Antropova-Egonu, muro e carattere, così Velasco prepara Macao e gli Europei



L’Italia chiude la fase preliminare della Volleyball Nations League con un bilancio positivo non solo per la qualificazione alle Finals di Macao con il secondo psoto nella classifica del round robin. Le azzurre hanno vinto tutte e quattro le partite disputate a Hong Kong, hanno conquistato il secondo posto nella graduatoria generale e portato a 10 i successi nelle 12 gare giocate in questa edizione. Allargando lo sguardo, i numeri diventano impressionanti: 39 vittorie nelle ultime 42 partite di VNL e 33 successi su 36 incontri nelle tre più recenti fasi intercontinentali. Una continuità che fotografa la solidità costruita dall’Italia, ma che non deve nascondere le indicazioni meno rassicuranti emerse nell’ultima settimana.

A Hong Kong la squadra di Julio Velasco non ha sempre espresso una pallavolo continua. Ha attraversato passaggi a vuoto contro Ucraina, Canada e Cina, concedendo alle avversarie la possibilità di prendere ritmo e di allungare le partite. Le quattro vittorie, quindi, non raccontano soltanto il dominio di una squadra più forte, ma anche la capacità di reagire quando il meccanismo si è inceppato. È questo il dato più significativo in vista di Macao: l’Italia non ha avuto bisogno di giocare sempre bene per vincere, ma ha saputo trovare soluzioni diverse nei momenti di difficoltà.

Il primo aspetto riguarda la struttura offensiva. Con il rientro di Alessia Orro, Myriam Sylla, Anna Danesi e Paola Egonu, il gruppo è tornato quasi completamente quello delle grandi occasioni, ma l’intesa non poteva essere immediatamente perfetta. L’Italia ha alternato momenti di grande fluidità, soprattutto quando la ricezione ha permesso a Orro di coinvolgere Sarah Fahr e Danesi, ad altri in cui il gioco si è appoggiato quasi esclusivamente sulla potenza degli opposti.

Ekaterina Antropova è stata il riferimento più continuo della settimana. I 37 punti contro il Canada e i 28 contro la Cina descrivono una giocatrice capace di sostenere volumi offensivi elevatissimi, incidendo anche con il servizio e a muro. Il rischio, però, è quello di dipendere troppo dalla sua capacità di risolvere palloni difficili. Contro le migliori squadre delle Finals servirà una distribuzione più equilibrata, soprattutto nelle rotazioni meno favorevoli e nelle fasi di contrattacco.

Uno dei temi più interessanti emersi a Hong Kong riguarda proprio la gestione del ruolo di opposta. Se fino a poco tempo fa Paola Egonu rappresentava una titolare praticamente indiscutibile, oggi lo scenario appare decisamente più aperto. Non perché la fuoriclasse azzurra abbia perso il proprio status, ma perché la crescita di Ekaterina Antropova è stata talmente evidente da ridurre sensibilmente il divario nelle gerarchie. La giocatrice di Scandicci non è più soltanto una valida alternativa: è ormai un’opposta in grado di garantire prestazioni da assoluta protagonista contro qualsiasi avversaria. Le cifre dell’ultima settimana rafforzano questa sensazione. Antropova ha sostenuto il peso dell’attacco nelle due sfide più complicate della Pool 8, firmando 37 punti contro il Canada e 28 contro la Cina, risultando decisiva anche con il servizio e soprattutto nel sistema muro-difesa, fondamentale nel quale continua a offrire qualcosa in più rispetto a Egonu grazie alle sue caratteristiche fisiche e alla sua capacità di lettura. La sensazione è che oggi Velasco possa scegliere l’una o l’altra non soltanto in base alle condizioni fisiche, ma anche al piano tattico preparato per ogni avversaria.

Per il momento, però, Paola Egonu resta la candidata naturale a partire titolare nelle partite di massimo livello. Il suo bagaglio tecnico, l’esperienza accumulata nelle grandi competizioni e la capacità di trovare punti anche nelle situazioni più complicate continuano a rappresentare un patrimonio unico per questa Nazionale. Allo stesso tempo, però, il margine che la separava da Antropova si è ridotto come mai era accaduto negli ultimi anni. Oggi non esiste più una gerarchia rigida e immutabile: esiste una competizione interna che alza ulteriormente il livello dell’intera squadra.

