Il salvadanaio previdenziale per i nuovi nati potrebbe vedere la luce nella legge di Bilancio che l’esecutivo italiano sta preparando. Per questo fioccano le proposte degli operatori coinvolti. I fondi pensione vorrebbero prendesse la forma di uno degli strumenti già presenti nel sistema italiano della previdenza complementare (fondi negoziali, aperti e polizze individuali pensionistiche). Mentre l’Inps punta a trattenere le risorse al suo interno. In mezzo stanno le istanze degli asset manager, non tanto gli italiani, ma soprattutto quelli esteri specializzati in Etf perché proprio questi strumenti low cost e con diversificazione sui mercati azionari possono rappresentare una soluzione che permette di avere un’esposizione a basso costo sulle borse internazionali. Un’asset allocation che si sposta bene per i portafogli previdenziali di chi, come un bebè, ha un orizzonte di lunghissimo periodo. «L’Italia non è sola ad affrontare il problema: la Germania sta sviluppando la propria pensione per i nuovi nati, la Frühstart-Rente, mentre modelli analoghi sono già operativi in Israele, Regno Unito, Canada e Stati Uniti», premette Simone Rosti, responsabile di Italia e Sud Europa di Vanguard, colosso degli Etf e dei fondi passivi che in Germania ha lavorato sul tema formulando raccomandazioni per la Frühstart-Rente.
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La proposta di Vanguard per il mercato italiano
Da questo lavoro emergono, secondo il gruppo, indicazioni che possono essere utili anche nella definizione di un possibile modello italiano. «Lo strutturerei come un conto individuale, universale e portabile, aperto alla nascita; finanziato da un contributo pubblico e da versamenti famigliari volontari, investito in fondi multi-asset globalmente diversificati e a basso costo, gestito con approccio lifecycle, fiscalmente agevolato ma vincolato alla finalità previdenziale; accessibile digitalmente con adeguata assistenza e accompagnato da educazione finanziaria. Semplicità, inclusione, diversificazione e costi contenuti dovrebbero esserne i pilastri. Il programma rafforzerebbe inoltre l’educazione finanziaria delle famiglie», afferma Rosti.
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Vanguard suggerisce un’importante esposizione ai mercati azionari tramite fondi ed Etf globali: «Una componente azionaria significativa può sostenere la crescita nel lungo periodo, ma comporta un certo livello di volatilità e rischi di concentrazione. Per l’Italia, fondi ed Etf globali diversificati e a basso costo potrebbero favorire la crescita del capitale nel lungo periodo, riducendo al contempo il rischio di concentrazione. Inoltre, soluzioni lifecycle o target-date possono ridurre gradualmente il rischio all’avvicinarsi del pensionamento, limitando la possibilità di dover disinvestire dopo una forte correzione».
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Il confronto tra strumenti per le famiglie dovrebbe basarsi su poche informazioni standard: «costo totale, strategia, rischio e percorso di riduzione del rischio. Sarebbero opportuni limiti alle commissioni e un’opzione di default semplice, globale e a basso costo per chi non effettua una scelta attiva», aggiunge Rosti.
L’importanza della portabilità e dell’interesse composto
In che modo il modello tedesco della Frühstart-Rente o le esperienze di Paesi come Regno Unito e Stati Uniti possono essere adattati alle specificità del mercato del lavoro italiano caratterizzato da carriere spesso più frammentate? «Il principio decisivo è la portabilità: il conto deve appartenere alla persona e accompagnarla tra diversi lavori, periodi di inattività e cambi di professione. Per l’Italia servono continuità del conto, versamenti flessibili e contribuzione possibile da parte dello Stato e della famiglia».
Soprattutto è importante iniziare il prima possibile. Il tempo è uno dei fattori più importanti nei rendimenti di lungo periodo: Vanguard calcola che 10 euro al mese dalla nascita ai 18 anni, con rendimento annuo ipotizzato del 6%, diventerebbero circa 66.542 euro a 67 anni. Con 20 euro il capitale raddoppierebbe a circa 133.084 euro. Iniziando invece a cinque anni e versando fino ai 18, scenderebbe a circa 40.500 euro. In sintesi, quindi, perdere quei primi cinque anni costerebbe quasi il 40% del capitale finale, pur avendo versato solo il 28% in meno.
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Il ruolo delle fintech e le barriere normative in Italia
Un ruolo importante lo hanno anche le fintech che consentono di investire in Etf direttamente dalle app fornendo un accesso digitale alla costruzione di un piano di risparmio, sul modello di quello lanciato per i bambini da Trade Republic in Germania lo scorso anno ma non ancora in Italia dove le normative obsolete limitano le opzioni. Come spiega Luca Carabetta, country manager Italy di Trade Republic: «In Italia le opzioni per i minori sono limitate a risparmio postale e fondi pensione. Il conto titoli è invece sostanzialmente bloccato da norme obsolete che vincolano la gestione patrimoniale a passaggi dal giudice tutelare.
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Superare questa vecchia norma – nata evidentemente per altri scopi – sarebbe fondamentale per adeguare l’Italia agli altri Paesi Europei. In Germania, Francia e Spagna i genitori possono aprire liberamente un conto titoli per minori di Trade Republic, intestato ai propri figli. Il conto può ricevere contributi, dai genitori stessi ma anche da terzi». Per Carabetta, «l’anomalia italiana sta nel fatto per cui, per aggirare questa norma, già oggi i genitori avviano e alimentano conti titoli personali con l’obiettivo di cederli poi ai propri figli una volta raggiunta la maggiore età. Una vera distorsione di mercato. Aggiornare il quadro normativo su questo fronte rappresenterebbe il classico caso di intervento a costo zero, con un enorme potenziale per le famiglie italiane». (riproduzione riservata)
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