Il Presidente della Regione Abruzzo, presente alla commemorazione in Belgio, ricostruisce quanto accaduto prima e dopo l’oscena protesta rossa

A Marcinelle, in occasione del 70.mo anniversario della catastrofe del Bois du Cazier, è andata in scena un’articolata regia tesa all’appropriazione della ‘memoria’ dell’evento da parte di una corrente sindacale e politica di sinistra. Voltarsi di schiena durante gli interventi di La Russa e Sberna non è stato solo un ‘gesto’ estemporaneo di un gruppo di sindacalisti, ma parte di un’orchestrata manovra di provocazioni di cui siamo stati oggetti per due giorni, e che ha un antefatto che oggi si capisce pienamente alla luce di quanto accaduto.

L’antefatto: il rifiuto all’Ugl

L’antefatto: il sindacato italiano UGL, quarta confederazione per numero di lavoratori iscritti, nelle settimane che precedono la ricorrenza aveva chiesto al Museo del Bois du Cazier l’autorizzazione ad apporre una targa in ricordo dell’evento, da scoprire alla presenza di una delegazione guidata dal Segretario Confederale Francesco Capone. Analoga richiesta aveva fatto il sottoscritto per conto della Regione Abruzzo. Il Consiglio d’Amministrazione ha negato l’autorizzazione all’UGL. Bisogna sapere che in uno spazio dedicato allo scopo, decine di targhe da molti paesi del mondo, a firma di organizzazioni sindacali, associazioni di emigranti, enti e istituzioni territoriali, testimoniano la doverosa opera di coltivazione della memoria e il passaggio di autorità di vario livello sul luogo. Solo all’UGL viene impedito, con una decisione inedita e sorprendente. Con il sindaco di Manoppello e Presidente della Provincia abbiamo rappresentato il nostro disappunto per tale discriminazione alla Direttrice del Museo, anticipando il testo di una missiva che manderemo in vista di una prossima riunione di ottobre del CdA. La mattina di sabato 8 agosto, prima dell’inizio della cerimonia, abbiamo fatto altrettanto con il Segretario Confederale della CGIL Maurizio Landini, del quale abbiamo apprezzato la presenza personale alla ricorrenza. Gli abbiamo chiesto di intervenire a supporto della richiesta dell’UGL affinché venissero rimossi comportamenti discriminatori nei confronti di un’organizzazione di lavoratori radicata e stimata in Italia e in Abruzzo. Una richiesta che abbiamo fatto a maggior ragione dopo aver sentito lo stesso Landini, il giorno prima, terminare il suo intervento davanti al Monumento di Charleroi invocando l’unità di tutti i lavoratori. Impedire a un sindacato che ha il torto di non condividere la stessa impostazione politico-culturale della CGIL di onorare i caduti sul lavoro non è la strada migliore per ‘unire’ i lavoratori. Ci siamo lasciati con l’augurio che Landini e la CGIL (che ci hanno dichiarato fossero ignari dell’accaduto e della decisione assunta dal CdA) avrebbero sostenuto tale richiesta. Da notare che Capone e l’UGL hanno rinunciato a ogni forma di protesta o di azione, per rispetto della solennità delle celebrazioni e della tragedia dei minatori deceduti.

Nessun intervento per la nostra Regione

Il giorno prima della ricorrenza, come accennato, si è svolta la tradizionale posa dei fiori ai piedi di un monumento eretto in una piazza di Charleroi. Veniamo chiamati a deporre fiori, come Regione e come Comune di Manoppello, insieme ad altri sindaci. Il cerimoniale ci informa che non sono previsti nostri interventi, nonostante la Regione fosse rappresentata al massimo livello (il giorno successivo anche il Presidente del Consiglio regionale Sospiri si aggiunge alla delegazione). La delegazione della CGIL guidata da Landini e dal Segretario confederale Abruzzo e Molise Carmine Ranieri viene accolta dal sindacato ‘gemello’ FGTB (Federazione generale del lavoratori belgi), indossano gli stessi fazzoletti rossi con entrambe le sigle e scritte bilingue. Sono la stessa ‘famiglia’ sindacale a livello europeo e internazionale. Il sindacalista belga Vincent Pestieau, segretario regionale della FGTB, conclude il suo intervento passando la parola a Landini, che conclude la cerimonia. Pestieau è quello che il giorno dopo rivendicherà l’offesa a La Russa.

