Larino scommette sull’olio con la Fiera d’Ottobre


Una storia lunga 283 edizioni e una scommessa che guarda oltre il Molise. La Fiera d’Ottobre torna alla sua vocazione agricola, mette l’olio al centro e prova a costruire attorno a una delle produzioni più rappresentative del territorio un appuntamento capace di conquistare una riconoscibilità nazionale. Novanta espositori accompagnano l’avvio di questa nuova fase, inaugurata con il taglio del nastro e con una parola che sintetizza il cambiamento: FieraFiliera. Dall’oliveto al frantoio, dalla ricerca alle tecnologie, fino alla promozione e alla vendita, la manifestazione sceglie di seguire il prodotto lungo tutto il percorso, facendo incontrare le professionalità che ne determinano qualità e valore. Il progetto nasce dalla volontà di dare maggiore forza a un appuntamento radicato nella vita larinese e nella storia commerciale della regione. L’olio diventa il terreno sul quale far dialogare imprese, istituzioni e università, ma anche il punto dal quale affrontare questioni che riguardano l’intera agricoltura: i costi di produzione, la competitività, l’innovazione, la capacità di raggiungere nuovi mercati. La fiera si apre mentre gli operatori chiedono risposte alle difficoltà economiche e la politica rivendica gli interventi messi in campo. Tra queste due posizioni c’è il lavoro quotidiano delle aziende, chiamate a difendere le produzioni e a trovare condizioni sostenibili per continuare. A spiegare la direzione scelta dall’amministrazione è il vicesindaco Claudio Perna. «L’idea è quella di dare un respiro più ampio a questa manifestazione antica», afferma nell’intervista che accompagna l’inaugurazione. La lunga tradizione della Fiera d’Ottobre viene assunta come punto di partenza per incontrare le esigenze contemporanee. La specializzazione nel comparto olivicolo e oleario risponde alle caratteristiche del territorio: un settore che, sottolinea, «appartiene al DNA» dell’area larinese e nel quale la città esprime una vocazione produttiva d’eccellenza. Il cambiamento riguarda soprattutto ciò che la manifestazione vuole offrire. All’appuntamento frequentato dalle famiglie per gli acquisti si aggiunge una funzione professionale più marcata, fatta di scambi, conoscenze e collaborazioni. «L’idea è quella di creare ponti tra le imprese, tra tutti gli attori della filiera», spiega Perna. Il risultato cercato è una maggiore capacità di promuovere il prodotto e di portarlo in spazi commerciali più ampi. Uscire dai confini regionali diventa così un obiettivo da costruire attraverso relazioni tra chi coltiva, trasforma, studia e commercializza. Nel saluto pubblico, la vicesindaca torna su questa impostazione: accanto allo storico nome Fiera d’Ottobre compare quello di FieraFiliera, espressione di un percorso nel quale tradizione e innovazione devono procedere insieme. La valorizzazione delle eccellenze passa dalla possibilità di mettere in comunicazione gli operatori e far circolare competenze. Per il Comune, la fiera deve diventare anche un luogo nel quale maturano rapporti utili alle imprese, capaci di proseguire oltre le giornate della manifestazione e di rafforzare la presenza delle produzioni molisane sul mercato. Una novità riguarda l’allestimento espositivo, realizzato in cartone riutilizzabile e riciclabile. La scelta introduce un criterio di sostenibilità ambientale nell’organizzazione degli spazi e accompagna il nuovo formato. È un intervento concreto sul modo di presentare la manifestazione, coerente con l’attenzione al futuro richiamata dall’amministrazione. Alla continuità della storia fieristica si affiancano dunque modifiche visibili e un lavoro sui contenuti, con l’intenzione di dare alla