«Spera che si assumano le proprie responsabilità e che si faccia piena luce su quello che è successo». È il pensiero che Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, ha affidato alla sua avvocata Giada Bocellari dopo gli ultimi sviluppi sulle analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della sua bicicletta.
La legale ha incontrato i cronisti all’esterno del Tribunale di Pavia, dove si è recata per acquisire le consulenze depositate con il nuovo avviso di conclusione delle indagini nei confronti di Andrea Sempio.
La difesa di Stasi ritiene che le due corse elettroforetiche negative, emerse dall’esame dei dati grezzi del Ris di Parma, costituiscano un elemento nuovo da utilizzare nella richiesta di revisione della condanna.
Sul significato e sulla collocazione temporale di quei test, tuttavia, è già aperto uno scontro tra consulenti.
Bocellari: «Stasi è molto lucido»
Giada Bocellari descrive il proprio assistito come «molto lucido». Stasi, riferisce, non avrebbe voluto commentare nel dettaglio gli sviluppi tecnici, limitandosi a chiedere che vengano chiarite le eventuali responsabilità.
«Non ha nulla da dire se non che spera e auspica che chi ha sbagliato, chi ha fatto quello che ha fatto, si assuma le proprie responsabilità», ha spiegato l’avvocata.
Bocellari ha richiamato le conseguenze personali della vicenda giudiziaria: «Qui parliamo della vita delle persone: questo ragazzo si è fatto otto anni di processo e undici anni di galera, gli è stata rovinata la vita e non lo possiamo dimenticare».
Stasi continua a proclamarsi innocente. La condanna pronunciata nel processo d’appello bis è diventata definitiva con la sentenza della Corte di Cassazione del 2015.
Le due corse elettroforetiche del 20 settembre 2007
La difesa concentra l’attenzione su due corse elettroforetiche relative al campione prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei sequestrata alla famiglia Stasi.
Secondo Bocellari, le due analisi datate 20 settembre 2007 avrebbero restituito un esito negativo sulla presenza del profilo genetico di Chiara Poggi.
«È un dato documentale, oggettivo e non smentibile», sostiene la legale. Quei risultati, aggiunge, non sarebbero stati messi a disposizione del pubblico ministero dell’epoca, non comparirebbero nel fascicolo e non sarebbero stati comunicati alle parti.
La Procura di Pavia ha reso noto che i propri consulenti hanno confermato l’esistenza di due corse negative e ritenuto che la discordanza con il risultato positivo ottenuto il giorno precedente avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti.
La perizia disposta nel 2009
Per la difesa, l’aspetto più grave riguarda una perizia svolta nel 2009 durante il processo di primo grado.
Bocellari ricorda che i due periti nominati dal giudice Stefano Vitelli chiesero al consulente del pubblico ministero la trasmissione dei dati relativi alle analisi compiute sui pedali.
Secondo la legale, le corse negative non vennero comunque inserite nel materiale reso disponibile. La questione del Dna sui pedali ha accompagnato l’intera vicenda giudiziaria e alimentato anche le successive ipotesi sul possibile scambio o sulla sostituzione dei componenti tra le biciclette disponibili alla famiglia Stasi.
La difesa afferma inoltre di avere svolto ulteriori indagini, delle quali Bocellari non ha voluto anticipare il contenuto.
La difesa: «Elementi che disintegrano la condanna»
I legali di Stasi considerano i nuovi dati utilizzabili per chiedere la revisione della sentenza definitiva.
«Possiamo andare a chiedere la revisione con questi elementi a discarico e con gli elementi nuovi che disintegrano la condanna», sostiene Bocellari.
Secondo l’avvocata, il venir meno dell’attribuzione del Dna di Chiara ai pedali priverebbe la condanna di uno dei suoi elementi centrali. Questa è la valutazione della difesa e dovrà essere sottoposta al vaglio della Corte d’appello competente per l’eventuale revisione.
Il dato genetico, pur presente nella sentenza definitiva, faceva parte di un quadro indiziario più ampio valutato dai giudici. La revisione non deriva automaticamente dalla scoperta di un elemento nuovo: occorrerà stabilire se le nuove prove siano in grado di incidere sulla tenuta complessiva della condanna.
La diversa ricostruzione di Marzio Capra
Alla tesi della difesa si contrappone quella di Marzio Capra, storico consulente della famiglia Poggi.
Capra sostiene che non vi sia stato alcun doppio esito negativo successivo all’individuazione del Dna della vittima. Secondo la sua lettura, la data del 20 settembre sarebbe quella di modifica del file, mentre la “run date”, cioè il giorno dell’effettiva analisi negativa, risalirebbe al 10 settembre.
Il test negativo avrebbe quindi preceduto i due profili completi ottenuti il 19 settembre, entrambi compatibili per 15 marcatori con il Dna di Chiara Poggi.
Per Capra, tutti i tentativi di analisi sarebbero stati riportati nella relazione del Ris di Parma e conosciuti dalle parti. La controversia dovrà quindi essere risolta attraverso l’esame dei dati grezzi, delle relazioni dell’epoca e delle consulenze depositate nel nuovo procedimento.
Il fermo del 2007 e il peso del Dna
La presenza del profilo genetico di Chiara sui pedali ebbe un ruolo nel fermo di Alberto Stasi, eseguito il 24 settembre 2007. Il provvedimento non venne però convalidato e Stasi tornò in libertà.
Il processo ebbe successivamente un percorso complesso: due assoluzioni, la riapertura del giudizio e infine la condanna definitiva a 16 anni.
Secondo la difesa, la mancata conoscenza dei risultati negativi avrebbe inciso fin dall’inizio sulla direzione degli accertamenti. La famiglia Poggi continua invece a ritenere corretta la condanna, mentre il suo consulente contesta l’interpretazione delle date fornita dai legali di Stasi.
Salvini: «Se fosse vero, sarebbe estremamente grave»
Sul caso è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, ospite di “Quarta Repubblica” su Rete 4.
Il leader della Lega ha mantenuto il proprio ragionamento sul piano condizionale: «Se fosse vero che un corpo come il Ris dei carabinieri aveva elementi che deponevano a favore dell’innocenza di Stasi e si sono persi, sarebbe estremamente grave».
Salvini ha annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare qualora la ricostruzione venisse confermata.
«Se fosse stato messo in carcere per 16 anni un innocente, ne chiederemo conto», ha affermato.
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