#Finsubito news – le sei proposte di Confprofessioni per il 2032



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Nel Manifesto presentato per i 60 anni della Confederazione, più tutele per il lavoro intellettuale, accesso al credito e un ruolo nelle riforme dello Stato









26/10/2026 – Estendere l’equo compenso nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, garantire agli studi professionali l’accesso al credito e agli incentivi alle stesse condizioni delle imprese e tutelare il valore del lavoro intellettuale nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
 
Sono alcune delle proposte contenute nel Manifesto dei sei impegni costituzionali per l’Italia al 2032, presentato da Confprofessioni durante il Congresso nazionale organizzato la scorsa settimana per il sessantesimo anniversario della Confederazione.
 
Il documento, che riguarda una platea di oltre 1,5 milioni di liberi professionisti, propone inoltre un maggiore coinvolgimento delle professioni nelle riforme dello Stato, una fiscalità più equa, nuove tutele sociali e misure per favorire l’accesso dei giovani e delle donne al lavoro autonomo.
 

Equo compenso anche nella Pubblica Amministrazione

Uno dei punti centrali del Manifesto riguarda il rafforzamento dell’equo compenso per le prestazioni professionali, considerato da Confprofessioni una condizione necessaria per tutelare l’indipendenza dei professionisti e la qualità dei servizi resi ai committenti.
 
Richiamando l’articolo 36 della Costituzione, la Confederazione propone di garantire l’effettiva applicazione del principio dell’equo compenso, prevedere tempi di pagamento certi ed estenderne le tutele a una platea più ampia di rapporti contrattuali, a partire da quelli con la Pubblica Amministrazione.
 
Per architetti, ingegneri, geometri e altri professionisti tecnici, il tema interessa direttamente il riconoscimento economico delle prestazioni di progettazione, consulenza e verifica svolte per i committenti pubblici.
 

Incentivi e accesso al credito anche per gli studi professionali

Il primo impegno del Manifesto, dedicato a innovazione, conoscenza e competitività, richiama gli articoli 9 e 41 della Costituzione e affronta le condizioni necessarie per accompagnare la trasformazione tecnologica delle attività professionali.
 
Confprofessioni chiede che gli studi professionali possano accedere a finanziamenti e incentivi alle stesse condizioni delle imprese, superando le disparità che possono limitare gli investimenti nel lavoro autonomo.
 
L’obiettivo è consentire ai professionisti di investire in innovazione, digitalizzazione e organizzazione dell’attività, senza essere penalizzati rispetto ad altre forme di impresa.
 

Intelligenza artificiale, il giudizio del professionista deve restare centrale

Nello stesso ambito si colloca la posizione della Confederazione sull’intelligenza artificiale applicata al lavoro intellettuale.
 
Secondo il Manifesto, le nuove tecnologie devono rafforzare l’autonomia e le capacità dei professionisti, senza sostituirsi al giudizio umano. Confprofessioni richiama però il rischio che gli algoritmi utilizzati dalle piattaforme digitali possano contribuire a svalutare le prestazioni professionali.
 
La questione interessa anche le attività tecniche, nelle quali gli strumenti digitali possono supportare i processi di lavoro, mentre la valutazione professionale rimane centrale nell’impostazione delle soluzioni e nelle decisioni assunte.
 

Certificazioni e asseverazioni, più spazio ai professionisti nelle riforme

Un altro impegno riguarda la partecipazione delle libere professioni alle riforme dello Stato, sulla base dei principi di rappresentanza e sussidiarietà richiamati dagli articoli 2 e 118 della Costituzione.
 
Confprofessioni propone che i professionisti diventino interlocutori stabili delle istituzioni nella definizione delle politiche pubbliche.
 
La Confederazione indica inoltre la disponibilità delle professioni ad assumere funzioni di interesse generale, citando espressamente le attività di certificazione e asseverazione come strumenti per semplificare i rapporti tra cittadini, imprese e amministrazioni.
 
Si tratta di un indirizzo potenzialmente rilevante per le professioni tecniche, già coinvolte in numerosi procedimenti amministrativi attraverso verifiche, attestazioni e asseverazioni.
 

Fiscalità, welfare e accesso alla professione

Gli ultimi tre impegni riguardano le condizioni economiche e sociali del lavoro autonomo. Sul fronte fiscale, richiamando l’articolo 53 della Costituzione, Confprofessioni propone una maggiore neutralità del trattamento tributario tra le diverse forme di lavoro, affinché, a parità di reddito, non si producano disparità ingiustificate. La Confederazione chiede inoltre regole più semplici e stabili, per ridurre il peso degli adempimenti soprattutto sulle strutture professionali di minori dimensioni.
 
In materia di welfare, il Manifesto richiama l’articolo 38 e propone il rafforzamento della sanità integrativa, della bilateralità, delle misure di conciliazione tra vita privata e lavoro e delle tutele previdenziali, con particolare attenzione ai giovani e alle carriere discontinue.
 
Infine, sul principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3, Confprofessioni punta a favorire l’avvio delle attività professionali da parte dei giovani, ridurre gli ostacoli economici all’accesso e promuovere una rappresentanza equilibrata negli organismi di governo delle professioni.
 

Il confronto politico su equo compenso, studi associati e transizione energetica

Il Manifesto è stato presentato alla presenza di Elly Schlein (Partito Democratico), Maurizio Lupi (Noi Moderati) e Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle), intervenuti sulle principali questioni sollevate dalla Confederazione.
 
Schlein ha sostenuto la necessità di migliorare la disciplina dell’equo compenso, ampliandone l’applicazione anche alla Pubblica Amministrazione e rivedendo le sanzioni che possono colpire la parte contrattuale più debole. Ha inoltre richiamato il rafforzamento del welfare e la necessità di mantenere la supervisione umana nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
 
Lupi ha posto l’accento sul principio di sussidiarietà, sulla possibilità di affidare ai professionisti funzioni di interesse generale e sulla riduzione degli ostacoli burocratici all’aggregazione degli studi professionali.
 
Conte ha condiviso la richiesta di sostenere la digitalizzazione degli studi, proponendo anche di superare la penalizzazione legata al doppio contributo integrativo nelle aggregazioni professionali e di ripristinare crediti d’imposta per gli investimenti in Transizione 4.0.
 
Il leader del Movimento 5 Stelle ha inoltre evidenziato il contributo delle competenze professionali alla transizione energetica, richiamando lo sviluppo delle fonti rinnovabili, delle comunità energetiche, dei contratti di acquisto di energia a lungo termine (PPA) e delle reti intelligenti.
 
Per il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, il documento rappresenta un impegno a elaborare proposte concrete e a verificarne nel tempo i risultati, attraverso il confronto con le istituzioni.
 
L’orizzonte del 2032 indica dunque un percorso programmatico nel quale la Confederazione intende rafforzare il ruolo dei liberi professionisti nelle politiche economiche, sociali e amministrative del Paese.
 





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