Il PIL 2026 è atteso a +0,8% % dal Consensus dei previsori, sostenuto dai risultati dei primi due trimestri e dalla coda del PNRR. Negli ultimi mesi dell’anno peseranno però il rincaro di petrolio e gas, l’aumento dell’inflazione e la stretta sui tassi.
La crescita italiana nel 2026 sorprende al rialzo, ma si prepara a rallentare nella parte finale dell’anno. È il quadro che emerge dalla Congiuntura Flash di settembre del Centro Studi Confindustria, che fotografa un’economia sostenuta nei primi due trimestri da condizioni migliori delle attese, ma esposta ora agli effetti del rincaro dell’energia, dell’aumento dell’inflazione e della stretta monetaria.
Le previsioni sul PIL italiano per il 2026 sono state infatti riviste dal Consensus dei previsori al +0,8%, rispetto al +0,5% indicato ad aprile. A sostenere la revisione hanno contribuito l’inatteso calo della domanda mondiale di petrolio, soprattutto in Cina e Giappone, che ha ritardato gli effetti della scarsità, il trasferimento più contenuto dei rincari energetici sui prezzi degli altri beni e il contributo del PNRR nella sua fase conclusiva.
Energia e inflazione: perché la crescita italiana rallenterà a fine 2026
Lo scenario cambia però avvicinandosi alla fine dell’anno. La quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene elevate le quotazioni energetiche: a settembre il Brent si attesta a 101 dollari al barile, con un picco di 109 dollari, mentre il gas europeo è salito a 77 euro per MWh, il livello più alto dalla fine del 2022.
La pressione dell’energia si riflette sull’inflazione italiana, salita ad agosto al +3,3% annuo, dal +1,0% di inizio 2026. A spingere l’indice sono soprattutto i prezzi energetici al consumo, in aumento del 17,1%, mentre la componente core, al netto di energia e alimentari, resta per ora stabile al +1,8%. Nei prossimi mesi, tuttavia, i maggiori costi potrebbero trasferirsi anche su altri beni, in particolare attraverso i trasporti.
A questo si aggiunge il rialzo dei tassi. A settembre la BCE ha portato il tasso al 2,50%, con un aumento di un quarto di punto, mentre anche la Federal Reserve ha avviato una nuova fase di rialzi. Condizioni finanziarie più restrittive sono destinate a pesare su consumi e investimenti proprio mentre, nel terzo trimestre, si esaurisce la spinta del PNRR.
Industria italiana in tenuta, ma l’occupazione si ferma
Sul fronte dell’attività produttiva, a luglio la produzione industriale è cresciuta dello 0,7%, trainata dai beni di consumo (+2,1%). Il quadro settoriale rimane però molto differenziato: l’automotive registra un recupero dell’8,8% e crescono anche gli altri mezzi di trasporto e il comparto computer-elettronica, mentre arretrano mobili, tessile-abbigliamento-pelli e chimica. Il PMI manifatturiero di agosto, sceso a 49,6, segnala inoltre un indebolimento.
Si arresta intanto la crescita dell’occupazione. Da aprile a luglio il numero degli occupati è rimasto sostanzialmente invariato, con appena 7mila unità in più, mentre le persone in cerca di lavoro sono aumentate di 72mila. Se la dinamica dovesse proseguire, segnala il CSC, potrebbe tradursi nei prossimi mesi in un aumento significativo del tasso di disoccupazione.
Investimenti ancora positivi, segnali contrastanti dai consumi
Gli investimenti hanno continuato a crescere nel secondo trimestre, segnando un +0,3%, ancora sostenuti dal PNRR. Il contributo del Piano è stato particolarmente rilevante per gli investimenti in fabbricati non residenziali, aumentati del 7,4%.
Le indicazioni per il terzo trimestre restano positive, anche grazie al miglioramento della fiducia delle imprese dei beni strumentali e delle costruzioni. Nel quarto trimestre, però, il venir meno della spinta del PNRR è destinato a pesare sulla dinamica degli investimenti.
Più incerto il quadro dei consumi. A luglio le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,5% in volume, sia nell’alimentare sia negli altri beni, mentre ad agosto sono scese ancora le immatricolazioni di auto. In direzione opposta si è mossa la fiducia dei consumatori, che ha registrato un miglioramento.
Turismo estero ed export sostengono l’economia italiana
Segnali favorevoli arrivano dai flussi turistici internazionali. A luglio le presenze in Italia sono aumentate del 3,5% su base annua, grazie alla componente straniera, cresciuta del 7,3%, mentre le presenze degli italiani sono diminuite dell’1,3%.
Anche l’export italiano resta in espansione. A luglio le vendite all’estero sono aumentate dell’1,4% rispetto alla media del secondo trimestre, a prezzi correnti. L’incremento dell’extra-UE (+4,6%) ha più che compensato la flessione delle esportazioni verso i Paesi dell’Unione (-1,6%). Tra i mercati più dinamici figurano Svizzera (+39,6% rispetto a luglio 2025), Cina (+27,6%) e Africa Settentrionale (+32,2%).
Eurozona debole, rallentano gli USA mentre la Cina punta sull’export
Il contesto internazionale resta eterogeneo. Nell’Eurozona la produzione industriale di luglio cresce in Spagna (+0,6%), mentre arretra in Germania (-1,5%) e, in misura più contenuta, in Francia. Ad agosto gli indicatori PMI migliorano in Germania e Francia, mentre nei servizi si arresta il rimbalzo successivo alla precedente flessione.
Negli Stati Uniti la produzione industriale ha aperto il terzo trimestre in rallentamento, pur mantenendo un profilo espansivo. Ad agosto sono stati creati 162mila posti di lavoro, mentre nei mesi estivi la dinamica dei salari orari ha perso vigore.
In Cina, invece, la produzione industriale accelera al +5,2% annuo e il PMI sale a 51,5. A sostenere l’attività è soprattutto l’export, in crescita del 25%, trainato da alta tecnologia e semiconduttori. Resta debole la domanda interna: le vendite al dettaglio avanzano appena dello 0,4%, mentre gli investimenti diminuiscono del 7,2% nei primi otto mesi dell’anno.
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