Dal 1° ottobre la Lombardia resta l’unica regione del Bacino Padano ad applicare il blocco dei diesel Euro 5. Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna scelgono misure alternative. Pressioni di Salvini e FdI su Fontana
I diesel Euro 5 potranno circolare o no in Lombardia dal prossimo 1° ottobre? Dall’inizio di ottobre dovrebbe scattare infatti il divieto di circolazione per le auto diesel Euro 5 nei principali centri urbani della regione, visto che la Lombardia non ha ancora approvato misure per salvare dalla «rottamazione» i vecchi motori a gasolio. Nel frattempo, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno deciso o si apprestano a utilizzare le misure compensative consentite dal governo per evitare il blocco. Una situazione che ha alimentato tensioni all’interno della stessa maggioranza di centrodestra. Da un lato il presidente lombardo Attilio Fontana, che non ha modificato il piano previsto per il contenimento delle emissioni; dall’altro il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che ha annunciato l’intenzione di portare in Consiglio dei ministri un nuovo provvedimento per rinviare lo stop, definito «insensato». Anche Fratelli d’Italia è intervenuta chiedendo alla Lombardia di seguire l’esempio delle altre regioni del Bacino Padano.
La delibera regionale e l’intervento del governo
In realtà, la delibera regionale per «salvare» le auto diesel Euro 5 dal blocco che le dovrebbe fermare dal 1° ottobre potrebbe non essere necessaria. La limitazione antismog riguarderebbe le città con più di 100 mila abitanti, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30. Ma già nei giorni scorsi il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato l’intenzione di rimandare (non è chiaro di quanto) lo stop, idea che ha ribadito nei giorni scorsi annunciando un provvedimento che sarà discusso nel prossimo Consiglio dei ministri. Le altre Regioni del Bacino padano hanno già adottato, come detto, misure alternative per graziare le auto inquinanti. Per esempio, l’Emilia-Romagna ha posticipato l’accensione degli impianti di riscaldamento civili. La Lombardia pensava di correre ai ripari concedendo alle vetture «fuorilegge» di circolare per un numero stabilito di chilometri, monitorati con la scatola nera Move-In. Ma il documento è stato congelato in attesa delle mosse del governo.
I veicoli euro 5
La misura riguarda i veicoli diesel Euro 5, in gran parte immatricolati tra il 2009 e il 2015, e nasce dall’esigenza di ridurre l’inquinamento atmosferico in una delle aree più critiche d’Europa sotto il profilo della qualità dell’aria. Negli ultimi anni l’Italia è stata più volte richiamata dall’Unione europea per il superamento dei limiti relativi a polveri sottili e ossidi di azoto nella Pianura Padana. Per rispondere alle richieste di Bruxelles, il governo aveva introdotto il divieto di circolazione nelle regioni maggiormente interessate dal fenomeno. Successivamente, però, un nuovo decreto ha rinviato l’entrata in vigore delle limitazioni e ha aperto la strada a una soluzione alternativa: le regioni possono evitare il blocco dei diesel Euro 5 adottando interventi capaci di garantire una riduzione delle emissioni equivalente.
La strada dell’Emilia Romagna
È la strada scelta dall’Emilia-Romagna, che ha deciso di puntare su altre misure anti-smog, tra cui il rinvio dell’accensione degli impianti di riscaldamento e incentivi per la sostituzione delle caldaie più obsolete. Il Piemonte ha adottato una strategia analoga, mentre il Veneto ha già avviato l’iter per fare altrettanto. La Lombardia, invece, al momento conferma il calendario previsto. Dal 1° ottobre i diesel Euro 5 non potranno circolare nei comuni di Milano, Monza, Bergamo e Brescia dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 7.30 e le 19.30. Resta la possibilità di aderire al sistema Move-In, che consente di utilizzare il veicolo entro un tetto massimo annuale di chilometri monitorato attraverso una scatola telematica.
Quali sono i nodi
Il nodo è soprattutto sociale ed economico. Le limitazioni colpiscono una fascia di automobilisti che spesso utilizza vetture ancora efficienti ma non dispone delle risorse necessarie per sostituirle con modelli più recenti. Secondo le regioni che hanno scelto le misure compensative, il rischio è quello di scaricare i costi della transizione ambientale sulle famiglie e sulle piccole imprese già alle prese con il caro energia e con il rallentamento dei consumi. «Negli ultimi anni molte famiglie hanno perso potere d’acquisto e cambiare automobile è diventato impossibile», ha spiegato il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale motivando la decisione di evitare il blocco.
La posizione degli ambientalisti
Di segno opposto la posizione delle associazioni ambientaliste, secondo cui il ricorso alle misure compensative rischia di trasformarsi in un semplice rinvio del problema. Per gli ambientalisti il rinnovo del parco auto resta uno degli strumenti necessari per ridurre le emissioni in un territorio che continua a registrare livelli di inquinamento tra i più elevati del continente.
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