Fiera d’Ottobre una fisionomia più definita. Gabriele Vizzarri indica chiaramente l’ambizione: «Vogliamo rendere questa fiera riconoscibile a livello nazionale», attraverso la specializzazione e la capacità di fare del territorio frentano e molisano un polo di innovazione agricola. Il numero delle edizioni testimonia la solidità dell’appuntamento; il nuovo progetto cerca di trasformare quella continuità in una maggiore attrazione per il settore. I novanta espositori presenti costituiscono la base dalla quale parte questa scommessa, dopo settimane di preparazione dedicate all’apertura. Nelle parole di Vizzarri entra anche il ritorno delle piogge, attese da tempo dagli agricoltori. «In agricoltura mancavano da tantissimo tempo», osserva, auspicando che possano favorire anche la partecipazione degli operatori all’evento. Un richiamo alle condizioni reali del lavoro nei campi, che accompagna il confronto sulle prospettive della filiera. Il clima, la disponibilità d’acqua e l’andamento della stagione restano elementi decisivi per chi produce, anche mentre la fiera discute di innovazione, promozione e nuovi mercati. All’inaugurazione ha partecipato il presidente della Regione Francesco Roberti, che ha richiamato il valore dell’appuntamento larinese per tutto il Molise. La scelta di dedicare questa edizione alla filiera olivicola viene letta come un ritorno alle origini agricole della manifestazione, capace di continuare a essere attrattiva e di rappresentare un motivo di orgoglio regionale. Nel saluto pubblico Roberti si è complimentato con l’amministrazione, sottolineando quanto la fiera sia sentita dalla comunità e quanto riesca a riunire i territori. L’agricoltura, nella lettura del presidente, è un settore trainante dell’economia molisana, produce ricchezza e continua a evolversi. Proprio per questo le difficoltà delle imprese assumono un peso che riguarda l’intera regione. Roberti insiste sul caro carburante e sui suoi effetti, che gravano sul lavoro della categoria e sul prezzo dei prodotti. Rivendica le risposte della Regione, riferendo di finanziamenti erogati anche in anticipo rispetto alle scadenze per sostenere gli operatori in questa fase. Nel discorso inaugurale il presidente ha ricordato anche le risorse messe a disposizione a sostegno delle fiere attraverso la riprogrammazione dei fondi europei. Il loro ruolo viene collegato alla possibilità di incontrare direttamente produttori e consumatori, far dialogare domanda e offerta e favorire il confronto tra le aziende. Roberti richiama il valore del contatto umano, che negli spazi fieristici conserva una funzione importante anche in un sistema nel quale una parte crescente dei rapporti passa attraverso il web. «L’olio molisano è parte della vita delle nostre famiglie e dell’identità dei nostri territori», afferma Roberti. «La sua qualità nasce dalla cura degli olivicoltori, dalle competenze dei frantoiani e dall’impegno delle imprese. Valorizzarlo significa riconoscere questo lavoro e aiutare le nostre produzioni a essere conosciute e apprezzate». Il riconoscimento della qualità viene così legato al percorso necessario per trasformarla in opportunità economiche. «Una manifestazione con una storia così lunga conserva il proprio valore quando sa parlare anche al presente», prosegue il presidente. Larino viene indicata come il luogo nel quale tradizione e innovazione possono incontrarsi, offrendo prospettive a produttori, investitori e giovani interessati a lavorare nella propria terra. «La crescita del Molise passa anche dalla capacità di dare prospettive alle sue vocazioni». Un passaggio che collega il futuro della fiera alla possibilità di rafforzare attività già radicate nelle comunità.
