Trasformare il patrimonio forestale dell’Umbria in una risorsa per l’economia, la salute e lo sviluppo delle comunità locali. È questo l’obiettivo emerso dal convegno “Il bosco come risorsa. Idee per una piena valorizzazione del patrimonio forestale umbro”, organizzato sabato 10 ottobre da Socialismo XXI Umbria nella sede di Umbraflor, a Spello.
L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni regionali, amministratori, esperti del settore forestale e organizzazioni impegnate nella gestione del territorio.
Al centro del dibattito sono finite tre proposte operative: introdurre percorsi di educazione forestale nelle scuole, sviluppare una filiera energetica basata sul legno locale e aumentare la presenza di alberi nelle città umbre.
La discussione ha affrontato anche le conseguenze della nuova classificazione dei Comuni montani, contestata dall’assessora regionale all’Agricoltura, Foreste e Turismo, Simona Meloni.
Comuni montani, Meloni contesta la riforma Calderoli
La revisione dei criteri per il riconoscimento dei Comuni montani ha riaperto il confronto tra Regione Umbria e Governo. Secondo i dati illustrati durante il convegno, il numero delle amministrazioni umbre comprese nella classificazione è passato da 91 a 57.
La nuova disciplina, in vigore dal 22 luglio, comporta quindi l’esclusione di 34 Comuni umbri dal precedente elenco dei territori montani.
Una modifica che, secondo l’assessora Simona Meloni, rischia di penalizzare aree già caratterizzate da difficoltà economiche, carenza di servizi e fenomeni di spopolamento.
La rappresentante della Giunta regionale ha criticato l’impostazione dei criteri associati alla riforma promossa dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli.
Per Meloni, altitudine e pendenza non possono rappresentare gli unici parametri per definire la condizione di un territorio montano. La valutazione dovrebbe considerare anche le caratteristiche sociali, la fragilità economica e le difficoltà di accesso ai servizi.
L’uscita dalla classificazione potrebbe incidere sull’accesso a specifiche misure di sostegno e agevolazioni, in funzione delle regole previste dai singoli strumenti di finanziamento.
Trivellizzi propone educazione forestale, energia e nuovi alberi
Walter Trivellizzi, segretario regionale di Socialismo XXI, ha presentato tre linee di intervento per valorizzare concretamente i boschi umbri.
La prima riguarda la formazione delle nuove generazioni. L’obiettivo è costruire un programma di educazione forestale rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado, coinvolgendo autorità scolastiche, agronomi, Agenzia forestale regionale e organismi di certificazione.
Le attività dovrebbero favorire una maggiore conoscenza degli ecosistemi boschivi, della biodiversità e delle opportunità legate alla gestione sostenibile delle foreste.
La seconda proposta punta a sviluppare una filiera energetica regionale alimentata con legna e cippato provenienti dal territorio umbro.
Secondo il progetto illustrato, il materiale legnoso potrebbe essere utilizzato in impianti per la produzione di energia termica ed elettrica destinata a edifici pubblici, scuole, ospedali e attività produttive.
La terza iniziativa riguarda invece la forestazione urbana, con un programma decennale di nuove piantumazioni nei centri abitati.
Trivellizzi propone di mettere a dimora un numero di alberi pari almeno al 10% della popolazione dei Comuni coinvolti, attraverso un percorso che potrebbe valorizzare anche le competenze di Umbraflor.
Per coordinare queste attività è stata richiesta una regia regionale, capace di coinvolgere enti pubblici, proprietari forestali, imprese e organizzazioni del settore, in collegamento con il Programma forestale regionale 2024-2033.
Umbria, la superficie boschiva potrebbe aver superato il 50%
Il patrimonio forestale umbro continua a espandersi e potrebbe aver raggiunto un’estensione superiore alla metà del territorio regionale.
È quanto emerso dall’intervento di Francesco Grohmann, dirigente del Servizio Foreste, montagna, sistemi naturalistici e valorizzazione delle aree protette della Regione Umbria.
Secondo i dati ufficiali richiamati durante il convegno, i boschi occupano circa 400mila ettari, equivalenti a oltre il 47% della superficie regionale.
Grohmann ha però osservato che l’espansione della vegetazione potrebbe aver portato la copertura effettiva oltre il 50%, un valore superiore a quello rappresentato dalle statistiche disponibili.
Il dirigente ha inoltre sostenuto che l’Umbria non avrebbe conosciuto una presenza forestale così estesa dalla preistoria. Si tratta di una ricostruzione storica illustrata durante l’incontro, che collega la situazione attuale ai profondi cambiamenti nell’utilizzo del territorio.
Per secoli, infatti, una parte consistente delle superfici boschive è stata destinata all’agricoltura oppure sfruttata per ricavare legname e carbone vegetale.
La progressiva riduzione di queste attività, l’abbandono dei terreni agricoli meno produttivi e gli interventi di rimboschimento hanno favorito la ricrescita delle foreste.
Boschi cedui, una caratteristica centrale del patrimonio umbro
Una componente importante della superficie forestale regionale è costituita dai boschi cedui, caratterizzati dalla capacità delle piante di rigenerarsi attraverso i polloni che si sviluppano dalle ceppaie dopo il taglio.
Durante il convegno, Grohmann ha richiamato il particolare rilievo dell’Umbria nella diffusione di questa forma di gestione forestale, attribuendole un primato a livello europeo.
Il dirigente ha anche segnalato la necessità di riconoscere maggiormente le caratteristiche dei cedui nella programmazione forestale nazionale.
