la mancata conferma, la semifinale e il futuro



Nenad Jakovljevic ha ripercorso la propria esperienza alla Virtus Bologna, con la promozione da assistente a capo allenatore nel finale della scorsa stagione. Il tecnico serbo, intervistato da Basketball Sphere, ha raccontato l’evoluzione vissuta nei tre anni sotto le Due Torri:

«I ruoli di capo allenatore e assistente differiscono sotto molti aspetti. Da assistente, la mia responsabilità principale era rappresentare il miglior supporto possibile per la squadra, il capo allenatore e ogni singolo giocatore. Mi sono sempre concentrato sul fornire soluzioni e anticipare i potenziali problemi, in modo da poterli affrontare prima che si verificassero. Naturalmente, a seconda della filosofia e dell’approccio del capo allenatore, il ruolo dell’assistente può variare in modo significativo. Durante il mio periodo alla Virtus ho attraversato praticamente tutte le possibili fasi dello sviluppo di un assistente.

Quando sono entrato nello staff di coach Luca Banchi, ho iniziato come video coordinator e allenatore per lo sviluppo individuale dei giocatori. Nella stagione successiva, da assistente, il mio obiettivo principale era la preparazione e l’analisi delle partite di EuroLeague.

Dopo l’arrivo di coach Ivanovic, la mia responsabilità principale è diventata lo scouting di ogni avversario: insieme al resto dello staff tecnico filtravo tutte le informazioni rilevanti e le caratteristiche principali delle squadre avversarie, per poi presentarle al capo allenatore. Anche l’autoanalisi dopo ogni partita era estremamente importante e rappresentava un’altra parte essenziale delle mie responsabilità».

Nenad Jakovljevic, il passaggio da capo allenatore alla Virtus

Il passaggio alla guida della squadra avvenne in un momento particolarmente delicato della stagione. Jakovljevic ha spiegato di non aver voluto rivoluzionare immediatamente il lavoro impostato in precedenza:

«Dopo che la dirigenza del club ha deciso di concedermi l’opportunità di assumere il ruolo di capo allenatore nella parte finale della scorsa stagione, c’è stata naturalmente una nuova distribuzione dei ruoli e delle responsabilità. Il lavoro di un capo allenatore comporta un livello di responsabilità molto maggiore in ogni aspetto della gestione della squadra.

Considerando il momento della stagione e il fatto che avessimo un calendario molto impegnativo, con un gran numero di partite in un periodo breve, non volevo introdurre immediatamente grandi cambiamenti. Abbiamo aggiunto e adattato gradualmente alcuni elementi del nostro gioco, sia in difesa sia in attacco. Durante questo processo volevo anche lasciare la mia impronta personale e portare le mie idee alla squadra».

Jakovljevic, il retroscena della semifinale

La stagione della Virtus si è conclusa senza l’accesso alla finale scudetto, dopo l’eliminazione contro Venezia. Jakovljevic ha individuato negli infortuni e nelle difficoltà nel reparto dei playmaker uno dei principali limiti affrontati dalla squadra:

«Si dice che con il senno di poi sia tutto più chiaro. Nelle ultime settimane mi sono preso il tempo necessario per svolgere un’analisi dettagliata non soltanto della serie di semifinale contro Venezia, ma anche di tutto ciò che abbiamo realizzato e imparato durante il mio periodo di lavoro alla Virtus. Devo sottolineare che, come squadra, abbiamo affrontato problemi significativi nel ruolo di playmaker durante tutta la serie.

Abbiamo dovuto cercare continuamente soluzioni alternative in quella che forse è la posizione più importante in campo. Nello specifico, non abbiamo potuto contare sulla nostra nuova coppia di esterni, Alessandro Pajola e Luca Vildoza, né sulla nostra ala titolare Derrick Alston Jr. La delusione più grande resta il fatto di non aver potuto competere al completo. Guardando la situazione da questa prospettiva, è stata una sfida estremamente impegnativa, soprattutto perché affrontavamo una Venezia molto talentuosa e allenata in modo eccezionale da Neven Spahija».

La mancata conferma alla guida della Virtus Bologna 

Il tecnico ha riconosciuto che il raggiungimento della finale rappresentava una delle condizioni per proseguire il rapporto con il club, ma considera comunque preziosa l’esperienza maturata: «Devo sottolineare che facevo parte della squadra fin dall’inizio della stagione. Da assistente ero coinvolto nel processo di costruzione del roster, nella definizione dei nostri principi difensivi e offensivi, nello sviluppo della cultura della squadra e nella creazione di tutto ciò di cui un club come la Virtus ha bisogno. Da questo punto di vista, il mio compito è stato in parte più semplice.

Allo stesso tempo, passare dal ruolo di assistente a quello di capo allenatore durante la stagione rappresenta una grande sfida, soprattutto nella fase finale, quando vengono decise molte cose e ogni partita ha un’importanza enorme. Ho ricevuto un sostegno straordinario da tutti i giocatori durante l’intero percorso e ho percepito la loro fiducia, così come la loro disponibilità a essere guidati e allenati. Naturalmente sono deluso per non aver raggiunto il nostro obiettivo di arrivare in finale e competere per lo scudetto.

Raggiungere la finale era una delle condizioni per proseguire la mia collaborazione con il club. Allo stesso tempo, è stata un’esperienza estremamente preziosa, che mi ha insegnato molto e mi ha preparato ulteriormente per tutto ciò che mi attende».

Il futuro di Nenad Jakovljevic

Guardando al futuro, Jakovljevic vorrebbe avere l’opportunità di sviluppare un progetto nel medio-lungo periodo, pur riconoscendo quanto sia difficile ricevere tempo nel basket europeo:

«Prima di tutto, amo davvero la pallacanestro e mi piace far parte di questo gioco. Allo stesso tempo, accetto volentieri le sfide e le responsabilità. So di poter contribuire al miglioramento e allo sviluppo di una squadra in molti modi differenti. Naturalmente, nella situazione ideale è meglio avere libertà e tempo per costruire un sistema, stabilire principi cestistici e sviluppare la cultura di un’intera organizzazione. Tuttavia, dobbiamo essere onesti e riconoscere che questo tipo di opportunità è piuttosto raro nel basket europeo».

Il serbo non ha ancora definito la prossima tappa della propria carriera e non esclude un’esperienza formativa negli Stati Uniti: «In questo momento non posso dire con certezza dove proseguirò la mia carriera. Non escludo la possibilità di andare negli Stati Uniti per continuare a svilupparmi e approfondire la mia formazione. In ogni caso, sono convinto che tutto il duro lavoro, l’energia investita e la lealtà verso questo sport mi forniranno presto le migliori risposte possibili».


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