Roberti conclude con un ringraziamento a chi custodisce la storia della manifestazione e lavora per accompagnarla nel futuro. Definisce la fiera «un patrimonio della comunità», riconoscendo il lavoro necessario per conservarne la continuità e aggiornarne la proposta. La nuova formula dedicata all’olio si inserisce in questo percorso, con l’obiettivo di mettere in relazione produttori, imprese, ricerca e territorio. Presente alla cerimonia anche il senatore Costanzo Della Porta, che definisce la propria partecipazione «rituale ma mai scontata». La Fiera di Larino, osserva, porta in vetrina l’agricoltura, un aspetto fondamentale dell’identità e dell’economia regionale. Il senatore ringrazia l’amministrazione e gli organizzatori per la scelta di dedicare attenzione all’olio molisano, sottolineando che la conoscenza della sua qualità deve essere accompagnata da un lavoro sulla riconoscibilità del prodotto. «Metterla in vetrina significa dare un brand», sostiene Della Porta riferendosi alla produzione oleicola. Il tema è quello di rendere identificabile sul mercato un’eccellenza conosciuta, nelle sue parole, anche fuori dalla regione e dall’Italia. La manifestazione diventa quindi uno strumento per rafforzare il legame tra prodotto e territorio, valorizzando le caratteristiche dell’olio e il nome del Molise. Sul piano politico, Della Porta rivendica l’impegno del governo Meloni per l’agricoltura, le risorse stanziate e le modifiche al PNRR destinate al comparto. Richiama inoltre l’attenzione sul Made in Italy. Riconosce però che resta molto da fare: le crisi internazionali incidono sul settore e rendono necessario proseguire il lavoro. Il senatore riferisce dell’attenzione al caro gasolio e di altre iniziative che potranno portare benefici agli operatori agricoli. La questione economica emerge con forza anche nelle testimonianze raccolte durante la manifestazione. Viene ricordata l’eccellenza storica dell’agricoltura del Basso Molise, ma si insiste sulle difficoltà che oggi attraversano molti produttori. «I costi di produzione sono eccessivi», è l’allarme. La richiesta è una reazione sia del mondo agricolo sia della politica: «Con questi costi eccessivi sinceramente si rischia il collasso». L’appello riguarda anche l’organizzazione della produzione. Occorre «invertire la rotta» e costruire un sistema più efficiente, adeguato ai tempi. È un’esigenza che dà concretezza al confronto sull’innovazione: per le aziende il problema riguarda la possibilità di continuare a produrre affrontando spese sostenibili. La ricerca di nuove soluzioni entra così direttamente nel tema della tenuta economica delle attività agricole. Su questo terreno si colloca la partecipazione dell’Università del Molise. Il professor Antonio De Cristoforo, presente in rappresentanza dell’ateneo su delega del rettore Vanoli, spiega che l’università ha voluto un coinvolgimento ampio dei docenti nella manifestazione. Il ritorno della fiera alla propria matrice agricola e la scelta di una filiera precisa incontrano un’attività scientifica che l’ateneo porta avanti da tempo. «Da sempre lavoriamo molto proprio in olivicoltura», afferma De Cristoforo. Durante le giornate fieristiche, numerosi docenti porteranno ai produttori le novità della ricerca. Il mandato è esplicito: fornire un contributo di conoscenza tecnico-scientifica, mettendo gli studi in relazione con il lavoro delle aziende e con le necessità del settore.
La presenza universitaria è quindi parta del nuovo percorso della manifestazione. Alla promozione dell’olio si affianca la possibilità di approfondire come viene prodotto, quali conoscenze possono migliorare il lavoro e quali innovazioni possono essere trasferite agli operatori. Il confronto tra ricerca e imprese diventa uno dei contenuti sui quali FieraFiliera intende costruire la propria utilità. Alla cerimonia sono stati portati dal vicepresidente Alessandro Pascale anche i saluti del presidente della Provincia di Campobasso, Puchetti. Nell’intervento dedicato all’amministrazione provinciale è stata sottolineata la crescita dell’evento, insieme alla presenza nel cartellone di appuntamenti e confronti sui tavoli di filiera. Un riconoscimento al lavoro di chi ha preparato l’edizione e alla capacità della fiera di ampliare, anno dopo anno, le occasioni di incontro. Prima del taglio del nastro, padre Lino Antonetti ha impartito la benedizione e trasmesso i saluti del vescovo. Ha ricordato il ruolo dell’olio nei sacramenti, collegando il tema della manifestazione alla vita della comunità. Nella preghiera ha ringraziato per la terra, i suoi frutti e le mani di chi la coltiva, affidando la fiera all’auspicio di incontri, collaborazioni e nuove opportunità per i giovani. La 283ª edizione prende dunque il via con un obiettivo preciso: dare maggiore forza alle produzioni attraverso rapporti commerciali, competenze e ricerca. L’olio molisano è al centro di questa scelta. Attorno ci sono imprese che chiedono prospettive e un territorio che vuole far conoscere meglio il proprio lavoro. È su queste esigenze che la Fiera d’Ottobre apre il suo nuovo percorso.


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