VENEZIA – Il termine è scaduto ormai tre mesi fa, poiché gli interventi del Pnrr dovevano essere conclusi entro il 30 giugno 2026. Dunque è tempo di bilanci e un elemento spicca già: per il Nordest il Piano nazionale di ripresa e resilienza, con l’aggiunta del Piano nazionale complementare e di altri Fondi connessi, ha significato uno stanziamento di oltre 18 miliardi, con un primato nella capacità di spesa secondo i più recenti dati disponibili. Ma al netto dei risultati soddisfacenti, emerge che pure il Veneto e il Friuli Venezia Giulia hanno dovuto fronteggiare la complessità della macchina burocratico-finanziaria nel dopo-Covid, come documentano le esperienze provenienti dai territori e raccontate in pagina.
Le missioni
L’ultima testimonianza è di ieri. Il settore interessato è quello della sanità, una delle 7 missioni in cui si è articolato il Pnrr, per una dotazione complessiva a livello italiano di 194,4 miliardi: Digitalizzazione, cultura e turismo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute; RePower Eu. Nel 2023 la Regione Veneto aveva incaricato Azienda Zero, fra le varie progettualità, di coordinare il potenziamento delle infrastrutture digitali legate all’erogazione delle cure, ad esempio implementando il Fascicolo sanitario elettronico. Nell’attività erano state coinvolte anche le strutture private accreditate, purché contrattualizzate con il Servizio sanitario regionale.
In particolare un avviso pubblico aveva disciplinato l’erogazione di un contributo a fondo perduto, comprensivo di tutte le spese, per l’integrazione dei sistemi informativi clinico-gestionali con l’infrastruttura regionale e nazionale del Fascicolo. Il raccordo poteva riguardare una o più tipologie di documenti: referto di specialistica ambulatoriale, di radiologia, di laboratorio e di anatomia patologica, lettera di dimissione ospedaliera, verbale di pronto soccorso. Era stato disposto che la liquidazione dei soldi potesse avvenire solo se il privato avesse svolto il lavoro e ci fosse evidenza dell’indicizzazione minima richiesta. Dalla delibera appena pubblicata, però, risulta che 33 centri non hanno raggiunto questa soglia e che altri 3 non hanno sottoscritto la convenzione attuativa entro la data fissata Per effetto dei controlli serrati, le 36 imprese hanno perso il contributo, senza possibilità di appello.
Il valore
Evidentemente è solo un piccolo caso, a fronte di un finanziamento complessivo che per i progetti della missione Salute in Veneto ammonta a 1,3 miliardi, nell’ambito di una disponibilità totale di 14,9. Tuttavia è un esempio emblematico di un tratto distintivo dell’operazione: il peso della rendicontazione, un vanto per il Nordest. «Il Friuli Venezia Giulia ha risposto positivamente allo strumento del Pnrr mettendo a valore i 2,8 miliardi di risorse assegnate», ha rilevato quest’estate la segreteria tecnica della cabina di regìa regionale, alludendo alla capacità di spesa del pacchetto che ha compreso pure 607,2 milioni del Pnc. Con una significativa chiosa: «Il Fvg risulta ad oggi tra le prime regioni italiane per la percentuale di realizzazione degli investimenti entro i termini oltre che per il livello dei pagamenti».
A certificarlo è stata Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, realtà solitamente non certo tenera nell’approfondimento del divario territoriale con il Settentrione. In base all’aggiornamento di febbraio della piattaforma Regis, curata dalla Ragioneria generale dello Stato, gli analisti hanno osservato che l’avanzamento finanziario dei progetti in generale «continua a procedere a rilento». A quella data, la quota di spesa rendicontata è pari al 52,7% nel Centro-Nord contro il 39,5% nel Sud. «Su base regionale, il Veneto si distingue con il grado di avanzamento più elevato (65%), mentre la maggior parte delle altre regioni si colloca in un intervallo compreso tra il 55% e il 35%», hanno evidenziato gli esperti, mostrando la mappa in cui il Friuli Venezia Giulia appare secondo a livello nazionale con il 54,6%. L’efficienza del Nordest si conferma anche nello specifico segmento delle opere pubbliche: Veneto primo con il 71,1% e Friuli Venezia Giulia quarto (alle spalle di Liguria e Piemonte) con il 56%.
LA RICADUTA
Una tendenza rilevante, considerando la ricaduta dell’iniezione di liquidità a livello territoriale, fra i vari soggetti attuatori. Rispetto allo stanziamento totale, il Veneto ha visto assegnare 4,4 miliardi alle società partecipate, 2,7 ai ministeri, 2,5 ai Comuni e 2,2 alla Regione, quindi (fra gli altri) 542,1 milioni al mondo delle università e dell’alta formazione, 420 agli istituti scolastici, 415,7 alle imprese e 378,7 ai porti. Allo stesso modo, in Friuli Venezia Giulia 659 milioni sono stati gestiti dalla Regione, 375 dagli enti locali e 70 da quelli regionali, mentre 1,9 miliardi sono stati ripartiti fra altri beneficiari pubblici e privati.
