Contributo Datoriale: calcolo e vantaggi fiscali


Contributo datoriale: quanto versa l’azienda e quale vantaggio fiscale hai

Il contributo datoriale può aggiungere ogni anno diverse centinaia di euro al tuo fondo pensione. Ma quanto devi versare tu per riceverlo? E quanto mette effettivamente l’azienda?

La risposta a queste due domande dipende dal CCNL con cui sei assunto. Le percentuali, infatti, non sono uguali per tutti.

In un articolo precedente ti abbiamo spiegato nel dettaglio cosa sia il contributo datoriale e quali requisiti devi avere per ottenerlo; in questo, ti spieghiamo a quanto ammonta il versamento della tua azienda e di quali vantaggi fiscali puoi beneficiare.

In breve

Il contributo datoriale non è uguale per tutti: percentuale a tuo carico e percentuale a carico dell’azienda dipendono dal CCNL e dall’accordo con il fondo pensione.

Per riceverlo devi versare anche la tua quota e i due contributi devono normalmente confluire nello stesso fondo in cui versi il TFR.

C’è poi un vantaggio fiscale: sia il tuo contributo sia quello dell’azienda rientrano nel limite annuo di deducibilità previsto per la previdenza complementare. Se dopo i versamenti dell’accordo hai ancora spazio disponibile, puoi fare ulteriori versamenti e sfruttare la deduzione fino al limite massimo di 5.300€.

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Quanto devi versare tu e quanto versa l’azienda?

Per ricevere il contributo datoriale devi versare anche una tua quota nel fondo pensione.

La percentuale prevista dall’accordo cambia in base al CCNL e, nella maggior parte dei casi, viene calcolata sulla tua retribuzione lorda ai fini del calcolo del TFR. In alcuni casi, invece, il riferimento è il minimo tabellare, cioè la pags base della retribuzione. 

Se, ad esempio, hai una RAL di 80.000 €, ma sei inquadrato ad un livello che prevede 50.000€ come minimo tabellare e il tuo CCNL prevede il contributo sul minimo tabellare, allora la percentuale verrà calcolata su 50.000€.

Per questo non esiste una percentuale valida per tutti i lavoratori e tutti i contratti collettivi.

Facciamo alcuni esempi:

  • Per il settore Terziario Commercio, il lavoratore versa almeno lo 0,55% della RAL, mentre il datore di lavoro aggiunge l’1,55% della RAL.
  • Nel settore Metalmeccanico, il lavoratore deve versare l’1,2% della RAL per ottenere un contributo datoriale del 2%, calcolato sul minimo tabellare (o il 2,2% se hai meno di 36 anni).
  • Per i dipendenti pubblici che aderiscono a Espero o Perseo-Sirio, il lavoratore versa l’1% della RAL e riceve un contributo datoriale dello stesso importo, quindi un altro 1%.

Il punto importante è che il datore di lavoro versa la propria quota solo se versi anche la tua.

Puoi anche decidere di destinare il TFR al fondo pensione senza aggiungere una quota della tua retribuzione. In questo caso, però, rinunci al contributo datoriale.

I due contributi devono andare nello stesso fondo

C’è un’altra regola da conoscere.

Il contributo che versi tu e quello che versa l’azienda devono essere destinati allo stesso fondo pensione in cui hai destinato il TFR.

Non puoi quindi versare il TFR in un fondo, il tuo contributo in un secondo fondo e quello dell’azienda in un terzo. Le due percentuali previste dall’accordo devono seguire il TFR e confluire nello stesso fondo.

Esistono però due eccezioni: il Fondo Mario Negri, riservato ai dirigenti del settore Commercio  e il fondo Prevedi per il settore dell’edilizia. In questi casi è possibile sfruttare l’accordo per il contributo datoriale anche se il TFR è stato destinato a un altro fondo pensione.

Il contributo dell’azienda ha anche un vantaggio fiscale

Con il contributo datoriale hai anche un vantaggio fiscale che ti permette di risparmiare sulle tasse: sia il tuo contributo sia quello del datore di lavoro beneficiano della deduzione fiscale.

La deduzione permette di ridurre l’imponibile fiscale, ovvero la base di calcolo su cui vengono calcolate le imposte.

Per tutti i versamenti volontari verso un fondo pensione, possono essere sottratti alla tua base di calcolo delle tasse fino al limite di 5.300€. In pratica, se hai una base imponibile di 55.000€ ma versi 5.300€ nel fondo pensione, la tua base di calcolo scende a 49.700€.

Nel nostro sistema fiscale, l’IRPEF viene calcolata con il sistema degli scaglioni progressivi di reddito.

