Rispetto all’anno precedente, nel 2025 la transizione energetica in Italia è rallentata: è quanto emerge da un rapporto del think tank italiano per il clima ECCO. Dopo anni di costante calo, le emissioni prodotte dal nostro Paese sono tornate a crescere, di 9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (Mt CO2 eq) in un anno. La crescita delle rinnovabili, che pure c’è stata, non è stata all’altezza degli obiettivi fissati dal PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima approvato dal governo nel 2024.
Il contesto di governance
Nel 2018, la Commissione Europea ha approvato un Regolamento sulla governance dell’energia e dell’azione climatica che stabilisce che l’Accordo di Parigi del 2015 sul clima vada attuato e monitorato attraverso piani nazionali come il PNIEC. Al momento a Bruxelles si sta discutendo di una revisione di questo Regolamento che va nella direzione di trasformare questi documenti governativi nazionali in veri e propri piani di investimento e di programmazione della transizione energetica.
A differenza di altri Paesi europei, come la Germania per esempio, l’Italia non si è mai dotata di una legge nazionale sul clima e per questo, sottolinea Ecco, il PNIEC non è ancora un vero e proprio strumento attuativo.
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Il costo delle emissioni
Nel piano italiano è indicato l’obiettivo di ridurre le emissioni nazionali, entro il 2030, del 43,7% rispetto al livello del 2005. Dal 1990 al 2024 sono state ridotte di circa il 30%, passando da 520 Mt CO2 eq a 363,5 Mt CO2 eq. Entro fine decennio dovremmo arrivare attorno ai 280 Mt CO2 eq, ma stiamo accumulando un ritardo che ci costerò caro: “Le tonnellate di CO2 in eccesso rispetto agli obiettivi dovranno essere compensate con meccanismi di flessibilità e con l’acquisto di quote di emissione da altri Stati membri” si legge nel rapporto di Ecco.
“Il ritardo nella transizione lo paghiamo due volte: in bolletta e nei conti pubblici” ha detto Chiara Di Mambro, direttrice strategia Italia e Europa per ECCO. L’acquisto delle quote di emissioni prodotte in eccesso infatti ci costerà tra i 3,8 e i 5,7 miliardi di euro. Inoltre, un quadro geopolitico complesso e ancora lontano dalla risoluzione, fa sì che la dipendenza da combustibili fossili importati mantenga alto il costo dell’energia nel nostro Paese.
Finanziare la transizione energetica
“La Legge di bilancio può cambiare rotta, usando la flessibilità concessa da Bruxelles per elettrificare i consumi e iniziando a riequilibrare tasse e oneri che oggi rendono l’elettricità più cara del gas” ha aggiunto Di Mambro. “E bisogna anticipare il finanziamento del Piano Sociale per il Clima, che vale oltre 9 miliardi ma non sarà operativo prima del 2027: sono risorse che servono subito alle famiglie più esposte al caro energia”.
Quest’anno si è chiuso anche il PNRR e secondo l’analisi di ECCO meno della metà (il 45%) dei dei 58 miliardi di euro dedicati alla transizione, nella missione 2, sono stati effettivamente spesi. Per quanto riguarda invece i 18,2 miliardi di euro incassati tra il 2012 e il 2024 dal sistema ETS (Emission Trading System), che fa pagare le grandi industrie che emettono troppo, solo il 9% dei proventi è andato a misure per il clima.
Gas naturale
Dal 2024 al 2025 il consumo di gas è aumentato del 2,1%, passando da 61,8 a 63,1 miliardi di metri cubi, la quasi totalità dei quali è stata importata dall’estero. Il settore termoelettrico è quello che ha trainato l’aumento: +7,2% rispetto all’anno precedente, a causa di un calo del 21% della produzione idroelettrica e della progressiva diminuzione di utilizzo del carbone, che tuttavia l’Italia non intende abbandonare prima del 2038.
A dispetto del rialzo dell’ultimo anno, il trend quinquennale mostra una strutturale contrazione della domanda di gas. Tuttavia, l’Italia sembra molto distante dall’emancipazione dal gas, anzi, diversi segnali puntano nella direzione opposta: tra questi Ecco menziona la proroga della concessione del rigassificatore di Piombino e il processo di metanizzazione della Sardegna, che vincolerebbe l’isola e il Paese ben oltre il 2030.
