Nove milioni e 330mila passeggeri in meno di nove mesi. Ma il numero, da solo, racconta soltanto una parte della storia. Perché dagli aeroporti pugliesi non transitano più soltanto turisti con il trolley e pugliesi in partenza: passano investimenti, relazioni commerciali, merci, nuovi mercati. E passa soprattutto una regione che negli ultimi anni ha accorciato le distanze con il resto del mondo. Al 18 settembre Bari ha già raggiunto quota 6 milioni e 490mila passeggeri, mentre Brindisi, al giorno precedente, ne conta 2 milioni e 840mila. E Aeroporti di Puglia guarda già più avanti: 218 milioni di investimenti previsti dal Contratto di Programma 2024-2027, Brindisi da portare a una capacità di 7 milioni di viaggiatori e un sistema regionale che punta, nel suo complesso, ai 20 milioni.
Dentro questa crescita c’è naturalmente il turismo, diventato uno dei grandi motori dell’economia pugliese, ma c’è anche una partita infrastrutturale molto più ampia. E c’è Grottaglie, tornato al centro del dibattito sulla possibile apertura ai voli di linea proprio mentre lo scalo ionico si prepara al debutto del cargo verso Istanbul. «Aeroporti di Puglia non è un semplice sistema che accompagna la crescita – dice il presidente Antonio Maria Vasile – ma un ingranaggio dell’infrastruttura che quella crescita può sostenerla e renderla più competitiva e internazionale».
Presidente Vasile, partiamo dai numeri: 6 milioni e 490mila passeggeri a Bari al 18 settembre e 2 milioni e 840mila a Brindisi al 17 settembre, oltre 9,3 milioni complessivamente. Che estate è stata e soprattutto la crescita sta diventando strutturale?
«È stata un’estate molto soddisfacente, sotto tutti i punti di vista. I numeri confermano la grande attrattività della Puglia e la sua capacità di intercettare una domanda sempre più ampia e diversificata sui mercati internazionali. La Puglia oggi non è più soltanto una destinazione balneare. Il suo appeal passa dall’enogastronomia alla cultura, dall’arte ai borghi, dal patrimonio paesaggistico alle esperienze che il territorio offre durante tutto l’anno. Questo rende la nostra rete aeroportuale un’infrastruttura sempre più integrata nel processo di crescita del territorio. Un ruolo importante lo ha anche il collegamento diretto di United Airlines tra Bari e New York, che rafforza il rapporto con un mercato per noi significativo in termini di incoming. Ma il dato più interessante emerge proprio guardando oltre il picco estivo: stiamo iniziando a centrare concretamente l’obiettivo della destagionalizzazione».
E come si costruisce una Puglia turistica per dodici mesi?
«Lavorando insieme alle istituzioni e agli operatori. Un esempio è quanto fatto con i Comuni di Bari e Matera per sostenere l’estensione alla stagione invernale dei collegamenti Bari-Londra Gatwick e Bari-Nizza, rendendoli disponibili tutto l’anno. Vogliamo una rete sempre più stabile, capace di garantire accessibilità alla Puglia non soltanto nei mesi di maggiore affluenza, ma 365 giorni l’anno».
Più passeggeri significano turismo, ma anche investimenti, imprese e relazioni internazionali. Quanto vale oggi la connettività aerea per l’economia pugliese?
«Vale molto più del semplice numero di passeggeri che transitano nei nostri scali. Un territorio è tanto più competitivo quanto più è facilmente raggiungibile e questo vale per il turismo, ma anche per chi vuole investire, aprire un’attività, organizzare un evento o sviluppare relazioni commerciali. Il 3 ottobre da Grottaglie partirà il primo volo cargo per Istanbul, uno dei maggiori hub mondiali per connessioni. Per un imprenditore pugliese significherà poter inviare merci, anche deperibili, verso centinaia di destinazioni nei diversi continenti in pochissime ore. Aeroporti di Puglia non deve essere un semplice sistema che accompagna la crescita, ma un ingranaggio dell’infrastruttura che può sostenerla e renderla più competitiva e internazionale».
