L’Italia continua a confermarsi tra le nazioni di riferimento nel ciclismo su pista giovanile. Gli Europei Juniores e Under23 hanno ribadito la qualità del movimento azzurro, frutto di un lavoro di programmazione che, nonostante le difficoltà strutturali e la scarsità di impianti, continua a produrre talenti. Allo stesso tempo, però, resta fondamentale costruire con pazienza il ricambio generazionale e garantire ai giovani percorsi di crescita adeguati, sia in pista sia su strada. Ne abbiamo parlato con Dino Salvoldi, commissario tecnico del settore maschile su pista e della Nazionale Juniores su strada, che ha tracciato un bilancio della prima parte di stagione, soffermandosi sui risultati ottenuti, sulle prospettive in vista dei Mondiali élite e sui talenti più interessanti del panorama azzurro.
I recenti Europei Juniores e Under23 di ciclismo su pista confermano che si sta lavorando nella direzione giusta…
“Guardando i risultati oggi potrebbe sembrare facile dirlo, ma in realtà erano traguardi che mi aspettavo. Con gli Juniores abbiamo costruito un percorso di preparazione molto importante fin da dicembre e questo ci ha permesso di confermarci ai vertici della categoria in praticamente tutte le specialità. Tra gli Under23, invece, il talento non manca e proprio la qualità dei ragazzi ci consente di ottenere risultati importanti. Quello che manca è una maggiore continuità nella frequentazione della pista. Per proseguire il percorso di crescita e portarli a diventare élite di alto livello sarebbe fondamentale che riuscissero a lavorare in velodromo almeno una volta ogni due settimane. Lasciare trascorrere mesi tra un allenamento e l’altro significa perdere caratteristiche tecniche che, tra l’altro, risultano preziose anche nelle gare su strada.”
Viene da chiedersi come faccia l’Italia ad avere così tanti ricambi su pista, potendo contare, almeno per ora, su un solo velodromo coperto…
“Va considerato anche un altro aspetto: rispetto ai nostri avversari, i giovani italiani sono davvero molto giovani, praticamente tutti nati dal 2005 in avanti. Ci manca completamente quella fascia di atleti dei primi anni Duemila e questo inevitabilmente pesa. Dovremo avere pazienza e continuare a far crescere il gruppo che abbiamo a disposizione. Sono soddisfatto di quello che stiamo facendo, ma il mio sguardo è sempre rivolto a ciò che possiamo ancora migliorare.”
In vista dei Mondiali élite su pista, pensi che corridori come Sierra, Favero, Stella e Giaimi siano pronti a fare un deciso salto di qualità?
“I posti disponibili non saranno tanti, quindi dovremo fare delle valutazioni. Sicuramente ci saranno un paio di giovani che avranno l’occasione di essere competitivi. Questo Mondiale rappresenta un appuntamento fondamentale in ottica Los Angeles 2028: è una tappa molto importante del percorso olimpico.”
Rientreranno Milan e Ganna?
“Sì, siamo in costante contatto con entrambi e stanno già svolgendo diversi allenamenti su pista. Con Jonathan stiamo programmando l’avvicinamento nel migliore dei modi ed è estremamente motivato. Per Filippo, invece, aspetteremo la conclusione del Tour de France prima di definire il programma, considerando anche che sarà impegnato nella cronometro dei Mondiali.”
Quanto potrà incidere il ritorno di Milan e Ganna sulla crescita dei giovani?
“I ragazzi non vedono l’ora di condividere la pista con due campioni del loro livello. Ogni volta che Jonathan e Filippo sono venuti ad allenarsi con noi ho percepito un sincero interesse nei confronti dei giovani, volevano capire come stavano crescendo e seguivano con attenzione il loro lavoro. Questo atteggiamento è molto positivo e rappresenta uno stimolo enorme per tutto il gruppo.”
C’è la possibilità che Milan e Ganna vengano impiegati anche nella Madison oppure si concentreranno esclusivamente sull’inseguimento a squadre?
“Per il momento è ancora presto per prendere una decisione. Direi che Jonathan difficilmente sarà impiegato nella Madison, mentre nel caso di Filippo non lo escluderei.”
Finn sta dominando tra gli Under23, mentre il suo coetaneo Seixas si sta giocando il podio al Tour de France. Secondo te chi ha imboccato la strada migliore?
“Le persone che seguono Seixas sono professionisti di altissimo livello e, se hanno deciso di far compiere un salto così importante, significa che è stata una scelta ponderata. Per Finn, invece, si è preferito un percorso più graduale e conservativo. Credo che questo gli abbia permesso di guadagnare tempo nella crescita, inserendosi nel mondo dei professionisti con meno pressioni. Quando arriveranno grandi aspettative sarà probabilmente più preparato ad affrontarle. Personalmente non credo che una delle due strade sia giusta e l’altra sbagliata: sono semplicemente percorsi diversi.”
Passando al settore Juniores su strada, c’è qualche scalatore che si sta mettendo in luce e su cui puntare per il futuro?
“Quest’anno il livello è addirittura superiore rispetto alle stagioni precedenti. Patrick Pezzo Rosola è sicuramente uno dei ragazzi più interessanti, ma in generale tutta la categoria è cresciuta molto. Proprio per questo credo che sia arrivato il momento di riflettere anche sulle regole del sistema.”
Cioè?
“Da commissario tecnico penso che il nostro compito sia preservare tutto il patrimonio rappresentato dai giovani. Non possiamo limitarci a guardare soltanto i numeri o i risultati. Dobbiamo avere una visione più ampia, tutelando anche quei ragazzi e quelle squadre che non sono ancora pronte per l’altissimo livello, concedendo loro il tempo necessario per maturare senza bruciare le tappe.”
E tra i giovani che possono avere le caratteristiche per le Classiche chi ti ha impressionato maggiormente?
“Patrick Pezzo Rosola e Brandon Fedrizzi hanno disputato una stagione di altissimo livello. Anche Nicola Padovan è un ragazzo molto interessante: nasce come pistard, ma ha dimostrato di poter essere competitivo anche su strada.”
C’è qualcuno che potrebbe diventare un grande velocista anche su strada?
“Il nome è quello di Alessio Magagnotti. Tutti ripongono grandi aspettative su di lui e, nonostante abbia già conquistato numerosi successi, resta un corridore ancora tutto da scoprire. Ha un talento enorme, ma come ogni giovane va costruito con pazienza e accompagnato nel suo percorso di crescita.”
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Francesca Cazzaniga
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