Semplificazioni, il governo preme (di nuovo) l’acceleratore sul CSS


Il governo torna a spingere sul CSS-combustibile, con nuove semplificazioni autorizzative, silenzio-assenso e la possibile qualifica degli interventi come opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti. Il decreto interviene anche su terre e rocce da scavo, sistemi EPR, plastica riciclata nelle bottiglie e tempi delle istruttorie ambientali


Più spazio al CSS-combustibile nei processi industriali – e meno spazio per opposizioni ideologiche e nimby – poi 200 milioni di euro per accelerare gli interventi nella Terra dei Fuochi e nuove misure per ridurre i tempi delle istruttorie ambientali. È il perimetro del decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre, un provvedimento che mette insieme semplificazioni, bonifiche, gestione delle criticità ambientali ed economia circolare. Proprio su quest’ultimo fronte si concentra una parte consistente delle novità, dal combustibile solido secondario alle terre e rocce da scavo, fino alla governance dei sistemi di responsabilità estesa del produttore e alla tracciabilità della plastica riciclata utilizzata nelle bottiglie.

“Dietro questo decreto ci sono settimane di lavoro, confronto e ascolto. Abbiamo raccolto le esigenze dei territori e delle imprese, anche attraverso il dialogo con le associazioni di categoria che rappresentano il mondo produttivo, e le abbiamo trasformate in risposte concrete”, ha dichiarato la viceministro dell’Ambiente Vannia Gava, che ha seguito personalmente l’intera istruttoria.

Il capitolo più rilevante per le filiere industriali riguarda il CSS-combustibile. Dopo diversi interventi di rilancio della domanda, il governo punta a un nuovo giro di semplificazioni delle condizioni alle quali la sostituzione dei combustibili tradizionali con CSS-combustibile non costituisce modifica sostanziale dell’autorizzazione integrata ambientale, accompagnato anche da un meccanismo di silenzio-assenso che scatterebbe dopo 45 giorni. Il Ministero dell’Ambiente ha precisato che l’intervento riguarda in particolare l’utilizzo del CSS nei cementifici e che viene prorogata al 31 dicembre 2030 la relativa disciplina sui limiti emissivi.

Per conoscere nel dettaglio la misura occorrerà aspettare la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, ma secondo quanto apprende Ricicla.tv il meccanismo verrebbe esteso anche ai cementifici in AIA ma non autorizzati al recupero dei rifiuti. Ma testo dovrebbe rimettere in gioco anche il tentativo, già provato dal Mase lo scorso anno ma non andato a segno, di qualificare gli interventi di sostituzione del CSS combustibile come opere “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”. Ciò significa che non potranno più essere bloccate per motivi di natura politica o ideologica, ma solo in caso di mancata idoneità tecnica del progetto. Una differenza non da poco, visto che la pratica è tra quelle che scontano tradizionalmente l’opposizione delle comunità locali. Un’accelerazione dietro la quale è possibile leggere anche la volontà di trovare nuovi sbocchi ai rifiuti di plastica a minor valore aggiunto che il sistema nazionale non riesce a collocare nei canali del riciclo e che stanno mandando in sofferenza la raccolta differenziata a ogni altezza dello Stivale.

Altro fronte significativo è quello delle terre e rocce da scavo. Il decreto innalza i limiti quantitativi per il deposito delle terre e rocce che continuano a essere qualificate come rifiuti e introduce una semplificazione specifica per i cantieri che ne producono fino a 20 metri cubi, consentendone il riutilizzo diretto nel sito di produzione. Sul versante della responsabilità estesa del produttore, il decreto interviene invece sulla governance dei sistemi collettivi. Vengono introdotti obblighi di trasparenza e di astensione in caso di conflitto di interessi sia per le organizzazioni che adempiono agli obblighi EPR sia per i rappresentanti delle imprese di raccolta, selezione, recupero e riciclo presenti negli organi dei consorzi per la gestione degli imballaggi. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le garanzie di imparzialità nelle decisioni dei sistemi consortili.

Completa il pacchetto economia circolare il nuovo obbligo informativo sulla plastica riciclata nelle bottiglie per bevande. Secondo quanto comunicato dal governo, i produttori di bottiglie in PET dovranno trasmettere annualmente al CONAI i quantitativi immessi sul mercato e indicare quantità e provenienza della plastica riciclata utilizzata. Il MASE parla di un rafforzamento degli obblighi di comunicazione, con l’obiettivo di rendere più strutturato il monitoraggio del contenuto riciclato e della sua provenienza. Intervento che guarda agli obiettivi vincolanti dell’Ue (30% di riciclato al 2030) ma anche agli allarmi dei riciclatori nazionali per la concorrenza sleale dei polimeri a buon mercato provenienti da paesi extra Ue in assenza di certificazioni e tracciabilità.

Sul fronte delle bonifiche, la misura di maggiore impatto finanziario riguarda la Terra dei Fuochi. Il Governo ha stanziato 200 milioni di euro per gli interventi affidati al Commissario unico, risorse destinate a confluire nella relativa contabilità speciale e sottoposte a uno specifico meccanismo di monitoraggio. Il decreto interviene inoltre sulle procedure per i siti contaminati, fissando in 150 giorni il termine entro il quale la provincia deve adottare l’ordinanza nei confronti del responsabile della potenziale contaminazione e prevedendo, in caso di inerzia, l’intervento sostitutivo della Regione. Sono inoltre previste misure per la caratterizzazione ambientale delle aree marine nei siti di interesse nazionale e l’estensione ad alcuni interventi finanziati dal Fondo sviluppo e coesione delle semplificazioni già applicate ai siti orfani.

Il decreto prova infine ad agire anche sui tempi delle istruttorie ambientali. Le verifiche di assoggettabilità a VIA dei progetti PNRR e PNIEC vengono attribuite alla Commissione tecnica PNRR-PNIEC, mentre nell’ambito del provvedimento unico ambientale l’autorizzazione paesaggistica viene ricompresa nel procedimento di valutazione di impatto ambientale, senza una distinta istruttoria. Sono inoltre stanziati 500mila euro per il 2027 per rafforzare le attività istruttorie del MASE sul rinnovo e sul riesame delle autorizzazioni integrate ambientali, con particolare attenzione ai profili sanitari.

A questo si aggiunge il nuovo Fondo investimenti per la gestione di eventi imprevedibili correlati all’ambiente e al clima, con una dotazione di 11 milioni di euro l’anno dal 2027. Le risorse potranno essere utilizzate dai Comuni per investimenti connessi a eventi ambientali imprevedibili che non raggiungono la soglia dell’emergenza di protezione civile, comprese espressamente le crisi del ciclo dei rifiuti, con contributi fino a un milione di euro per singolo evento.


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