A volte il basket racconta storie che crescono più velocemente di quanto chiunque si aspetti. Il progetto Dubai, nato appena due anni fa, è uno di quei casi che hanno cambiato la percezione generale.

In pochissimo tempo ha conquistato il titolo ABA, è entrato nel mondo Eurolega, ha attirato nomi importanti della pallacanestro europea e ha aperto discussioni che vanno oltre la semplice costruzione di un roster. Proprio su questo insiste il general manager Dejan Kamenjasevic, che preferisce parlare di struttura e visione, più che di singole mosse di mercato.
«Noi lavoratori dello sport, voi lo sapete meglio di tutti, non abbiamo pause. Sempre ci sono giorni di tensione. Durante la stagione per le partite, i viaggi, la quotidianità. Poi arriva l’estate, gli altri riposano e noi siamo di nuovo in prima linea perché bisogna costruire una nuova struttura, una nuova squadra, una nuova organizzazione. Tutto nuovo per la stagione successiva. E bisogna lavorare anche sugli errori fatti nell’ultima stagione», racconta Kamenjašević, spiegando quanto il club analizzi ogni dettaglio, in una lunghissima intervista concessa a mozzartsport.com.

Dubai, dal punto di vista competitivo, esiste da due anni: prima ABA, poi ABA ed Eurolega, con risultati già significativi. «Abbiamo una visione decennale, mentre altri non hanno nemmeno quella settimanale», sottolinea, spiegando che la crescita deve essere globale, non solo sportiva. Il campo, però, resta fondamentale: «Non per vantarsi dei trofei, ma per attirare investitori, sponsor, nuove opportunità televisive e più pubblico nella Coca-Cola Arena». Come accaduto nella finale ABA contro il Partizan, con 12.000 spettatori a partita.

Kamenjašević insiste su un concetto spesso frainteso: «Non è tutto nelle mani del denaro. Se fosse così, vincerebbero sempre quelli con i budget più grandi». Ricorda che Dubai non era nemmeno tra i primi dieci per budget e che anche quest’anno non rientra tra i primi cinque. Cita l’esempio di Valencia, arrivata al Final Four con un budget lontano dai vertici, grazie allo scouting, al lavoro, all’organizzazione e alla visione.

Mercato Dubai: l’arrivo di Pascual e i rinforzi

Il discorso si sposta poi sul mercato. L’arrivo di Xavi Pascual, insieme a rinforzi come Tornike Shengelia, Eli Okobo e Jaron Blossomgame, ha acceso l’estate del club. «Il nostro mercato non è ancora finito. Ci manca qualche giocatore. Abbiamo imparato dagli errori», spiega. L’anno scorso Dubai iniziò con 15 giocatori e si ritrovò con nove infortunati, costretta a cercare rinforzi in corsa. «Quest’anno abbiamo cambiato strategia. Avremo 18, forse 19 giocatori. Come l’80% delle squadre di Eurolega. Perché loro possono e noi no?».

Sul tema Pascual, Kamenjašević è netto: «Si dice sempre: “È venuto per i soldi”. Ma lui è uscito da Barcelona con un contratto di due anni e ha firmato con noi lo stesso tipo di contratto. Non è venuto per denaro». Lo definisce un uomo che vive di risultati, di sfide, di basket come modo di vivere.

Dubai non molla la presa per Walkup

«Cerchiamo un playmaker. Questo si sa. Uno dei giocatori è Thomas Walkup. Dipenderà dall’accordo con l’Olympiacos o dalla sua uscita dal contratto», viene spiegato con chiarezza. La società ha sondato molti nomi, ha provato a inserirsi in diverse trattative, ma non sempre il progetto è stato sufficiente a convincere i giocatori. «Eravamo in corsa per molti nomi e non ci siamo riusciti perché hanno deciso che, in questo momento, guardano più ai soldi che a tutto ciò che ho spiegato prima. Li abbiamo persi, come per esempio l’ultimo playmaker che è andato alla Zvezda [Weiler-Babb ndr]. La Zvezda gli ha dato più soldi di quanto potessimo dare noi. Tutto normale, regolare».

Il discorso si sposta inevitabilmente sulla Zvezda, protagonista di un’estate molto attiva. «Penso che Teodosić e la Zvezda abbiano fatto un grande lavoro in questo mercato, hanno costruito una squadra eccellente e Teo sta facendo un buon lavoro come direttore sportivo. Su questo, tutto il meglio per loro e per lui». Ma c’è anche un esempio concreto: «Abbiamo perso Weiler-Babb perché non potevamo pagarlo o non eravamo competitivi sul mercato. Per questo confermo che cerchiamo un playmaker, ma qualcuno che entri nel nostro sistema di gioco, che piaccia a Xavi, che possiamo pagare e che si inserisca perfettamente nel salary cap che vogliamo rispettare anche quest’anno, come nella stagione precedente».

Kamenjasevic non crede a un progetto NBA Europe di successo senza la EuroLeague

Il potenziale arrivo di una competizione sostenuta dall’NBA in Europa è diventato uno dei principali argomenti di discussione sul futuro del panorama cestistico del continente. Kamenjasevic, tuttavia, non crede che un progetto del genere possa avere successo indipendentemente dall’EuroLeague.

“Ora abbiamo molti casi in cui investitori americani hanno iniziato a investire nel basket europeo, il che è molto significativo perché dimostra che ora credono più in questo sistema cestistico europeo che in ‘NBA Europe’, che è una sorta di nuvola che incombe costantemente su di noi“, ha detto.

La gente continua a dire che creeranno qualcosa, ma non succede mai nulla e nulla succederà, a meno che non raggiungano un accordo con l’EuroLeague sul fronte commerciale“. Per Kamenjasevic, la cooperazione tra NBA ed EuroLeague rappresenta l’unico scenario realistico. “Penso che sia l’unica cosa che possa accadere. Lo dico fin dall’inizio“, ha aggiunto. “Tutto il resto non ha assolutamente senso per un’EuroLeague che oggi è più forte che mai“.

Kamenjasevic ritiene inoltre che l’espansione dell’EuroLeague in Medio Oriente sia stata fondamentale per rafforzare la posizione della competizione. Ha indicato le Final Four ad Abu Dhabi, altri eventi nella regione e la nascita del Dubai Basketball come sviluppi chiave.

Non dovremmo dimenticare che uno dei passi fondamentali dell’EuroLeague verso la posizione in cui si trova oggi è stato l’apertura del mercato mediorientale“, ha affermato Kamenjasevic. “Le Final Four ad Abu Dhabi, ora la Supercoppa ad Abu Dhabi e il Dubai Basketball Club. Se non lo avesse fatto, l’EuroLeague oggi sarebbe una lega completamente diversa, una lega che sarebbe già stata colonizzata dall’NBA“.

Non dovremmo mai dimenticare quanto tutto questo sia importante, perché questo ecosistema è creato da tanti piccoli e grandi dettagli. E questo è un grande dettaglio“. Kamenjasevic si è anche chiesto perché una potenziale espansione dell’NBA in Europa sia ampiamente accettata, mentre una lega europea che tentasse una mossa simile negli Stati Uniti si scontrerebbe con una reazione molto diversa .”Se domani dicessimo di voler creare ‘EuroLeague USA’, ci fermerebbero immediatamente e direbbero che non si può fare“, ha argomentato. “E allora ci chiediamo perché l’NBA possa creare un progetto in Europa. Loro possono farlo, ma noi non possiamo avere la ‘US EuroLeague‘”.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di

kèo nhà cái