Il rifiuto di Landini

Ci trasferiamo in un albergo di Charleroi dove il partito dei Conservatori europei (ECR), del quale sono capogruppo nel Comitato delle Regioni dell’UE, aveva organizzato un convegno commemorativo. Al convegno partecipa Kris Van Dijck, eurodeputato di N-VA, partito di centrodestra fiammingo, lo stesso del premier belga Bart De Wever, una folta delegazione di parlamentari europei e italiani di Fratelli d’Italia, il presidente del CNEL Brunetta, i rappresentanti sindacali di UGL, CISL e UIL. La CGIL, seppure invitata e alloggiata nello stesso albergo, non ha sentito nemmeno il dovere di rispondere all’invito, nemmeno per declinarlo.
Il giorno della celebrazione al Bois du Cazier avviene quello che è già noto: sindacalisti con il fazzoletto rosso ‘timbrato’ CGIL-FGTB si voltano di spalle quando intervengono La Russa e la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna (è utile sottolineare che La Russa, peraltro, è intervenuto solo per dare lettura del messaggio del Presidente della Repubblica). Il Borgomastro di Charleroi si produce in un lungo comizio ‘antifascista’ che ha poi rivendicato su Instagram: “Guardare gli eredi del Fascismo dritto negli occhi e ricordargli la nostra storia: era nostro dovere”, condito da urla e applausi scroscianti dei militanti sindacali socialisti.

Una provocazione ben studiata

In conclusione: è chiaro che è andata in onda una provocazione ben studiata. Infastiditi dalla presenza politica e istituzionale di Fratelli d’Italia e del centrodestra italiano e europeo, che loro malgrado guidano grazie al consenso popolare la Regione Abruzzo, il Comune martire di Manoppello, il Governo italiano e quello belga, oltre ad avere un peso significativo nelle istituzioni comunitarie, i sindacati di estrema sinistra e il sindaco socialista di Charleroi si sono dati un bel da fare non per ricordare e onorare le vittime, ma per attaccare i ‘fascisti’ e lanciare proclami e anatemi antifascisti. Contravvenendo al dovere dell’ospitalità, turbando la solennità di una celebrazione che, nei 69 anni precedenti, si è sempre svolta nel raccoglimento, nella preghiera, nella riflessione e nel comune impegno perché tali tragedie non debbano più ripetersi.
Noi siamo rimasti al nostro posto, non abbiamo risposto per le rime, non abbiamo rumoreggiato quando la provocazione è apparsa evidente, non abbiamo voltato le spalle ai leader politici e sindacali che pronunciavano accuse farneticanti al nostro indirizzo. Ci siamo dedicati esclusivamente a rendere omaggio alle vittime. Mostrando contegno istituzionale ed educazione che altri non hanno avuto. Se avessimo voluto fare polemica, ci sarebbe stato agevole ricordare al sindaco di Charleroi che i nostri minatori furono vittime – prima ancora della catastrofe – delle discriminazioni subite dai suoi stessi compaesani, che gli operai e i minatori abruzzesi e italiani non trovarono ad accoglierli un sindacato socialista che mostrasse loro la tanto decantata ‘solidarietà di classe’, che solo dopo la tragedia si incrinò il muro di omertà e di complicità nel disprezzo verso quegli italiani dalle mani nere di carbone, e che i tribunali belgi si guardarono bene dal rendere giustizia alle vittime.

Il silenzio della Cgil

Un’ultima considerazione sul ruolo della CGIL. Accusata dal capodelegazione di Fdi-ECR all’europarlamento Carlo Fidanza di aver voltato le spalle, hanno reagito con toni sprezzanti (“colpo di sole” di Fidanza) negando l’addebito, fino alla rivendicazione dei loro “compagni” belgi. Non una parola sul merito della questione: che merita invece una risposta. La CGIL sapeva della protesta? Era stata informata delle intenzioni dei sindacalisti belgi che li hanno ospitati e accolti, con i quali hanno condiviso i fazzoletti rossi griffati al collo e gli slogan e le parole d’ordine che hanno segnato la loro presenza? Se anche volessero farci credere che fossero all’oscuro delle intenzioni del loro sindacato gemello, condividono la loro oltraggiosa messinscena? Non abbiamo sentito una sola parola da parte della CGIL, né nazionale né regionale, per prendere le distanze da questo comportamento. Sarebbe utile – e doveroso – ascoltarla.

Marco Marsilio – Presidente Regione Abruzzo


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