#Finsubito news – Manovra, Giorgetti deve fare i conti con le sentenze miliardarie


Il governo cerca le coperture per 23,5 miliardi di interventi. Sanità, salari e pensioni pesano sulla legge di bilancio, mentre le banche affrontano anche i rischi dell’intelligenza artificiale.

La manovra economica non è ancora stata chiusa, ma i soldi da trovare sono già parecchi. Il governo lavora su 23,5 miliardi di interventi, mentre i partiti continuano a chiedere bonus, sgravi fiscali, aumenti per la sanità e nuove misure sulle pensioni. A complicare i conti arrivano le sentenze sul pubblico impiego, che potrebbero costringere lo Stato a pagare altri miliardi. Giancarlo Giorgetti deve mettere insieme tutte queste richieste senza perdere di vista le coperture, la riduzione del deficit e il costo crescente degli interessi sul debito.

La manovra cerca nove miliardi fuori dai fondi europei

Il governo punta a finanziare circa 14,3 miliardi attraverso la flessibilità concessa dall’Unione europea per gli investimenti in energia e difesa. Restano da reperire circa nove miliardi e la maggioranza conta di ottenerne oltre metà dal sistema finanziario, chiedendo un nuovo contributo soprattutto a banche e assicurazioni.

La revisione della spesa pubblica dovrebbe garantire altri 1,2 miliardi, mentre il calendario dell’approvazione della legge di bilancio dipende ancora dal confronto con Bruxelles.

È proprio questa difficoltà a trovare risorse che Giorgetti ha richiamato ai colleghi di maggioranza, distinguendo tra le promesse dei partiti e ciò che può essere effettivamente finanziato. Il ministro si muove sulla stessa linea già emersa nel dibattito sulla manovra da 23,5 miliardi e sul contributo delle banche.

Tra le misure ancora in discussione, quelle per la sanità occupano uno spazio importante perché riguardano tanto i cittadini quanto le imprese che riforniscono gli ospedali.

Sanità, una tessera da 300 a 500 euro per gli anziani

Forza Italia propone una tessera destinata agli anziani per affrontare le spese sanitarie. Il bonus ipotizzato va da 300 a 500 euro e potrebbe essere utilizzato per pagare ticket, visite odontoiatriche e medicinali.

Il ministero della Salute punta a portare a 1,644 miliardi il tetto di spesa per i farmaci. Il sottosegretario Marcello Gemmato ha assicurato che la manovra prevederà anche un aumento del Fondo sanitario nazionale.

C’è poi il problema del payback sui dispositivi medici, il meccanismo che obbliga le aziende fornitrici a contribuire alla copertura degli sforamenti dei budget sanitari regionali. Giorgetti vuole risolvere la questione delle annualità rimaste aperte a partire dal 2019, dopo i precedenti interventi destinati ad alleggerire il peso del sistema sulle imprese.

La maggioranza cerca quindi di aumentare le risorse disponibili per la sanità, ma contemporaneamente deve trovare spazio per gli sgravi promessi ai lavoratori più giovani.

Flat tax al 5% per gli under 30 al primo impiego

Una delle proposte principali è la tassazione agevolata al 5% per i giovani under 30 che vengono assunti per la prima volta. L’obiettivo è aumentare il reddito disponibile di chi entra nel mercato del lavoro, in una fase segnata dalle proteste per il costo della vita e gli stipendi troppo bassi.

Il governo sta valutando anche la proroga delle agevolazioni fiscali sugli aumenti contrattuali e il rafforzamento delle deduzioni riconosciute alle imprese che assumono giovani e donne.

Per le lavoratrici con almeno tre figli si ragiona invece su una riorganizzazione degli incentivi già esistenti, verificando quali misure siano state effettivamente utilizzate.

Nel pacchetto delle proposte torna anche il bonus per le scuole paritarie, che potrebbe arrivare fino a 1.500 euro per le famiglie con un Isee inferiore a 30mila euro.

Le misure sul lavoro e sulla famiglia devono però dividere le risorse con due richieste particolarmente costose: la riduzione dell’Irpef e la maggiore flessibilità pensionistica.