Treviso
Tempi lunghi e costi lievitati: così la salta la casa di comunità
La corsa contro il tempo è andata a vuoto. Il cantiere per la realizzazione della nuova Casa della comunità all’interno di palazzo Moretti, opera da oltre 3 milioni (compresi 2,2 milioni dal Pnrr) nel cuore del centro di Treviso, non ha rispettato la scadenza di giugno. Il percorso per realizzare 14 ambulatori in una parte del palazzo (per un totale di 1.530 metri quadrati) si è rivelato una vera odissea per l’Ulss 2 Marca Trevigiana. All’inizio del 2024 la Soprintendenza aveva chiesto una serie di approfondimenti specifici sul progetto: dalla storia dell’edificio ai locali con decorazioni, fino al posizionamento dell’intonaco armato per rinforzare le pareti e a una relazione firmata da un restauratore per indagare l’eventuale presenza di finiture degne di nota sotto le superfici storiche. Alla fine non si è solo andati oltre alla scadenza del Pnrr, ma sono anche lievitati i costi. Tanto che l’Ulss 2 ha provato a chiedere un contributo al Comune di Treviso. Quest’ultimo, però, adesso ha altri piani per palazzo Moretti: l’immobile tra piazza Pio X e piazza Duomo verrà inserito nel nuovo Piano Casa. L’obiettivo è ricavare alloggi da mettere sul mercato con affitti calmierati. E la Casa della comunità? «Con ogni probabilità è quanto trapela dall’azienda sanitaria verrà realizzata nel polo di borgo Cavalli». Cioè nella struttura dei poliambulatori, nella zona di porta San Tomaso.
Mauro Favaro
Rovigo
Dietrofront del nuovo sindaco: niente alloggi anti-caporalato
Un milione di euro del Pnrr già destinato a Rovigo, ma al quale il Comune ha deciso di rinunciare con il cambio di amministrazione. È successo con il finanziamento della missione 5, investimento 2.2, destinato al «superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura». Il progetto aveva ottenuto il via libera durante l’amministrazione di centrosinistra, ma con l’insediamento della giunta guidata da Valeria Cittadin la linea politica è cambiata e l’intervento è stato considerato non più coerente con la programmazione. Il finanziamento Pnrr avrebbe permesso di realizzare alloggi e spazi di servizio dignitosi, recuperando anche un immobile nella frazione di Concadirame. Il 23 luglio 2025 il progetto risultava tra quelli approvati dal Comitato nazionale per la prevenzione e il contrasto del lavoro sommerso, ma Palazzo Nodari ha scelto di rinunciare alle risorse. Cittadin aveva spiegato di condividere la lotta al caporalato, ma non l’impostazione dell’intervento: «Ritengo che non basti realizzare alloggi. Non possiamo rischiare di creare delle sacche di presenze di stranieri che poi non riusciamo a gestire». Per il sindaco sarebbero servite anche politiche di accompagnamento e inserimento sociale e lavorativo: «I lavoratori in agricoltura sono stagionali, terminato il lavoro cosa faranno?».
Marina Lucchin
San Donà di Piave (Venezia)
Cantiere fermo, però la colpa è delle aziende: salvi 5 milioni
I lavori sono stati bloccati per mesi alla Porta Nord, la nuova area fieristica di San Donà destinata a riqualificare la zona dell’ex Confrutta di via Pralungo con una moderna struttura per fiere ed eventi. Il cantiere, arrivato al 40 per cento circa dello stato di avanzamento, all’improvviso si è impantanato a causa delle difficoltà del Consorzio Stabile Itaco, che si era aggiudicato il bando della Città metropolitana di Venezia nel 2023. Per l’intervento erano stati previsti 5 milioni di fondi finanziati con il Pnrr: l’impossibilità di concludere l’intervento entro il 30 giugno ha messo a rischio il finanziamento e l’intera operazione. Dopo lunghi mesi di interlocuzioni con il governo, il sindaco Alberto Teso è riuscito a dimostrare che lo stop non era imputabile al Comune, ma al Consorzio che aveva vinto l’appalto. «Abbiamo avuto il rifinanziamento con decreto ministeriale», fa sapere Teso: «Ci hanno rifinanziato con 5 milioni di euro: quindi in sostanza i soldi del Pnrr sono stati persi, perché l’opera non è stata ultimata nei termini del Pnrr, ma non per responsabilità dell’ente». Grazie al rifinanziamento da parte del ministero, il Comune ha potuto bandire una nuova gara e programmare le successive fasi dell’intervento, finalizzate al completamento dell’opera.
Massimo Scattolin
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