Lo chiamavano “Garry Bird”, un soprannome che può sembrare blasfemo – lo sarebbe per chiunque – ma Garrison Mathews nel corso della sua carriera è stato paragonato a tanti altri giocatori, ad esempio a Kyle Korver che è poi è stato suo dirigente agli Atlanta Hawks, o persino a Marco Belinelli, ovvero un esterno che si è costruito una carriera NBA grazie alle sue doti di tiratore.
Le stesse che hanno portato Mathews a giocare sette stagioni nella NBA con 329 presenze e 2.115 punti segnati con 65 presenze da starter, una stagione conclusa in doppia cifra media nei punti e un’altra al quarto posto nel tiro da tre punti.
Ma non è il tiro da tre punti la qualità di cui Garrison Mathews va più orgoglioso. Prendere sfondamento, giocare fisico, assorbire i contatti: questa è la parte meno appariscente ma significativa del suo gioco.
Come disse il suo allenatore al college, Casey Alexander, “il suo background da giocatore di football rappresenta la sua forza, così come giocare sempre al massimo, senza mai risparmiarsi è stata al tempo stesso la sua forza e il suo limite”. “Da piccolo giocavo contro mio fratello, Braden, che è più grande di me e me lo ricordava sempre. Odio giocare soft, per me si può giocare solo in un modo, con fisicità”, ha raccontato a “The Athletic” quando giocava a Houston e aveva trovato finalmente un posto “fisso” nella NBA.
In realtà, Mathews è nato davvero come giocatore di football. Nato a Louisville ma trasferitosi da bambino a Franklin, nel Tennessee, giocava al liceo da wide receiver e tight end: in pratica era il corridore che doveva ricevere palla in profondità e guadagnare yards, un ruolo per velocisti forti fisicamente, ma anche un uomo di linea che doveva bloccare e poi correre. La passione per il football non è casuale: il nonno John H. Mathews ha vinto il titolo nazionale NCAA a Ole Miss, nel 1962, una squadra passata alla storia anche per motivi di integrazione razziale.
Anche il bisnonno ha giocato e allenato a Vanderbilt. Mathews pensava al football ma giocava anche a basket come il fratello Braden. Poi però è cresciuto di statura e ha capito che il basket gli avrebbe permesso di andare al college con una borsa di studio sportiva. Anche se non era esattamente un prospetto, aveva quattro offerte, da USC Upstate, UMass Lowell, Austin Peay e Lipscomb. Non era neppure la prima scelta di Lipscomb. Ma quando Coach Casey Alexander gli offrì l’opportunità di giocare in un’università situata a Nashville, quindi vicino casa, Garrison disse sì.
I primi tempi sono stati difficili per Mathews. La svolta è arrivata macabramente quando il titolare Josh Williams in una partita contro Princeton si ruppe i legamenti crociati del ginocchio lasciando la squadra senza un elemento chiave. A quel punto, minutaggio e responsabilità vennero ampliate. Mathews finì la sua stagione da rookie a quota 10.9 punti per gara, molto promettente. Da quel momento, la sua crescita è stata costante, se non dirompente. Nel secondo anno di college passò a segnare 20.4 punti di media. Nelle sue ultime tre stagioni a Lipscomb ha sempre segnato oltre venti punti a partita. Nella stagione 2017-18, ha portato Lipscomb alla vittoria nel Torneo della Atlantic Sun con qualificazione al Torneo NCAA, per la prima – e al momento unica – volta nella storia.
Lipscomb era una Cenerentola e contro North Carolina perse subito al primo turno. Ma guardando le immagini della partita, su un canestro e fallo di Mathews, il telecronista dice che “This guy can flat-out play”, questo ragazzo semplicemente sa come si gioca. Mathews è stato il più veloce giocatore a segnare 1.000 punti per Lipscomb, poi è stato il più veloce a raggiungere i 2.000 ed è il primo realizzatore di sempre del college con 2.478 punti segnati in quattro anni. È stato il primo a giocare una partita del Torneo NCAA con Lipscomb e successivamente il primo “Bison” di sempre a debuttare nella NBA. In pratica, è stato il programma di Lipscomb.
Anche se nella stagione 2018-19, la sua ultima al college, Lipscomb non ha giocato nel Torneo NCAA, in realtà quella è stata una stagione ancora migliore della precedente. Mathews è stato nominato giocatore dell’anno di conference; quando ha segnato 43 punti contro Kennesaw State è stato giocatore della settimana a livello di college; e infine nel Torneo NIT, il torneo di consolazione ma di grande prestigio, il suo gioco è salito ulteriormente di tono. Il capolavoro l’ha realizzato nei quarti di finale quando Lipscomb ha sconfitto North Carolina State, un episodio più unico che raro, grazie ai suoi 44 punti. La vittoria ha consentito a Lipscomb di andare a giocare le Final Four del NIT a New York, al Madison Square Garden. Nella semifinale, contro Wichita State, Lipscomb ha prevalso con un parziale conclusivo di 21-3 – o 14-0 – e 34 punti segnati da Mathews. Così, Lipscomb ha giocato la prima finale nazionale della sua storia, contro Texas. Nonostante la sconfitta, Mathews ha chiuso il torneo con 26.5 punti per gara e l’interesse delle squadre NBA.
Nei draft del 2019 non è stato selezionato, ma Washington gli ha proposto subito un two-way contract. Ha giocato 18 partite da rookie e 64 nella stagione successiva di cui 24 in quintetto con oltre 16 minuti in campo e 5.5 punti per gara. “Avevo fatto bene, pensavo di aver fatto bene, ma poi non mi hanno confermato e riprendere la trafila dei two-way contracts è stato demoralizzante”, ha spiegato successivamente Mathews. Un “two-way” è un contratto part-time in cui il giocatore fa la spola tra G-League e NBA. Nella realtà, Mathews ha giocato nella seconda lega solo nella stagione da rookie. Per questo si aspettava qualcosa di più nell’estate del 2021. Invece tutto quello che arrivò fu un invito dei Boston Celtics, che lo tagliarono, e infine un nuovo “two-way” degli Houston Rockets. E tra i compagni di squadra c’era anche Armoni Brooks.
Houston era una squadra in fase di ricostruzione, ma per Mathews rappresentò la svolta della carriera: dopo due mesi di stagione, il suo contratto venne convertito in un contratto standard, ad un certo punto venne incluso in quintetto (33 presenze) finendo a 1.712 minuti sul campo, record carriera, e 10.0 punti di media. Venne confermato per la stagione successiva fino a febbraio 2023 quando venne ceduto ad Atlanta. Con gli Hawks, ha giocato tre stagioni, 122 partite, 721 punti e il 41.3% nel tiro da tre, incluso un clamoroso 85 su 193 (44.0%) nella stagione 2023-24.
Ad Atlanta, ha lavorato con Quin Snyder come allenatore, con l’ex Olimpia Steve Klei come assistente, e con Kyle Korver, il suo modello, che fa parte del front-office. Nell’estate del 2025 venne firmato dai New York Knicks e ha giocato con i futuri campioni NBA per tutta la preseason. Ma al momento di finalizzare il roster restava uno slot da assegnare e i Knicks preferirono Landry Shamet. Così Mathews venne prelevato dagli Indiana Pacers. E qui la fortuna gli ha voltato le spalle. Dopo due contratti consecutivi di dieci giorni, 15 presenze, 13.2 minuti e 5.2 punti per gara, gli infortuni praticamente di tutto il settore lunghi hanno obbligato i Pacers a firmare un centro (Micah Potter) e a rilasciare Mathews per creare il posto.
fonte: Olimpia Milano.com
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