Ansia da pensione, i giovani che temono di lavorare per sempre: la «Generazione Nerd» non avrà un assegno sufficiente


di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La paura di lavorare per sempre frena il risparmio dei giovani. In Italia sei su dieci temono una pensione insufficiente: le proiezioni sugli assegni futuri e il ruolo dell’educazione finanziaria

La pensione fa paura prima ancora che cominci una carriera. Prima di un contratto stabile, di una casa propria, di uno stipendio che lasci qualcosa da mettere da parte. Per molti giovani il dubbio riguarda ormai la possibilità stessa di smettere di lavorare, un giorno, senza ritrovarsi in difficoltà. E per alcuni diventa una ragione per disinteressarsi del futuro: se dovrò lavorare per sempre, a che cosa serve risparmiare per la pensione?

Nel Regno Unito questa sfiducia ha trovato un nome: Generazione Nerd, acronimo di Never Ever Retiring Demographic, la popolazione che pensa di non andare mai in pensione. A utilizzarlo è People’s Pension, un operatore della previdenza aziendale britannica, sulla base di una ricerca realizzata da Opinium tra agosto e settembre 2025 su un campione rappresentativo di 2.000 adulti. Tra gli intervistati della generazione Z, dai 18 ai 27 anni, il 47% dichiara di non occuparsi attivamente della propria pensione; il 12% si è disinteressato del tutto al risparmio previdenziale perché crede che dovrà lavorare per sempre. La paura, anziché spingere a prepararsi, finisce per bloccare. 




















































La sfiducia nella pensione pubblica

Le ricerche condotte in diversi Paesi raccontano aspetti di questa inquietudine, pur con domande, campioni e sistemi previdenziali differenti. In Germania, un sondaggio rappresentativo realizzato da forsa per ING e Visa nel giugno 2026, su circa mille persone tra i 18 e i 30 anni, mostra che soltanto il 49% si aspetta di ricevere una pensione pubblica, contro il 56% dell’anno precedente. Il 79% si preoccupa della propria sicurezza economica nella vecchiaia e teme la povertà. Ma la sfiducia non porta tutti alla rinuncia: il 53% indica la previdenza tra gli obiettivi per cui risparmia. 

Negli Stati Uniti pesa soprattutto il timore di arrivare al momento del ritiro senza risorse sufficienti. Nel Planning & Progress Study 2026 di Northwestern Mutual, il 58% degli intervistati della generazione Z non ancora pensionati si aspetta di essere economicamente preparato, in calo rispetto al 63% del 2025. Resta la generazione più fiduciosa tra quelle esaminate, ma il 45% dei Gen Z considera probabile vivere più a lungo dei propri risparmi. Il problema diventa quanto denaro servirà e per quanti anni dovrà bastare. 

In Italia sei giovani su dieci temono un futuro senza benessere

In Italia l’ansia comincia dal bilancio del mese. Nella Global Gen Z and Millennial Survey 2025, Deloitte segnala che circa sei giovani italiani su dieci dichiarano di vivere di stipendio in stipendio e temono di raggiungere la pensione senza un livello di benessere economico soddisfacente. Il dato riguarda Gen Z e Millennial e descrive una difficoltà a costruire sicurezza nel tempo. La rilevazione del 2026 aggiunge un elemento: il 56% dei Gen Z e il 51% dei Millennial italiani dichiarano di aver rinviato decisioni importanti per ragioni finanziarie. Il costo della vita è la prima grande preoccupazione per il 40% di entrambe le generazioni. 

La paura di un assegno insufficiente trova un riscontro anche nelle proiezioni. Il Focus Censis-Confcooperative «Pensioni, ipoteca sul futuro?», diffuso a febbraio, confronta due dipendenti privati con una carriera continuativa di 38 anni e un’uscita dal lavoro a 67. Chi ha iniziato nel 1982 ed è andato in pensione nel 2020 ha un tasso di sostituzione netto, cioè un rapporto tra pensione e ultima retribuzione, dell’81,5%; per chi ha cominciato nel 2022 e, nelle ipotesi della simulazione, si ritirerà nel 2060, il rapporto scende al 64,8%.

Sono 16,7 punti percentuali di distanza. Il calo di reddito al momento del pensionamento passa così dal 18,5% al 35,2%, quasi il doppio. Il confronto riguarda due profili specifici e non costituisce una previsione valida per ogni giovane, ma mostra quanto possa allargarsi la distanza tra l’ultimo stipendio e il primo assegno. Anche ipotizzando una carriera senza interruzioni. 

Dalla scuola ai social, come parlare di previdenza

Per Valerio Marchetti, ambassador di Fineco, una parte della risposta passa dall’educazione finanziaria. «Servono strumenti nuovi adatti ai tempi moderni e capaci di parlare il linguaggio delle nuove generazioni», sostiene. La sua proposta comprende un’ora obbligatoria a scuola come materia autonoma, podcast accessibili e contenuti social pensati per chi si informa sullo smartphone e chiede sempre più spesso consigli finanziari a un chatbot.

Il divario di conoscenze è documentato. Nell’indagine della Banca d’Italia svolta nel 2023 sui giovani tra i 18 e i 34 anni, soltanto il 35% risponde correttamente alle domande sui principali concetti economici: inflazione, tasso d’interesse e diversificazione del rischio. L’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale è già stata inserita dalla legge 21 del 2024 nell’insegnamento dell’educazione civica. La proposta di una materia autonoma rappresenterebbe dunque un passo ulteriore. 

Anche il modo di comunicare può fare la differenza. Nella ricerca di People’s Pension, il 36% dei giovani ritiene che il settore finanziario spieghi male i vantaggi del risparmio previdenziale. Tra questi, il 27% pensa che le aziende si concentrino troppo sulla vendita dei prodotti e troppo poco sulla formazione. Indicazioni semplici, obiettivi comprensibili e la possibilità di cominciare con piccole somme risultano tra gli strumenti che gli intervistati considerano più utili per rendere la previdenza meno opprimente. 

Sapere come risparmiare e poterlo fare

Marchetti invita a non considerare sufficiente la semplice iscrizione a un fondo pensione. «Iscrivere per legge un neoassunto a un fondo pensione non lo rende capace di valutare un comparto di investimento, di leggere un rendiconto o di capire perché conviene iniziare a versare a vent’anni e non a quaranta», osserva. La pianificazione richiede comprensione: sapere quali costi si sostengono, quali rischi si assumono e come le scelte si accordano con il tempo a disposizione.

Richiede però anche un margine di reddito da destinare al futuro. L’educazione finanziaria può aiutare a usare meglio le risorse, ma la possibilità di accumularle dipende anche dagli stipendi, dalla continuità del lavoro e dalle spese necessarie per vivere. È su questo terreno che l’ansia da pensione incontra le difficoltà quotidiane dei giovani. Si può imparare a leggere un rendiconto e capire il valore di un versamento fatto presto. Poi bisogna aprire il conto corrente e trovare, dopo l’affitto e le bollette, qualcosa da versare.

11 ottobre 2026 ( modifica il 11 ottobre 2026 | 16:02)


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