Acqua, la rivoluzione digitale accelera: reti sempre più intelligenti, ma a velocità diverse


Roma, 29 settembre 2026 – La digitalizzazione del servizio idrico italiano sta accelerando, sostenuta dagli investimenti del PNRR e del programma REACT-EU, ma il percorso procede ancora a velocità diverse a seconda dei territori, dei comparti e delle dimensioni dei gestori. È quanto emerge dal Water Smart Utility Report “Il percorso di digitalizzazione del Servizio Idrico in Italia”, presentato da Utilitalia nel corso del Festival dell’Acqua.

Negli ultimi due anni i progressi più evidenti hanno interessato soprattutto le reti acquedottistiche e i grandi gestori industriali. Restano invece significativi margini di sviluppo nel comparto della fognatura e della depurazione e nei territori serviti da imprese di minori dimensioni. Il quadro che emerge è quindi quello di un settore in rapida trasformazione, ma ancora caratterizzato da differenze territoriali e organizzative.

L’indagine ha coinvolto 27 gestori, al servizio di circa 26 milioni di abitanti, pari al 44% della popolazione italiana. Tra il 2023 e il 2025 la quasi totalità degli indicatori considerati registra una crescita, con incrementi che arrivano fino a 26 punti percentuali. La quota di utenze servite da contatori in telelettura, ad esempio, passa dal 14,6% al 33,6%, mentre la rete acquedottistica gestita attraverso una sala di controllo centralizzata cresce dal 49,4% al 75,6%. Aumenta anche la diffusione dei misuratori di pressione collegati al telecontrollo, dal 35,4% al 58,2%.

La stessa evoluzione riguarda la rete distrettualizzata e telecontrollata, che passa dal 38,1% al 53,7%, e quella gestita attraverso sistemi di supporto alle decisioni, dal 29,6% al 48,2%. Particolarmente significativa è inoltre la crescita dei rilevatori fissi di perdite: quasi assenti nel 2023, quando coprivano appena lo 0,6% della rete, nel 2025 raggiungono il 12,5%.

La digitalizzazione della conoscenza delle infrastrutture appare ormai ampiamente consolidata. Nel 2025, sul campione analizzato, risulta georeferenziato il 94,8% della rete di acquedotto e il 96,9% di quella fognaria. Il divario più evidente riguarda invece proprio il comparto fognario: i misuratori di portata online coprono appena il 21,7% della rete. Secondo il Report, questo ritardo è legato anche alla priorità assegnata negli ultimi anni alla realizzazione e all’adeguamento delle opere fisiche necessarie a superare le procedure di infrazione europee.

Dai casi studio emerge una sostanziale convergenza delle strategie adottate dai gestori. Dalla distrettualizzazione delle reti agli smart meter, dalla ricerca delle perdite attraverso sensori acustici fissi, e in alcuni casi tramite satellite, fino al potenziamento del telecontrollo, le tecnologie digitali stanno diventando strumenti sempre più importanti per conoscere e governare le infrastrutture.

Il passaggio successivo riguarda però soprattutto l’utilizzo dei dati. Data lake, piattaforme di smart water management, modellazione idraulica, digital twin e soluzioni di intelligenza artificiale consentono di superare una gestione basata sul solo monitoraggio e di avvicinarsi a un modello predittivo. L’obiettivo è intervenire in anticipo sui problemi e utilizzare le informazioni disponibili per rendere le reti più efficienti e resilienti.

I benefici attesi riguardano diversi ambiti: dalla riduzione delle perdite all’efficienza energetica, dal controllo della qualità dell’acqua alla capacità di risposta alle emergenze. Allo stesso tempo, la crescente integrazione tra tecnologie e infrastrutture rende sempre più importanti l’interoperabilità dei sistemi e la cybersecurity.

Come evidenzia il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro, “La digitalizzazione rappresenta una strada obbligata per innalzare il livello dei servizi ai cittadini erogati dalle utility, il che impone di incrementare anche la capacità di difendersi dal fenomeno dei cyber attack”. Secondo Dal Fabbro, il PNRR ha contribuito ad accelerare gli investimenti, ma per il futuro è necessario costruire un sistema nazionale di monitoraggio della digitalizzazione del servizio idrico, basato su definizioni, metodologie e modalità di raccolta dei dati condivise. Un sistema di questo tipo permetterebbe di confrontare le performance dei gestori, definire benchmark e obiettivi progressivi e affiancare agli indicatori sulla diffusione delle tecnologie anche indicatori capaci di misurarne gli effetti concreti su perdite, qualità del servizio, consumi energetici e resilienza.

L’accelerazione della digitalizzazione si inserisce, inoltre, in una fase di forte crescita degli investimenti complessivi nel servizio idrico. Tra il 2012 e il 2025 gli investimenti pro capite realizzati da un campione di gestori industriali sono passati da 35 a 126 euro per abitante, con un aumento del 54% nel solo periodo 2021-2025. Nello stesso contesto, gli investimenti in digitalizzazione delle utilities, compreso il servizio idrico, sono cresciuti da 421 milioni di euro nel 2022 a 780 milioni nel 2024, raggiungendo circa 1,8 miliardi di euro nel triennio.

Il Report mette però in evidenza un punto essenziale: la tecnologia da sola non può compensare le criticità delle infrastrutture fisiche. I benefici della digitalizzazione dipendono anche dalle condizioni delle reti sulle quali le nuove tecnologie vengono applicate. Secondo i dati ARERA, il tasso medio di sostituzione delle condotte di acquedotto è pari a circa lo 0,7% all’anno, corrispondente a un tempo teorico di rinnovo superiore ai 125 anni.

La modernizzazione del servizio idrico richiede quindi un approccio integrato. Investimenti digitali e investimenti infrastrutturali non devono essere considerati alternativi, ma come due componenti complementari dello stesso percorso: da un lato, tecnologie e dati permettono di conoscere, monitorare e prevedere il comportamento delle reti; dall’altro, il rinnovo delle infrastrutture consente di tradurre queste informazioni in maggiore efficienza, qualità e resilienza del servizio.

(Immagine di copertina di nensuria su Magnific)




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