In prospettiva, il gas potrebbe venire sostituito gradualmente dal biometano. Secondo un rapporto del Politecnico di Milano, la sua capacità produttiva potrebbe superare i 3 miliardi di metri cubi l’anno a fine decennio: l’obiettivo del PNIEC però è fissato a 5,7 miliardi di metri cubi al 2030. Sul settore permangono infatti criticità: “un quadro normativo e incentivante incerto e instabile, tempi autorizzativi ancora lunghi, elevati costi e tempi di connessione alla rete, la frammentazione degli impianti, l’incertezza sulla disponibilità e sul costo delle materie prime”.
Rinnovabili
Dopo 7,7 GW installati nel 2024, la crescita delle rinnovabili è rallentata nel 2025, fermandosi a 7 GW. Per arrivare ai circa 130 GW installati a fine decennio, l’Italia dovrebbe sostenere un ritmo di almeno 10 GW annui fino al 2030. Non riuscirci equivale a una maggiore dipendenza dalle importazioni di gas per la produzione elettrica e un costo dell’energia che rimane elevato.
Il rapporto sottolinea che ci sono sostanziali differenze territoriali: diverse regioni del nord e il Lazio sono in anticipo sugli obiettivi di installazione delle rinnovabili, “mentre il Mezzogiorno, a dispetto di maggiori potenziali, ad eccezione della Campania, è in ritardo, con gli scostamenti maggiori in Sardegna (-649 MW) e in Calabria (-463 MW)”.
Trasporti, edifici ed elettrificazione
Mentre la riduzione delle industrie più emissive ed energivore è affidata al sistema europeo dell’ETS, la decarbonizzazione di altri settori produttivi, dei trasporti e degli edifici è stata finora affidata al Regolamento Effort Sharing, che stabilisce obiettivi per ciascuno Stato membro, riportati nei vari piani nazionali.
Con circa 110 Mt CO2 eq, i trasporti pesano per un terzo delle emissioni nazionali e sono il singolo settore che emette di più. Più del 90% di questi gas serra sono imputabili al trasporto su strada e dunque ai carburanti bruciati dal motore a scoppio dei veicoli.
Il PNIEC prevede 4,3 milioni di auto elettriche a batteria in circolazione entro il 2030, ma ad agosto di quest’anno questo numero era dieci volte più piccolo, fermo a 445.000 veicoli. Mentre in Paesi come la Francia o la Germania sono elettriche quasi un terzo delle nuove auto vendute, in Italia la media delle nuove immatricolazioni a batteria è al 6%.
“Le scelte più recenti del Governo non sembrano voler cambiare questa impostazione e incidere in modo più deciso sulla transizione all’elettrico nella mobilità” sostiene il rapporto. Adottando il principio della cosiddetta neutralità tecnologica, il governo ha scelto di “ripartire risorse scarse su un ampio ventaglio di opzioni tecnologiche. Questa dispersione non consente di raggiungere la massa critica necessaria a orientare il mercato verso le tecnologie elettriche, più efficienti ed efficaci nel ridurre sia i costi di trasporto per gli utenti, sia le emissioni climalteranti e inquinanti”.
Anche il settore degli edifici, “si trova attualmente fuori traiettoria rispetto agli obiettivi del PNIEC su tutti i fronti: emissioni, quota di rinnovabili e consumi”. Le emissioni del 2025 sono attorno ai 70 Mt CO2 eq annui, in crescita rispetto all’anno precedente. La quota di uso elettricità rinnovabile è ferma al 20% dal 2020, quando l’obiettivo a fine decennio è portarle al 40%. Lo stesso vale per il riscaldamento a basse emissioni, che pure è attorno al 20%, con un obiettivo fissato al 24,5%. Dopo il traino del superbonus, anche la vendita di pompe di calore ha smesso di crescere.
Infine, il PNIEC non prevede un obiettivo unitario per l’elettrificazione, tema che invece sarà al centro della COP 31 sul clima, che inizierà ad Antalya in Turchia a fine novembre.
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