Abbassando la base imponibile grazie alla deduzione dei versamenti nel fondo pensione, riduci anche il numero di scaglioni fiscali e di conseguenza le aliquote che si applicano per il calcolo delle tasse,

Con una base imponibile di 55.000€, pagheresti 15.850€ di IRPEF, ovvero

  • 6.440€ sul primo scaglione (23% sui primi 28.000€)
  • 7.260€ sul secondo scaglione (33% su 22.000€ ovvero 50.000€ – 28.000€)
  • 2.150€ sul terzo scaglione (43% su 5.000€, ovvero 55.000€ – 50.000€)

Abbassando la base imponibile a 49.700€, grazie alla deduzione fiscale dei versamenti nel fondo pensione, pagheresti solo 13.601€ di IRPEF, ovvero

  • 6.440€ sul primo scaglione (23% sui primi 28.000€)
  • 7.161€ sul secondo scaglione (33% su 21.700€ ovvero 49.700€ – 28.000€)

risparmiando 2.249€ di IRPEF (ovvero la differenza tra 15.850€ e 13.601€)

Nel caso del contributo datoriale, il vantaggio fiscale viene applicato direttamente in busta paga.

Il tuo contributo riduce l’imponibile, mentre il contributo dell’azienda aumenta la tua RAL senza essere tassato. La deduzione viene quindi contabilizzata automaticamente e non devi aspettare di compilare il 730 dell’anno successivo per godere dei vantaggi.

Attenzione al limite di 5.300€ però: nel limite rientra anche il contributo datoriale. Tieni presente questo aspetto quando decidi quanti soldi versare nel tuo fondo pensione come contributo volontario.

Vediamo un esempio di calcolo del contributo datoriale e della deduzione fiscale

Immagina di essere assunto con un CCNL del settore Terziario Commercio con una RAL di 40.000€.

Il tuo CCNL prevede un contributo dello 0,55% a carico del lavoratore e dell’1,55% a carico dell’azienda.

Su 40.000€ significa:

  • tu versi 220€, ovvero lo 0,55% di 50.000€;
  • l’azienda per cui lavori versa 620€, ovvero l’1,55% di 40.000€;
  • in totale, tramite la dinamica dell’accordo datoriale nel tuo fondo pensione entrano in un anno 840€.

Questi 840€ vengono dedotti automaticamente in busta paga.

Questo significa anche che, rispetto al limite annuo di 5.300€ , ti rimangono 4.460€ da poter versare nel tuo fondo pensione come contributi volontari e approfittare della deduzione.

Come puoi sfruttare la quota rimanente che puoi dedurre?

Se vuoi versare altri soldi nel fondo pensione oltre a quelli previsti dall’accordo con l’azienda, hai diverse possibilità.

Puoi fare versamenti aggiuntivi tramite bonifici che fai dal tuo conto corrente verso il tuo nel fondo pensione. Per dedurli dovrai indicare gli importi nel modello 730 dell’anno successivo. Dato che, essendo tu un dipendente, quei soldi ti saranno già stati tassati, riceverai un rimborso dell’IRPEF che hai già pagato su quelle somme.

Puoi anche versare soldi in un altro fondo pensione, diverso da quello in cui versi il TFR e ricevi il contributo datoriale. Anche in questo caso, per ottenere la deduzione, dovrai indicare i versamenti nel 730 per ricevere il rimborso delle imposte. I 5.300€ di limite di deducibilità infatti sono totali e legati a te come persona fisica, non al fondo pensione in cui versi: che tu abbia uno, due o cinque fondi pensione, puoi dedurre 5.300€ all’anno in totale, non per singolo fondo.

Oppure puoi scegliere di aumentare la percentuale che versi attraverso la busta paga.

Per esempio, invece di limitarti allo 0,55% previsto dall’accordo, puoi chiedere all’azienda di trattenere una percentuale più alta della tua retribuzione e versarla nel fondo pensione. Il contributo datoriale però rimarrà la percentuale fissata, non aumenterà con l’aumentare della tua percentuale. Tu puoi scegliere di versare di più ma il tuo datore di lavoro continuerà a versare la percentuale indicata dal CCNL.

In questo caso, come abbiamo visto, la deduzione viene applicata direttamente ogni mese in busta paga e non hai bisogno di recuperarla attraverso il 730.

Quanto conviene versare?

Non esiste una percentuale uguale per tutti.

Il primo dato da controllare è quello previsto dal tuo CCNL, perché è quello che stabilisce quanto devi versare per ottenere il contributo dell’azienda e quanto l’azienda aggiungerà.

Poi puoi valutare se aumentare la tua percentuale per sfruttare maggiormente la deduzione fiscale, tenendo conto della tua situazione reddituale e del limite annuo previsto. Una volta che hai versato dei soldi in un fondo pensione, infatti, non puoi disporne liberamente ma puoi riprenderli al pensionamento o prima in caso di necessità e se rispetti alcuni requisiti specifici legati alla tua situazione lavorativa, alle motivazioni per cui vorresti ritirare i soldi e agli anni che sono passati dall’apertura del fondo. Devi quindi considerare di versare nel fondo pensione quei soldi di cui prevedi di non avere bisogno nel prossimo futuro.

Se vuoi capire quanto potrebbe essere il contributo datoriale nel tuo caso, puoi utilizzare il comparatore di fondi pensione: inserendo i tuoi dati reddituali, il CCNL e la scelta di destinare il TFR alla previdenza complementare, puoi vedere anche il fondo di categoria e il contributo datoriale previsto.
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