«Sono contento del roster, siamo completi in tutti i ruoli»



Con la firma di JaCorey Williams si è concluso il mercato estivo della Valtur Brindisi e ora è tutto pronto per l’avvio ufficiale dell’avventura di Nicola Brienza come head coach del sodalizio biancazzurro. Il coach ha parlato in esclusiva ai microfoni di Pianeta Basket e non ha nascosto il proprio entusiasmo per il roster allestito e per la sfida che dovrà affrontare. Ecco le sue parole:

A mercato definitivamente concluso finalmente è possibile fare una disamina completa sul roster, ma partiamo dalla base, da quella che è stata l’idea di squadra che aveva in mente e come si è poi sviluppato di conseguenza il mercato

“Ho avuto la fortuna di aver già trovato in squadra Cinciarini e Miani, che per me sono giocatori molto importanti per leadership e per tecnica. Abbiamo confermato anche Fantoma, un prospetto di ottima qualità, giocatore in cui credo tantissimo e che sono certo quest’anno possa fare l’ultimo step di cui ha bisogno per affermarsi in un campionato del genere. A loro si è aggiunto Esposito, che è stata una mia priorità, quindi siamo partiti già da una base che vedeva Cinciarini come leader tecnico e lo spot di ala forte coperto in modo perfetto. Da ciò si capisce che più che inseguire certe idee, il punto di partenza è stato mettere una base solida che ci permettesse di fare leva su un nucleo fondamentale di giocatori. In A2 l’approccio lo fanno le possibilità di mercato e quando hai giocatori di livello pensi innanzitutto a tenerli. Io ho sempre avuto il 4 americano, ma con Cinciarini e la coppia Esposito/Miani, andare su un 5 straniero era praticamente una scelta obbligata. L’importante è stato costruire una squadra con caratteristiche tecniche ben chiare e giocatori che si completino a vicenda”.

Avere giocatori che occupano il pitturato come Esposito e Williams potrebbe creare qualche problema di spacing, come pensa di evitare che si crei troppo affollamento sotto canestro con le conseguenti difficoltà nel muovere la difesa avversaria.

“Credo nel miglioramento dei giocatori e quindi che si possa lavorare su di loro per permettergli di fare quello step in più. Esposito non è e non sarà mai uno stretch four che tira da 8 metri, ma sicuramente può trovare quell’equilibrio tale che gli permette di migliorare, anche solo leggermente, le sue percentuali da tre. A questi livelli è fondamentale nel trovare gli adattamenti a livello di spaziature. La parte bella di allenare è proprio questa, non è solo una questione di spacing, ma anche di timing nelle decisioni che possono essere funzionali a Esposito e Williams. Io credo molto nella disponibilità dei giocatori. A Pistoia avevo Weathle, mi dicevano che era un problema perché non tirava da tre e tutti lo battezzavano. Ci abbiamo lavorato e piano piano, con il tempo e grazie alla sua volontà è diventato quel giocatore che è oggi. Avere due giocatori come Esposito e Williams può negarci qualcosa in termini di spaziature, ma ci permetterà di prendere molti più rimbalzi in attacco per creare seconde possibilità e così potremmo ottenere quello che cercavamo”.

Negli ultimi anni in A2 le squadra di vertice sono andate sempre “basse”, più con dei centri adattati abili a spaziare sull’arco dei tre punti piuttosto che con il classico pivot di ruolo. Brindisi invece si presenta con Williams che è un 5 fatto e finito.

“JaCorey è un 5, ma fisicamente ha tantissima mobilità. È il lungo che va di moda oggi, forte sotto canestro, ma con un atletismo tale da potersi muovere in diverse zone del campo in difesa. Di base siamo già pronti a marcare eventuali 5 che giocano fuori dal pitturato. Altri centri farebbero più fatica a seguire il marcatore sull’arco, ma JaCorey lo può fare senza problemi, con il vantaggio poi che dall’altra parte del campo ci sarà un falso 5 che deve marcarlo. Tranne situazioni al limite o prestazioni poco convincenti, che possono capitare, Williams ha capacità di marcare sia i falsi 5 che quelli più interni”.