È proprio questo il vero vantaggio dell’Italia. Velasco dispone di due opposte tra le migliori al mondo, con caratteristiche differenti ma perfettamente complementari. Antropova garantisce maggiore continuità al servizio, una presenza costante nel sistema muro-difesa e una notevole efficacia anche da seconda linea; Egonu conserva una qualità offensiva probabilmente ancora superiore nei palloni più pesanti e una capacità di risolvere le situazioni più intricate che poche giocatrici al mondo possiedono. A Hong Kong il doppio cambio ha funzionato molto bene proprio perché entrambe hanno accettato il proprio ruolo mettendo il rendimento della squadra davanti alle gerarchie personali. In prospettiva Finals e soprattutto Mondiali, non è escluso che Velasco continui su questa strada, alternando le due fuoriclasse in funzione dell’avversaria e dell’andamento della partita. Una gestione impensabile fino a pochi mesi fa, ma che oggi rappresenta uno dei maggiori punti di forza dell’Italia.

La vera base del gioco italiano resta però il sistema muro-difesa. Quando battuta e muro hanno lavorato insieme, l’Italia ha imposto parziali nettissimi: il 25-10 contro l’Ucraina, il 15-5 nel tie-break con il Canada e il 25-12 nel quarto set contro la Cina sono nati dalla capacità di togliere velocità alle avversarie e trasformare la difesa in fase break. Fahr e Danesi hanno confermato di essere una coppia centrale di enorme impatto, mentre Antropova ha aggiunto centimetri e aggressività sulla diagonale.

Quando invece il servizio ha perso efficacia, il sistema difensivo ha mostrato qualche limite. Ucraina e Canada hanno trovato buone soluzioni con la fast e con gli attacchi dalla zona destra; la Cina ha messo in difficoltà le azzurre accelerando il gioco e sfruttando alcune incertezze nelle coperture. Velasco ha sottolineato proprio la necessità di difendere meglio senza affidarsi esclusivamente al muro. È un passaggio fondamentale: nelle Finals le avversarie avranno maggiore qualità nel gestire il colpo e nel cambiare direzione, perciò non basterà cercare il punto diretto a muro.

Anche la ricezione ha vissuto una settimana alterna. Contro il Belgio ha garantito stabilità e permesso all’Italia di esprimere il proprio gioco migliore. Nelle altre partite, invece, alcuni turni al servizio avversari hanno creato difficoltà, soprattutto nelle zone di conflitto. Il problema non è stato tanto il numero complessivo degli errori, quanto la perdita di ordine che ha seguito le ricezioni staccate. Quando Orro è stata costretta ad alzare palloni prevedibili, il muro avversario ha potuto concentrarsi sugli attaccanti di palla alta.

Un segnale molto positivo è arrivato dalle schiacciatrici. Myriam Sylla ha garantito esperienza, equilibrio e presenza nei momenti decisivi; Stella Nervini ha confermato di poter reggere responsabilità importanti, chiudendo da protagonista il tie-break contro la Cina. Gaia Giovannini e Loveth Omoruyi hanno offerto cambi utili, permettendo a Velasco di intervenire senza abbassare troppo il livello complessivo. La crescita di Nervini, in particolare, amplia le possibilità dell’Italia: la giovane azzurra non è più soltanto un’alternativa, ma una giocatrice capace di restare in campo nei finali punto a punto.

Il 4 su 4 di Hong Kong racconta dunque una squadra ancora imperfetta, ma estremamente difficile da battere. Canada e Cina sono riuscite a portarla rispettivamente sullo 0-2 e sull’1-2, ma non a chiudere la partita. L’Italia ha dimostrato di possedere una qualità rara: sa cambiare volto durante il match. Può aumentare la pressione al servizio, alzare il livello del muro, inserire Egonu, affidarsi ad Antropova, modificare la linea delle schiacciatrici e trovare protagoniste differenti nei momenti decisivi.

In vista delle Finals di Macao, il compito sarà trasformare questa capacità di reazione in maggiore continuità. In una fase a eliminazione diretta, concedere due set o lunghe pause può diventare fatale. L’Italia arriverà a Macao con dieci giorni utili per recuperare energie, affinare le intese e correggere i problemi emersi a Hong Kong. Dovrà migliorare la qualità della prima ricezione, rendere più costante la difesa e distribuire meglio il peso dell’attacco. I numeri indicano che l’Italia è una delle grandi favorite. Le partite dell’ultima settimana ricordano però che non è imbattibile e che le avversarie hanno ormai studiato nel dettaglio il suo sistema. Proprio per questo le quattro vittorie di Hong Kong valgono più di quanto dica la classifica: non sono arrivate attraverso una superiorità costante, ma grazie alla profondità dell’organico, alla capacità di adattamento e a una mentalità che continua a rifiutare la sconfitta. A Macao servirà una versione più pulita e continua, ma l’Italia ha già dimostrato di possedere tutte le risorse necessarie per arrivare fino in fondo.


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 Enrico Spada

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