Al 66° Salone Nautico il confronto tra istituzioni e operatori sul ruolo strategico dei marina per investimenti, occupazione e pianificazione costiera
TL;DR/In Sintesi:
Al Salone Nautico di Genova Porto delle Grazie ha riunito istituzioni, operatori e stakeholder per discutere il ruolo dei marina come infrastrutture produttive della Blue Economy. Dal caso di Roccella Ionica alle proposte per aggiornare il quadro normativo, i partecipanti hanno sottolineato la necessità di pianificazione, semplificazione e partenariati pubblico-privati per attrarre investimenti e valorizzare il territorio.
Porto delle Grazie Genova è stato il tema al centro di Marina Dialogues, l’incontro organizzato nell’ambito del 66° Salone Nautico Internazionale di Genova per mettere a fuoco il ruolo dei porti turistici nella crescita della Blue Economy italiana.
La sala ha raccolto amministratori locali, rappresentanti del settore e responsabili politici per discutere concretezza più che slogan. Il confronto ha preso le mosse da un punto netto: i marina non devono restare aree di stazionamento, ma diventare poli capaci di generare valore economico, creare lavoro e integrarsi con le economie locali.
Il dato centrale: i marina come infrastrutture produttive
Durante Marina Dialogues è stato ribadito che i marina non sono servizi accessori, ma leve strategiche per la crescita economica delle comunità costiere. Vasco De Cet, amministratore unico di Porto delle Grazie, ha presentato la visione del marina di Roccella Ionica come esempio di integrazione tra porto, territorio e politiche di sviluppo: trasformare aree di sosta in destinazioni integrate, sostenibili e attrattive per flussi turistici e investimenti.
L’argomento è stato sviluppato con attenzione agli aspetti operativi: collocare i marina dentro la pianificazione infrastrutturale regionale e nazionale; collegarli ai sistemi di mobilità, ricettività e servizi tecnici; considerare le ricadute occupazionali e di filiera.
Linee di intervento: pianificazione, normativa e investimenti
Il dibattito ha messo a fuoco tre assi d’intervento praticabili. Primo, pianificazione costiera: serve chiarezza sulle priorità territoriali per evitare dispersione di risorse e sovrapposizioni. Secondo, aggiornamento normativo: il quadro attuale richiede interventi puntuali sul DPR 509/97 e sul classamento catastale E1, in modo che la regolazione rispecchi le necessità operative e finanziarie del settore. Terzo, facilità di accesso al capitale: rendere i progetti marina più attraenti per investitori istituzionali e privati, favorendo partenariati pubblico-privati e strumenti di garanzia adeguati.
Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, ha avvertito sulla necessità di equilibrio: non si tratta di una crescita senza limiti, ma di un processo che privilegi il recupero e l’ammodernamento delle strutture esistenti prima dell’espansione dell’offerta.
La prospettiva politica è stata messa in dialogo con le esigenze amministrative: Filippo Mancuso, vicepresidente della Giunta Regionale della Calabria, ha richiamato l’impegno per rafforzare le infrastrutture; Vittorio Zito, sindaco di Roccella Ionica, ha insistito sull’integrazione fra marina e tessuto economico locale come leva per attrarre visitatori e imprese.
Impatto occupazionale e catena del valore
Il confronto ha rimarcato il valore occupazionale del comparto: la nautica genera una catena del valore che coinvolge cantieristica, servizi tecnici, ormeggio, charter, commercializzazione e settore ricettivo. Gimmi Cangiano, presidente dell’Intergruppo Parlamentare «Nautica, Subacquea e Turismo Marino», ha evidenziato la capacità del settore di attivare posti di lavoro diretti e indiretti e la necessità di politiche pubbliche coerenti per sostenere questa dinamica.
Si è parlato di misure pratiche per snellire le autorizzazioni, migliorare l’accesso al credito e attrarre capitali esteri in progetti che rispettino criteri di sostenibilità. Idee che vanno dalla semplificazione delle procedure amministrative a meccanismi finanziari che riducano il rischio iniziale degli investimenti.
Il caso Roccella Ionica: modello e ambizioni
Roccella Ionica è stato portato come esempio replicabile, nella misura in cui mette insieme internazionalizzazione, innovazione e legame con la comunità. Gli interventi descritti puntano sull’ammodernamento mirato, su servizi integrati e su una cooperazione stabile tra pubblico e privato.
La presentazione del progetto ha messo in luce come scelte di governance e di pianificazione influenzino redditività e capacità attrattiva di un porto turistico, soprattutto in territori con potenziale turistico ancora da sfruttare a causa di ritardi infrastrutturali.
Nel corso della discussione è stata ripresa la questione delle competenze: occorrono percorsi formativi per tecnici, operatori e figure manageriali della nautica, così da accompagnare l’espansione del settore con professionalità adeguate.
Porto delle Grazie ha cercato con Marina Dialogues di rovesciare l’approccio: dall’idea di semplice ormeggio a quella di infrastruttura produttiva integrata. L’evento ha messo a sistema istanze tecniche, normative e imprenditoriali, cercando punti di contatto fra chi pianifica e chi investe.
Dal confronto sono emerse azioni concrete: aggiornamento normativo, pianificazione regionale più puntuale, priorità all’ammodernamento delle strutture esistenti e misure per rafforzare l’attrattività degli investimenti privati. Restano da tradurre queste indicazioni in atti amministrativi e programmi di intervento.
La fase successiva consisterà nel trasferire quanto emerso in proposte operative e linee guida per le amministrazioni regionali e gli operatori privati: una road map che misuri tempi, costi e ricadute occupazionali per trasformare il potenziale economico dei marina in risultati concreti per le comunità costiere.
Rimangono aperti nodi tecnici e normativi da risolvere nei prossimi mesi; la tempistica degli interventi e l’entità degli investimenti necessari misureranno la capacità del sistema portuale turistico italiano di giocare un ruolo competitivo nel Mediterraneo.
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