Irpef al 33% e pensione a 64 anni: i partiti alzano il conto

Forza Italia continua a sostenere l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% ai redditi fino a 60mila euro. Anche restringendo l’intervento alla fascia fino a 55mila euro, la spesa si aggirerebbe intorno a 1,5 miliardi.

La Lega vuole invece riaprire il capitolo della legge Fornero, proponendo una nuova possibilità di pensionamento anticipato a 64 anni per una parte dei lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima della riforma previdenziale degli anni Novanta.

Il progetto prevede un ricalcolo contributivo dell’assegno, accompagnato da un’integrazione che permetta di raggiungere una determinata soglia minima.

Salvini spinge anche per allargare la platea degli autonomi ammessi alla flat tax. Richieste che si aggiungono alle altre proposte della maggioranza proprio mentre il governo deve affrontare la contestazione degli istituti bancari al nuovo contributo fiscale.

Le banche avevano già concordato un contributo di 10,7 miliardi in tre anni attraverso la rimodulazione dei crediti fiscali. La nuova richiesta modifica le condizioni dell’intesa e alimenta il malumore del settore.

Per Giorgetti, però, le difficoltà non finiscono con le trattative politiche e fiscali. Sul tavolo del ministero stanno arrivando anche i conti presentati dai tribunali.

Liquidazioni degli statali, la Consulta mette il governo alle strette

Una decisione del Consiglio di Stato ha già costretto l’esecutivo a prevedere quasi un miliardo per gli adeguamenti retributivi e gli arretrati dei magistrati. Ma la spesa più impegnativa potrebbe arrivare dal trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici.

Il TFS, la vecchia buonuscita degli statali, viene ancora pagato con ritardi e rateizzazioni introdotti durante le crisi finanziarie. La prima tranche, fino a 50mila euro, arriva dopo un periodo di attesa che il legislatore ha previsto di ridurre da dodici a nove mesi, con entrata in vigore differita.

La Corte costituzionale è intervenuta più volte sulla questione. Dopo la sentenza 130, è tornata a esaminare il problema con l’ordinanza 25 sul pagamento differito e rateizzato del TFS, fissando una nuova udienza per gennaio e chiedendo una riforma che elimini progressivamente i ritardi.

Le cifre illustrate dall’Inps spiegano perché il governo stia cercando una soluzione graduale. Cancellare il periodo di attesa comporterebbe un fabbisogno di cassa di 4,2 miliardi. Eliminare soltanto la rateizzazione richiederebbe 11,6 miliardi, mentre risolvere entrambi i problemi farebbe salire l’esborso a 15,6 miliardi.

Sono somme che non incidono direttamente sul deficit e sul debito secondo la ricostruzione riportata, ma che richiedono comunque disponibilità finanziarie immediate. Per questo il governo valuta come intervenire senza dover affrontare l’intero costo in una sola volta.

E il problema delle liquidazioni non è l’unico aperto dalle pronunce dei giudici.

Buoni pasto durante le ferie e risarcimenti agli ex precari

Un’altra partita riguarda le indennità accessorie dei dipendenti pubblici, a cominciare dai buoni pasto.

La giurisprudenza europea e alcune sentenze italiane hanno aperto la strada a richieste di riconoscimento delle somme anche durante i periodi di ferie, sulla base del principio secondo cui il lavoratore non deve subire penalizzazioni economiche per aver utilizzato il riposo retribuito.

Le amministrazioni pubbliche gestiscono ogni anno circa 65 milioni di giornate di ferie. Tra riconoscimento delle indennità e arretrati, gli oneri potrebbero superare i due miliardi di euro.

A questa voce di spesa si aggiunge quella relativa ai dipendenti stabilizzati dopo aver subito un abuso nella successione dei contratti a termine. La Cassazione ha stabilito che il successivo ingresso stabile nella pubblica amministrazione non cancella il diritto al risarcimento per la precarietà illegittima subita in precedenza.

