Il prossimo 24 agosto ricorre l’anniversario del terribile terremoto che ha colpito il centro-Italia. Il Commissario del governo Meloni per la ricostruzione parla al Secolo raccontando quanto è stato fatto e i prossimi passi da compiere, perchè “non basta ricostruire le case: bisogna far tornare a vivere i borghi”
L’Italia non dimenticherà mai la notte del 24 agosto 2016, quando una violentissima scossa di terremoto colpì l’Appennino centrale, il cuore dell’Italia, devastando borghi e comuni come Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto. Sotto le macerie persero la vita 299 persone e altre 4 morirono per cause indirettamente legate al sisma. In totale 303 vittime. Da allora sono passati 10 anni e la ricostruzione è andata avanti. Una ricostruzione materiale e non solo, che guarda anche il futuro del tessuto sociale del territorio e alle comunità che lo abitano. Il Secolo d’Italia ne ha parlato in una intervista esclusiva con il senatore Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione del Governo Meloni.
Commissario Castelli. Si avvicina la data del 24 agosto, giorno in cui ricorrerà il decennale del sisma che ha colpito Accumoli, Arquata e Amatrice. Qual è il sentimento prevalente che accompagna questo anniversario così significativo?
«Il decennale è un passaggio che porta con sé memoria, responsabilità e una forte tensione verso il futuro. La mattina successiva alla scossa avvenuta alle 3:36 ero ad Arquata del Tronto per aiutare il sindaco Petrucci travolto dalla catastrofe. Ho visto i corpi esanimi e respirato la polvere delle macerie. In una parola: ho piena consapevolezza di ciò che ha rappresentato quel tragico evento. Dieci anni sono un tempo lungo, segnato dal dolore e da una ricostruzione complessa, ma anche da una determinazione che non è mai venuta meno».
Dieci anni dopo da quella notte del 2016 a che punto siamo?
«Oggi possiamo dire che la ricostruzione ha finalmente compiuto un cambio di passo e che la luce in fondo al tunnel si distingue chiaramente, grazie a un lavoro collettivo che ha coinvolto istituzioni, comunità e professionisti. La particolare attenzione dedicata ai tre Comuni martiri del 24 agosto è stata ribadita anche nei giorni scorsi quando, grazie alle misure adottate dal Governo in occasione del Cdm del 4 agosto, per Accumoli, Amatrice e Arquata sono state previste misure dedicate (ZFU e stabilizzazione di personale) mentre, per tutto il cratere, sono state stanziate risorse destinate a programmi di rilancio economico e sociale. È l’ennesimo esempio concreto di un impegno da parte dell’Esecutivo che non è mai venuto meno».
Qual è il quadro che ci restituiscono i dati attuali, rispetto alla ricostruzione nel cratere del sisma?
«I numeri ci dicono che le liquidazioni di Cassa Depositi e Prestiti alle imprese impegnate nella ricostruzione privata superano gli 8 miliardi, con il 69% erogato dal 2023 a oggi. Solo nell’ultimo anno è stato liquidato 1.5 mld di euro. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, i lavori in corso e le opere concluse rappresentano circa il 40% dell’intera programmazione. Molto è stato fatto, dunque, ma siamo consapevoli che c’è ancora molto lavoro da fare. Anche per questo l’anniversario del 24 agosto unisce il ricordo del passato alla tensione verso un nuovo domani: perché restituire futuro all’Appennino significa ricostruire case, ma anche fiducia, economia, servizi, opportunità».
Commissario, negli ultimi anni si è parlato spesso di “cambio di passo” nella ricostruzione. Che cosa lo ha reso possibile?
«Il cambio di passo è stato il frutto di un’opera costante di semplificazione amministrativa compiuta in questi anni, volta a rimuovere i fattori che causavano ostacoli e rallentamenti. Abbiamo lavorato per ridurre tempi, procedure e sovrapposizioni, e questo ha consentito di rendere più veloce la macchina della ricostruzione. Ma la semplificazione, da sola, non basta: a monte, l’elemento decisivo è stata la sinergia istituzionale, attuata attraverso il modello di una governance multilivello. Governo, Regioni e Comuni hanno operato con spirito di costante collaborazione e unità di intenti, allineando obiettivi, strumenti e priorità. Quando le istituzioni operano in questo modo, i risultati arrivano. Il frutto di questo lavoro sono più cantieri aperti, più opere completate, più famiglie che tornano nelle loro case».
La ricostruzione non riguarda solo l’ambito dell’edilizia: lei ha più volte richiamato l’importanza della “riparazione economica e sociale”. Ma cosa vuol dire concretamente?
«Significa che non basta ricostruire case ed edifici: abbiamo il dovere e la volontà di contrastare il fenomeno dello spopolamento, ricostruire comunità, relazioni, il tessuto immateriale che dà vita ai nostri borghi. Si tratta di quel principio del Right to stay finalmente impresso proprio dall’Unione europea, grazie al prezioso lavoro del vicepresidente Ue e Commissario Raffaele Fitto, che ha posto nella sua agenda il tema del ‘diritto a restare’, soprattutto nelle aree interne. I territori colpiti dal sisma hanno subito una frattura profonda, non solo materiale. La riparazione economica e sociale è la condizione per restituire vitalità, sostenere le imprese, garantire servizi, attrarre nuove famiglie e incentivare chi vuole restare. È un lavoro che procede insieme alla ricostruzione fisica, perché un territorio ricostruito ma privo di vita non può dirsi davvero rinato. Per questo stiamo ricomponendo quel tessuto fatto di scuole, presidi sanitari, infrastrutture e attività produttive, e continueremo a farlo: la ricostruzione è un percorso integrato, non un elenco di opere».
A dieci anni dal sisma il ritorno alla “normalità” è più vicino?
«La normalità, per chi ha vissuto quell’evento catastrofico, non è mai un concetto semplice. Ma oggi possiamo dire che siamo entrati nella fase decisiva del percorso. Molti comuni del cratere stanno vedendo riaprire municipi, chiese, piazze e strade. Altri stanno avviando cantieri particolarmente complessi. Il nostro obiettivo è chiaro: completare la ricostruzione materiale e consolidare quella sociale, affinché ogni borgo possa tornare a essere pienamente vissuto. Non parliamo di un ritorno al passato, ma della costruzione di un futuro più sicuro, più moderno e più coeso. Il decennale ci ricorda che la strada è lunga, ma ci conferma anche che la direzione è quella giusta».
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Giovanna Ianniello
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