nelle sue diverse dimensioni. E c’è un aspetto che mi sembra particolarmente importante: non dobbiamo parlare ai giovani soltanto delle responsabilità che avranno domani. Dobbiamo riconoscere loro la capacità di essere protagonisti già oggi. La cura del creato può essere per loro un modo per esprimere creatività, intelligenza, capacità di innovazione e desiderio di costruire. Educare alla cura del creato significa dare fiducia a questa capacità e aiutarla a maturare. Significa dire ai giovani: il futuro non è qualcosa che riceverete; è qualcosa che, insieme, possiamo costruire. E questa responsabilità, prima ancora di essere un peso, può essere una grande forma di speranza”.
San Francesco è un testimone della cura del creato e delle sue creature. Un collegamento perfetto tra pace, fraternità universale e rispetto del creato. Come fare nostro questo invito, a conclusione di questo ottavo centenario del transito del Poverello che apre però un nuovo importante percorso per tutti noi cristiani?
“San Francesco ha compreso che la fraternità è una scelta concreta, che nasce dall’incontro con l’altro, soprattutto con chi è povero, fragile o escluso. Il suo incontro con il lebbroso rappresenta una svolta fondamentale della sua vita: ciò che prima gli appariva amaro diventa, attraverso l’amore, dolcezza. La stessa logica riguarda il creato. Quando San Francesco parla di frate vento, sora acqua, madre terra, ci ricorda che siamo parte di una relazione e che non possiamo prenderci cura della terra senza prenderci cura delle persone. E questo vale anche per la pace. Francesco, nel 1219, attraversa il fronte della crociata per incontrare il sultano al-Malik al-Kamil. Lo fa disarmato, scegliendo il dialogo e l’incontro. È una testimonianza che parla ancora al nostro tempo: la fraternità si costruisce quando scegliamo di incontrare l’altro invece di considerarlo un nemico. Il saluto di San Francesco, “Il Signore ti dia pace”, può diventare anche oggi un programma di vita: pace con Dio, pace tra le persone e pace con il creato”.
Quali sono i prossimi obiettivi e iniziative che intendete mettere in campo nei prossimi mesi?
“Il Centro di Alta Formazione Laudato si’, che dal 2023, su mandato di Papa Francesco, sta realizzando Borgo Laudato si’ nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo, sta portando avanti e costruendo questo progetto con l’obiettivo di farne un modello replicabile, attraverso percorsi di educazione all’ecologia integrale, sostenibilità ambientale ed economia circolare. Oggi siamo in una fase di costruzione: stiamo dando progressivamente forma a un luogo nel quale la visione della Laudato si’ possa diventare esperienza, formazione e pratica condivisa. Stiamo lavorando quindi per sviluppare e mettere in relazione le diverse dimensioni del Borgo: la cura del territorio e della biodiversità, l’agricoltura sostenibile, la gestione responsabile dell’acqua e dell’energia, l’economia circolare, ma anche la formazione e l’inclusione sociale”.

C’è quindi una particolare attenzione all’educazione e all’inclusione
“Vogliamo che il Borgo diventi un luogo nel quale bambini e giovani, scuole e università, ma anche imprenditori, manager e responsabili delle istituzioni, possano sperimentare un modo nuovo di leggere la realtà e comprendere che la sostenibilità non è un ambito separato, ma un criterio che riguarda il modo in cui produciamo, lavoriamo, consumiamo e viviamo insieme. Un altro asse importante sarà quello della formazione professionale e dell’inclusione. Stiamo lavorando perché la cura della terra possa tradursi anche in opportunità concrete per le persone, in particolare per chi vive condizioni di vulnerabilità. È questa, per noi, una delle espressioni più autentiche dell’ecologia integrale: non si può custodire la casa comune senza custodire le persone che la abitano. Parallelamente, stiamo rafforzando le collaborazioni con università, istituzioni, imprese, realtà sociali ed ecclesiali e comunità locali”.
Quali sono le prossime sfide?
“Fare del Borgo un luogo aperto, capace di mettere in dialogo competenze diverse e di trasformare le esperienze maturate a Castel Gandolfo in conoscenza condivisa e in percorsi che possano essere riproposti anche in altri contesti.
Per questo guardiamo al futuro del Borgo non come a un’opera già compiuta, ma come a un cantiere di futuro. Un laboratorio nel quale imparare, sperimentare e costruire una nuova grammatica della cura, tenendo insieme ambiente e persona, innovazione e tradizione, economia e bene comune. L’obiettivo ultimo è che ciò che nasce nei Giardini Pontifici possa andare oltre i confini del Borgo: diventare un’esperienza capace di generare altre esperienze, dimostrando che l’ecologia integrale può tradursi in scelte concrete e che la cura della casa comune può diventare, insieme, cultura, educazione, lavoro e speranza”.
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