Fiba Confesercenti Emilia Romagna, Sib Confcommercio Emilia Romagna e Oasi Balneari Emilia Romagna scendono in campo contro l’ipotesi di accorpamenti di grandi dimensioni nelle future procedure di gara per le concessioni demaniali. Con una lettera datata 9 aprile 2026, le tre organizzazioni hanno chiesto un intervento della Regione Emilia-Romagna, rivolgendosi al presidente Michele De Pascale e all’assessora alla Mobilità e al Turismo Roberta Frisoni. Per conoscenza, il documento è stato trasmesso anche al sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad.
L’oggetto della missiva è esplicito: «Criticità macroaggregazioni e lotti dimensionali nei futuri bandi demaniali – Tutela del modello turistico e della continuità aziendale». Le associazioni dichiarano la propria «forte preoccupazione» per l’evoluzione del quadro normativo e amministrativo che interessa il litorale riminese e, in particolare, per i criteri con cui verranno definiti i lotti delle prossime procedure di evidenza pubblica.
Nel mirino finisce soprattutto l’orientamento che, secondo le organizzazioni firmatarie, starebbe emergendo dal Comune di Rimini nel nuovo Piano dell’Arenile. La critica riguarda la previsione di macroaggregazioni con fronti spiaggia da almeno 250 metri, fino ad arrivare a 800-900 metri lineari. Per Fiba, Sib e Oasi, una simile impostazione potrebbe mettere in discussione il modello turistico costruito negli anni sulla presenza di numerose piccole imprese familiari.
Il rischio di snaturare l’offerta
La prima criticità indicata nella lettera è quella della dimensione dei futuri lotti. L’aggregazione di 8-10 stabilimenti, fino ad arrivare a 20-30, in un’unica concessione viene considerata incompatibile con le caratteristiche storiche dell’accoglienza romagnola, fondata sulla piccola impresa familiare e sul rapporto diretto con la clientela.
Le associazioni sostengono che dimensioni tanto estese potrebbero risultare difficili da gestire per gli attuali operatori locali e, qualora la redditività attesa non fosse confermata nel tempo, potrebbero portare alla realizzazione di strutture sovradimensionate rispetto alle effettive esigenze del territorio.
Nella lettera viene richiamato anche il precedente di Jesolo, indicato come esempio di come progetti ritenuti eccessivamente dimensionati possano determinare problemi nel rapporto con la cittadinanza, perdita di identità e degrado degli spazi. Si tratta di una valutazione contenuta nel documento delle tre organizzazioni, che utilizzano questo riferimento per evidenziare i possibili effetti di una concentrazione eccessiva delle attività.
«Un richiamo per grandi gruppi e fondi»
Un secondo fronte di preoccupazione riguarda l’ingresso di grandi gruppi esterni e fondi di investimento. Secondo Fiba, Sib e Oasi, lotti di dimensioni molto elevate potrebbero risultare particolarmente attrattivi per soggetti interessati prevalentemente alla redditività dell’operazione, con il rischio di un progressivo allontanamento dal modello imprenditoriale locale.
La lettera richiama inoltre il tema della legalità e delle possibili infiltrazioni, sostenendo che la concentrazione di grandi concessioni potrebbe aumentare l’esposizione a capitali di provenienza illecita o a fenomeni speculativi. Le associazioni collegano questa preoccupazione anche ai recenti protocolli di legalità del Comune di Rimini, nei quali il settore viene indicato come particolarmente sensibile.
La proposta: piccole aggregazioni e continuità aziendale
La parte centrale della proposta riguarda la richiesta di introdurre nel quadro normativo il principio della continuità aziendale, indicato dalle tre organizzazioni come elemento fondamentale per salvaguardare l’offerta turistica esistente.
Per Rimini viene proposta una soluzione basata sulle piccole aggregazioni, individuate in circa tre soggetti o 70-80 metri di fronte spiaggia. Secondo i firmatari, una simile dimensione consentirebbe di favorire nuovi investimenti e servizi, comprese strutture come le piscine, mantenendo però una possibilità concreta di partecipazione per le PMI locali.
Per il resto della costa emiliano-romagnola, invece, Fiba, Sib e Oasi sostengono che dovrebbe essere mantenuta la parcellizzazione delle gare, secondo il principio «una concessione, una gara». L’obiettivo dichiarato è evitare che il sistema tradizionale dell’offerta balneare venga modificato in modo tale da comprometterne le caratteristiche che, secondo le associazioni, ne hanno garantito la solidità nel tempo.
Critiche anche alle manifestazioni di interesse
Le tre organizzazioni esprimono inoltre perplessità sull’eventuale ricorso a manifestazioni di interesse che, a loro giudizio, potrebbero lasciare un margine eccessivo di discrezionalità alle amministrazioni locali e accelerare il processo di rinnovamento prima del completamento delle necessarie varianti urbanistiche.
Da qui la richiesta alla Regione di assumere una «ferma regia regionale» per ricondurre i futuri bandi a un maggiore equilibrio. Tra le proposte figura anche la previsione di un limite di tre concessioni aggiudicabili allo stesso soggetto, oltre al divieto di creare lotti considerati eccessivamente grandi e tali, secondo i firmatari, da cancellare decenni di storia imprenditoriale romagnola.
La lettera si conclude con la richiesta di un incontro di approfondimento tecnico con la Regione. Il messaggio delle tre organizzazioni è quindi rivolto direttamente alla fase che precederà la predisposizione delle future gare: la dimensione dei lotti, sostengono Fiba Confesercenti Emilia Romagna, Sib Confcommercio Emilia Romagna e Oasi Balneari Emilia Romagna, non sarebbe un aspetto meramente amministrativo, ma una scelta destinata a incidere profondamente sulla struttura economica e turistica della costa riminese e dell’intero litorale emiliano-romagnolo.
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