El Ellis è il giocatore che nessuno si aspettava, sconosciuto ai più, ma non per lei che lo segue dai tempi del college.

Ellis l’ho voluto perché perché secondo me è forte. Siamo stati fortunati perché se non si fosse infortunato l’anno scorso non sarebbe mai sceso di categoria, oppure ci avrebbe chiesto uno stipendio fuori dal nostro budget. Per me ha già fatto tantissime cose nella sua carriera. Nel college ha fatto benissimo in una squadra storica come Louisville, in G League anche così come in quei pochi mesi che è stato in Israele. Lo volevo già lo scorso anno a Cantù, ma per alcuni incastri non è stato possibile. Ha un ottimo potenziale e può crescere tantissimo. È una scommessa? Forse si. Di certo non è il McGee che tutti conoscono e sanno cosa può dare, ma a questi livelli può avere numeri importantissimi e sono convinto che possa costruirsi una grande carriera. Non è un tiratore come Copeland per fare un esempio recente su Brindisi, ma mi sembra un giocatore più completo che sa fare tante cose. Io non ragiono sulle percentuali, ma sul giocatore. Ci sono specialisti che sembrano dei fenomeni e poi quando arrivano in una realtà importante e con tanta pressione non rendono come si pensava. Bisogna anche ragionare su questo”.

Brindisi non ha il classico giocatore da 30 punti o il tiratore mortifero da tre, ma sembra una squadra con tantissimo equilibrio.

“Esclusa forse Udine, tutte le squadre che ultimamente hanno vinto l’A2 erano a trazione difensiva. Io penso che abbiamo una struttura difensiva di altissimo livello dal punto di vista atletico, fisico e anche in termini di QI cestistico. Sicuramente proveremo a correre ogni volta che ne avremo la possibilità, ma per farlo dobbiamo difendere bene. Ellis e Williams in campo aperto possono essere un fattore importante, dobbiamo essere bravi a creare le condizioni per permettere loro di correre il campo come sanno fare. Io sono davvero contento del roster, abbiamo 10 giocatori veri e intercambiabili. Io cerco di dare una gerarchia nel quintetto e nelle rotazioni, ma se oggi mi chiedi qual è il quintetto migliore confesso di non saperlo dire. Abbiamo tante frecce, tanta personalità e un roster funzionale per gli aggiustamenti e gli adattamenti che ci chiede una stagione da 38 partite in cui l’infortunio o l’influenza può sempre capitare”.

A differenza dell’anno scorso, la panchina sembra essere un’arma importante che, al di là del valore dei singoli giocatori, permette combinazioni in grado di affrontare ogni avversario.

“In A2 possiamo giocare con Cinciarini, Caroti e Ellis, giocatori che possono creare dal palleggio qualcosa in qualsiasi momento, così come possiamo giocare con Ellis, Bolpin e Fantoma se dovessimo aver bisogno di maggiore fisicità. Possiamo andare piccoli, così come possiamo andare grandi, siamo intercambiabili in qualsiasi ruolo e siamo pronti ad affrontare qualsiasi situazione limite”.

L’ultima domanda è sul mercato, reso estremamente complicato dal NIL che ha portato tanti giovani in NCAA e dalle regole che prevedono un numero obbligatorio di italiani in A. Si può parlare ancora di sostenibilità con le condizioni che si sono create?

“La ratio che vuole un numero obbligatorio di italiani è comprensibilissima, ma oggi siamo davanti a problematiche proprio numeriche. La serie A ha dovuto fare molto più mercato sull’A2 che da un certo punto di vista è buono, ma c’è poi da vedere se questi giocatori riescono ad essere competitivi al piano di sopra. Il mercato di A2 è complicatissimo soprattutto quando i tuoi obiettivi sono alti e devo cercare quei pochi giocatori in grado di raggiungerli. La concorrenza diventa spietata e i costi altissimi. La speranza è che si scelga di mettere in A2 la possibilità di tesserare un terzo straniero, anche comunitario, che permette di avere un’idea ben definita e maggiori possibilità di manovra sul mercato degli italiani. Con il ritorno al professionismo credo che sia una cosa fondamentale da fare”.


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