L’indennità prevista dalla disciplina richiamata nella decisione va da quattro a ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione e potrebbe interessare decine di migliaia di ex precari.

Mentre queste sentenze aumentano la pressione sui conti pubblici, il sistema bancario chiamato a contribuire alla manovra è alle prese con problemi di tutt’altra natura, legati alla sicurezza dei depositi e all’uso dell’intelligenza artificiale.

Gli agenti di intelligenza artificiale entrano nei conti correnti

Negli Stati Uniti alcuni correntisti hanno affidato ai propri assistenti digitali credenziali bancarie e codici di accesso. Lo racconta Axios, descrivendo casi nei quali gli agenti di intelligenza artificiale hanno iniziato a gestire operazioni sui conti e sono arrivati persino a contattare i call center degli istituti per chiedere informazioni.

Per le banche il problema è distinguere le operazioni autorizzate dai clienti da quelle decise autonomamente dai programmi.

Morgan Stanley ha cominciato a bloccare gli agenti esterni. JPMorgan, Bank of America e Citi stanno introducendo limitazioni, mentre Wells Fargo lavora a misure per ridurre i rischi.

La soluzione adottata da diversi istituti consiste nel permettere ai programmi di leggere le informazioni bancarie, impedendo però loro di effettuare trasferimenti di denaro.

Il fenomeno potrebbe assumere dimensioni maggiori con l’evoluzione dei modelli capaci di individuare vulnerabilità informatiche e sviluppare strumenti per sfruttarle.

La Bce chiede alle banche nuovi piani contro gli attacchi informatici

Tra i sistemi che hanno attirato l’attenzione delle autorità figura Mythos, sviluppato da Anthropic. Le sue capacità di analizzare le vulnerabilità dei software hanno alimentato le preoccupazioni delle banche e degli organismi di vigilanza.

La Banca centrale europea ha chiesto ai principali gruppi bancari di rafforzare le difese e presentare piani per affrontare le minacce informatiche potenziate dall’intelligenza artificiale.

La sicurezza dei sistemi rientra già nelle priorità ufficiali della vigilanza bancaria europea, che comprendono la resilienza digitale, la gestione degli incidenti e il controllo dei rischi legati ai fornitori tecnologici.

Secondo le informazioni riportate, circa 110 gruppi bancari sottoposti alla supervisione europea devono presentare nuovi piani entro la fine del mese.

Agli istituti viene chiesto di individuare rapidamente le vulnerabilità, correggerle e prepararsi anche a ricostruire i servizi essenziali partendo da infrastrutture pulite e copie sicure dei dati, qualora un attacco riuscisse a compromettere i sistemi.

È una prospettiva che cambia il modo di affrontare la sicurezza bancaria, perché non basta più cercare di impedire ogni intrusione. Bisogna essere pronti a garantire la continuità delle operazioni anche dopo un attacco riuscito.

Quando sono gli algoritmi a decidere dove spostare i risparmi

La diffusione degli agenti artificiali potrebbe creare problemi anche senza l’intervento di criminali informatici.

Un assistente digitale autorizzato a gestire il denaro di un correntista potrebbe decidere di spostare i risparmi verso una banca che offre interessi più alti. Se migliaia di programmi prendessero contemporaneamente la stessa decisione, gli istituti potrebbero assistere a trasferimenti improvvisi di grandi quantità di depositi.

Gli economisti definiscono questo comportamento effetto gregge. Applicato agli agenti automatici, potrebbe rendere molto più veloci movimenti finanziari che oggi richiedono decisioni e interventi umani.

Per il momento si tratta di un’ipotesi, ma le banche hanno già cominciato a prepararsi a un futuro in cui dovranno difendere i sistemi informatici e gestire programmi capaci di operare per conto dei clienti.

Giorgetti, intanto, deve occuparsi di un’urgenza molto più vicina. La legge di bilancio va chiusa e ogni risorsa disponibile è già contesa tra le richieste della maggioranza, gli interventi sulla sanità, le pensioni, i salari e i conti che le sentenze potrebbero presentare allo Stato.




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