Una gestione pianificata di questi boschi può contribuire alla disponibilità di legname, alla manutenzione del territorio e alla prevenzione dei rischi ambientali, purché gli interventi siano compatibili con gli obiettivi di conservazione e sostenibilità.
Il tema è particolarmente rilevante per una regione nella quale la crescita delle superfici forestali non sempre si accompagna a un utilizzo economico organizzato delle risorse disponibili.
Meloni richiama il principio One Health: foreste, salute e turismo
L’assessora Simona Meloni ha collegato la gestione del patrimonio forestale al principio One Health, secondo il quale la salute delle persone è strettamente connessa a quella degli animali e degli ecosistemi.
In questa prospettiva, i boschi non rappresentano soltanto una risorsa ambientale, ma contribuiscono alla qualità dell’aria, alla regolazione delle temperature e al benessere delle comunità.
La presenza di alberi nelle aree urbane può assumere un ruolo importante soprattutto durante i periodi estivi, quando l’ombreggiamento e i processi naturali della vegetazione aiutano a contenere il calore.
Meloni ha inoltre evidenziato le possibilità di sviluppo economico offerte dal turismo naturalistico ed esperienziale, dalle attività delle aree interne e dalla valorizzazione dei prodotti del sottobosco.
Tra questi, il tartufo occupa una posizione di rilievo per il valore commerciale e per il collegamento con le tradizioni gastronomiche regionali.
Tartufo d’Alba, il dibattito sulla provenienza del prodotto umbro
Uno dei temi più discussi ha riguardato la valorizzazione commerciale del tartufo raccolto in Umbria. Durante l’incontro è stata riportata la stima secondo cui circa la metà del prodotto commercializzato come tartufo d’Alba proverrebbe dal territorio umbro.
Il dato è stato presentato nel corso del dibattito, ma non accompagnato da una documentazione statistica che ne permetta una verifica indipendente. Non può quindi essere considerato una quota commerciale accertata.
La questione sollevata riguarda comunque un problema economico più ampio: la capacità dei territori di produzione di mantenere una parte adeguata del valore generato dalle proprie risorse.
Per questo, tra le opportunità individuate figurano la certificazione della provenienza, la riconoscibilità del tartufo umbro e lo sviluppo di esperienze turistiche legate alla raccolta e alla conoscenza dei boschi.
Una maggiore tracciabilità potrebbe aiutare a distinguere l’origine del prodotto e a valorizzare il lavoro degli operatori della filiera.
Brunori e Pefc Italia: cinque priorità per la filiera del legno
Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia, ha indicato cinque ambiti sui quali concentrare gli interventi per una gestione sostenibile del patrimonio forestale.
- Gestione attiva e pianificata dei boschi, per favorire interventi coerenti con le caratteristiche dei territori.
- Ricostruzione della filiera regionale del legno, dalla raccolta fino alla trasformazione industriale.
- Cooperazione tra imprese e comunità locali, per superare la frammentazione delle attività.
- Certificazione forestale e valorizzazione dei servizi ecosistemici, come strumenti di competitività.
- Sviluppo di una filiera energetica sostenibile, integrata nei principi dell’economia circolare.
Le indicazioni di Pefc Italia si collegano alle proposte avanzate da Socialismo XXI e alla necessità di organizzare un sistema economico capace di valorizzare il patrimonio forestale senza comprometterne la conservazione.
Il 73% dei boschi umbri è privato: serve coordinamento
La frammentazione della proprietà forestale rappresenta uno degli ostacoli principali alla realizzazione di programmi di gestione su vasta scala.
Secondo i dati illustrati da Walter Trivellizzi, il 73% dei boschi umbri appartiene a soggetti privati, mentre il restante 27% è di proprietà pubblica.
Questa distribuzione rende necessario coinvolgere una pluralità di soggetti per organizzare interventi di manutenzione, prevenzione degli incendi, raccolta del legname e valorizzazione energetica.
Un ruolo importante è attribuito anche alle Comunanze agrarie, che gestiscono patrimoni collettivi legati alla storia e alle attività delle comunità locali.
Il convegno ha visto la partecipazione di Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem; Sandro Ciani, coordinatore delle Comunanze agrarie umbre; Paolo Fratini, amministratore unico di Umbraflor; e Ottavio Anastasi, amministratore unico dell’Agenzia forestale regionale.
Il sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, non ha potuto prendere parte all’iniziativa a causa di un imprevisto.
Programma forestale Umbria 2024-2033, le proposte per la Regione
Il risultato del confronto di Spello è una richiesta di maggiore coordinamento regionale per trasformare le proposte in interventi concreti.
Socialismo XXI, formazione politica che nel 2024 ha sostenuto Stefania Proietti alle elezioni regionali e Vittoria Ferdinandi alle amministrative di Perugia, intende proseguire il confronto con le istituzioni sui temi dello sviluppo territoriale.
Le tre iniziative presentate da Trivellizzi potrebbero essere approfondite nell’ambito del Programma forestale regionale 2024-2033, coinvolgendo amministrazioni locali, scuole, proprietari dei boschi, imprese e organismi tecnici.
Il percorso richiederà la definizione delle risorse disponibili, delle responsabilità operative e delle modalità di attuazione.
Dalla forestazione urbana all’energia prodotta con biomasse locali, fino alla valorizzazione del tartufo e del turismo naturalistico, il patrimonio boschivo umbro viene indicato come una possibile leva di sviluppo per le aree interne.
Resta aperto anche il confronto politico sulla classificazione dei Comuni montani, con la Regione che contesta gli effetti dei nuovi criteri su 34 amministrazioni precedentemente riconosciute come montane.
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