La crescita pone però un problema di capacità. Quali investimenti serviranno perché Bari e Brindisi riescano a tenere il passo?
«Dobbiamo costruire oggi la capacità che servirà domani. Il Contratto di Programma tra Enac e Aeroporti di Puglia per il periodo 2024-2027 prevede oltre 218 milioni di euro di investimenti per lo sviluppo e il potenziamento della rete. A questo si aggiunge il nostro piano strategico per infrastrutture, sostenibilità e digitalizzazione. A Brindisi è in corso il percorso di potenziamento dell’aerostazione e delle infrastrutture con l’obiettivo di portare la capacità dagli attuali circa 4 milioni a 7 milioni di passeggeri. Ma non basta ampliare i terminal: servono piazzali, parcheggi, sistemi di controllo, sicurezza, tecnologia, efficienza energetica e soprattutto intermodalità. Un aeroporto che cresce senza essere ben collegato alla rete ferroviaria e stradale rischia semplicemente di trasferire il problema dal terminal alla viabilità esterna. La strategia è arrivare a una rete pugliese da 20 milioni di passeggeri. L’investimento va fatto prima della saturazione: è come costruire uno stadio, bisogna avere l’infrastruttura adeguata e contemporaneamente costruire la squadra e il mercato che la utilizzeranno».
E arriviamo a Grottaglie. La Regione vuole verificare l’interesse delle compagnie ai voli passeggeri. Esistono oggi mercato e domanda sufficienti?
«La risposta corretta è che dobbiamo verificarlo sul mercato. Ed è esattamente il motivo dell’avviso rivolto alle compagnie aeree. Non avrebbe senso stabilire a priori determinate rotte senza sapere se esiste una domanda sufficiente a riempire gli aeromobili e a renderle economicamente sostenibili. Se esiste già, per esempio, un Brindisi-Roma utilizzato anche da passeggeri dell’area tarantina, aprire automaticamente un Grottaglie-Roma potrebbe significare dividere la stessa domanda tra due aeroporti. Se invece emerge una domanda aggiuntiva, il ragionamento cambia. Dobbiamo passare dal dibattito teorico alla verifica concreta del mercato. Grottaglie, peraltro, non è uno scalo privo di attività: ha una forte vocazione industriale e aerospaziale, un’aerostazione moderna e attività di aviazione generale. Non dobbiamo trasformarlo in un secondo Bari o in un secondo Brindisi, ma capire quale quota di mercato possa sviluppare in maniera sostenibile senza indebolire gli altri aeroporti della rete».
Cargo, aerospazio, spazioporto e forse voli passeggeri. Quale modello immaginate allora per Grottaglie?
«Un aeroporto multifunzionale. Non deve scegliere tra passeggeri, cargo e aerospazio, ma mettere insieme più funzioni industriali e logistiche. Il cargo per Istanbul dimostra che può essere un’infrastruttura al servizio delle imprese e dell’export. Poi ci sono aerospazio e spazioporto e aggiungerei un’altra prospettiva industriale: il dismantling, lo smontaggio degli aeromobili a fine vita con recupero, ricertificazione, stoccaggio e commercializzazione dei componenti. Se arriveranno anche i voli di linea dovranno inserirsi in questo modello, non cancellarlo. La forza della Puglia è avere una rete nella quale ogni scalo sviluppa la propria specializzazione: Bari grande porta internazionale della regione, Brindisi grande aeroporto del Salento, Grottaglie e Foggia con funzioni specifiche e capaci di assorbire nuova domanda quando la capacità degli altri scali diventerà limitata. Non dobbiamo mettere gli aeroporti uno contro l’altro. Dobbiamo fare in modo che tutti insieme facciano crescere il territorio».
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