A “Filo” s’invoca il ruolo della politica Deve essere centrale


Economia & Società

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Biella

Domenica 20 Settembre 2026

Tavola rotonda L’ampia riflessione degli imprenditori sull’equilibrio della filiera, dai comparti a monte fino a valle. Energia e burocrazia al centro della discussione

Lettura 2 min.

“Filo” ha chiuso la sua 66esima edizione a Milano, dopo due giorni di incontri BtoB che cadono in un momento definito «un ottovolante» anche dal responsabile del salone Paolo Monfermoso.

«Dei 58 miliardi di fatturato italiano del settore moda» ha confermato il direttore dell’Unione Industriale Pier Francesco Corcione, «il 30% è fatto di tessile. Il periodo e’ difficile per le troppe variabili economiche e geopolitiche. Siamo alla ricerca di un nuovo equilibrio. In Italia siamo il secondo settore per export e fatturato e dobbiamo fare di tutto per mantenere la filiera unita, per far comprendere l’importanza delle aziende a monte. Energia e burocrazia sono i punti chiave, serve più impegno da parte di tutti gli imprenditori e la politica deve fare ora la sua parte».

Rispondendo alle sollecitazioni dell’Uib, il presidente della Provincia Emanuele Ramella ha offerto il suo punto di vista, affinché chi occupa posti di responsabilità, soprattutto in tema di energia, si assuma le proprie responsabilità: «Se l’unica soluzione paventata al momento è quella del nucleare di terza generazione siamo ancora distanti dalla realtà. Occorrono interventi soprattutto sulle rinnovabili per poter abbassare i costi alle imprese e alle famiglie. Cosa ha fatto il Ministero per cercare di accelerare la posa della fonti rinnovabili alternative? Ci sono decine di istanze in sospeso che, se fossero state demandate a Regioni o Province, sarebbero già evase e messe a terra o anche, eventualmente, respinte». Ramella, interpretando le urgenze del momento suggerisce, per permettere agli imprenditori di crescere e creare occupazione, di fare squadra e di avviare un confronto a più livelli «per capire chi fa che cosa alla luce di un sistema regionale che in questo momento vive nell’incertezza. Per promuovere il made in Italy e per poter sopravvivere le aziende devono ricevere delle risposte. Non permettiamo che la politica si avviti sulle ideologie soffocando il sistema».

La cerimonia è proseguita con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato diversi ospiti, moderati dalla giornalista Laura Ricardi, sul tema “L’equilibrio della filiera” che ha esplorato il bilanciamento attuale fra comparti a monte e a valle; fra qualità e prezzo, competenze richieste e formazione e non in ultimo fra la crescita dell’azienda e il suo ruolo sociale. Vi hanno preso parte: Michele Pozzi (Linificio e Canapificio nazionale), Cesare Cigolini (Achille Pinto), Stefano Aglietta (Italfil), Marco Bortolini (Di.Vè), Patrizia Salemi (HR di Vimar 1991) e Segio Tamborini (past president Confindustria).

«Sostenere le piccole attività artigianali è un dovere che chiama all’appello le medie e grandi imprese. Non tutte le pmi hanno risorse per rispondere alle richieste dei brand» ha spiegato Cigolini.

Aglietta ha dato evidenza al fatto che «La filatura è un anello poco visibile e poco riconosciuto nonostante investimenti tecnologici molto alti. Una filiera forte deve preservare tutti gli anelli anche quelli più deboli. Se si perde una lavorazione, si perdono tasselli e si crea punto di non ritorno».

«L’equilibrio è valore» ha aggiunto Bortolini. «Dalla materia prima ai trasformatori fino al brand se viene a mancare coerenza fra monte e valle si rischia che il ritmo  si spezzi. Per chi trasforma  è ancora difficile rivendicare il valore espresso».

Per Salemi «il lavoro in Italia ha un costo importante ma le persone vanno messe al centro.  Il fattore umano è il primo equilibrio legato a etica e valori e subito dopo viene il territorio. Abbiamo la fortuna di vivere dove il lavoro manuale conta tantissimo. Dobbiamo proteggerlo».

«Equilibrio è un elemento complesso e dobbiamo ancora trovarlo partendo da monte per arrivare a valle» ha concluso Tamborini. «Il nostro mondo è dinamico e opera in un panorama che da 50 anni sta affrontando continui cambiamenti. Sono tanti i temi sul tavolo a partire dal riuso e dall’economia circolare per la quale occorre costruire una filiera  parallela. L’Epr (la responsabilità estesa del produttore) in Italia ha impiegato 5 anni a trovare un equilibrio e la discussione è ancora in corso. Quando ci si muove in un campo cosi complesso come questo entra in gioco anche la politica perché i costi del riciclato sono maggiori del prodotto vergine. In Italia sul tema siamo avanti anche grazie a una filiera che va dal tessile al meccanotessile, ma la ricerca ha un costo. Serve una maggiore responsabilità da parte del consumatore che acquista e poi butta, ma soprattutto servono regole scritte. E deve esserci equilibrio anche fra chi lavora in Italia e i nostri competitor. Chi manca ancora all’appello è la politica».

I valori di SlowFiber e Magnolab- Brand washing e giovan: cambio di passo per il futuro

Slow Fiber e Magnolab, due realtà che condividono valori comuni. A “Filo” sono intervenuti Dario Casalini (presidente di SlowFiber) e Marco Bardelle (vicepresidente di SlowFiber e di Magnolab) sul tema “Intrecciare valore. Storie di collaborazione che rafforzano la filiera”. Il messaggio lanciato da Casalini è stato chiaro: «Portare svantaggio al concorrente e competere fra aziende non funziona più. Le sinergie, il dialogo e i modelli che fanno bene all’ambiente e alle persone, oggi sono quelli vincenti. La domanda che ci dobbiamo porre è: Che mondo voglio? E poi agire di conseguenza. Il Brand washing non inganna più, soprattutto i giovani che hanno voglia di stare in aziende che condividono trasparenza e sostenibilità vere. Se non è cosi se ne vanno». Non è facile costruire il mercato del futuro: Bardelle ha spiegato come Magnolab abbia nella sua mission anche la formazione. «Ci rivolgiamo a chi è già in azienda. Conoscere tutti i passaggi della filiera aiuta a comprendere i problemi e a risolverli ma con noi lavorano anche i giovani. A loro non serve fare fotocopie ma vedere macchine funzionare, metterci le mani e magari anche sbagliare perché a quegli errori spesso seguono soluzioni nuove. Il nostro hub è collegato con l’Its Tam e permettiamo agli studenti di mettersi alla prova. Un modo per cercare di farli innamorare del mestiere e guardare al futuro tutti insieme».

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