Agosto 2026: al largo di Ostia, spiaggia d’elezione dei romani ma anche porto turistico, è stato avvistato e fotografato il Dragonfly, yacht superlusso di 142 metri di stazza, costruito dalla tedesca Lurssen, di proprietà del co-fondatore di Google, Sergey Brin; nello stesso porto e sempre in piena estate ha poi fatto approdo Stella M, altro lussuoso megayacht, del magnate brasiliano Roberto Irineu Marinho, miliardario a capo del Gruppo Globo, il più grande conglomerato radiotelevisivo e mediatico dell’America Latina. Gioielli dei mari che confermano il forte richiamo del porto di Ostia per il turismo d’élite internazionale e per i grandi armatori mondiali. Un investimento per il litorale laziale, che può trarre ulteriore sviluppo dall’economia del mare.
Nel corso del 66mo Salone Nautico Internazionale di Genova, la Regione Lazio ha annunciato un investimento di 4 milioni di euro per la Blue Economy, destinati a sostenere i 22 Comuni costiere, Roma Capitale e le due isole di Ponza e Ventotene. La Regione ha come suo punto di forza Civitavecchia, il primo porto crocieristico italiano e il secondo in Europa: un’infrastruttura che può contribuire ulteriormente a costruire una filiera turistica capace di distribuire i flussi anche sui territori circostanti. A questo sono infatti finalizzati i nuovi fondi. A creare e rinforzare network tra i porti e il territorio circostante, per aumentare l’impatto sull’economia dell’indotto. Non c’è solo il Lazio.
LA FABBRICA DEI PORTI PRENDE IL LARGO
La fabbrica dei porti prende il largo. Dopo il Covid la ricerca di open space e di turismo all’aria aperta ha fatto da leva e sono ripartiti gli investimenti imprenditoriali. Una spinta notevole è arrivata dal mercato dell’usato con centinaia di barche che dopo un refitting e una rimotorizzazione sono tornate a occupare spazi nei marina. Un altro contributo è dovuto all’incremento delle flotte di natanti e imbarcazioni destinate alla locazione nautica e al charter. Inoltre, notevole il boom della flotta internazionale dei superyacht, navi da diporto che svolgono navigazione a lungo raggio e che hanno intensificato le loro visite sulla costa italiana. Sono ormai 2000 gli yacht di dimensioni superiori ai 30 metri che frequentano le nostre coste, soprattutto in estate, ma anche di inverno. Un’economia a macchia di leopardo, con aree come la Liguria e la Sardegna che primeggiano, altre che hanno preso la rincorsa.
CROCIERE E TURISMO COSTIERO
L’economia del mare vale oggi oltre 224 miliardi di euro, coinvolge più di 1,1 milioni di addetti e oltre 250mila imprese. Ogni euro prodotto direttamente ne mette in moto 1,8 nel resto dell’economia. Un volano di sviluppo, senza dubbio. Al suo interno, il turismo costiero e la crocieristica rappresentano leve strategiche: a fine 2026 i porti italiani avranno movimentato oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi in 60 porti, generando circa 18 miliardi di euro di valore. La sfida è trasformare questa crescita in una strategia industriale di lungo periodo, puntando su destagionalizzazione, digitalizzazione, competitività e nuove competenze.
L’INDAGINE ASSOMARINAS-FEDERTURISMO
La portualità turistica italiana si conferma solida – ha sottolineato Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, L’associazione confindustriale che raggruppa le marine dedicate al diporto, nel corso del 66mo Salone Nautico Internazionale di Genova. Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo presentata proprio a Genova, la domanda di ormeggi stanziali cresce mediamente del 2,9%. Si registra un assestamento nelle imbarcazioni di dimensioni piccole e medie, ma invece l’incremento dei transiti di unità di maggiori dimensioni consente di aumentare i fatturati di questo servizio. Aumenta la presenza dei superyacht e il transito delle grandi unità internazionali, soprattutto legate al charter. Crescono anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo, sostenuti dall’aumento della dimensione media delle imbarcazioni e dalla vivacità del mercato dell’usato.
LE PREVISIONI
Per il 2027 Assomarinas prevede una stabilizzazione della domanda di ormeggi stanziali, ma una persistente vivacità dei transiti legati al charter e ai superyacht internazionali. Certo, servono anche supporti di politica industriale e Assomarinas insiste sull’aggiornamento urgente della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97) e della classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica.
LA SPECIALIZZAZIONE
Le strutture portuali in Italia si differenziano per specializzazione e dimensioni. Le marine sono porti turistici, costituiti dalle strutture interamente dedicate al diportismo; i porti polifunzionali, prevalentemente di proprietà o a gestione pubblica, sono costituiti da una pluralità di tipologie di strutture al cui interno, accanto ad eventuali altre destinazioni, vi è comunque una porzione utilizzata esclusivamente per la nautica da diporto (porti e porticcioli, porti industriali e commerciali, porti canale e darsene); infine ci sono i punti di ormeggio, costituiti dalle strutture a carattere stagionale non dotate di banchine “fisse” ma di strutture rimovibili nella stagione invernale, quando la conformazione del sito che li ospita non permette una buona protezione dall’azione del mare (banchine e pontili, spiagge attrezzate e approdi e rade).
LA RICETTIVITÀ
La ricettività delle regioni italiane in termini di infrastrutture e posti barca a disposizione dei diportisti. I dati sono stati estratti dalle Pagine Azzurre 2025. Secondo La Nautica in Cifre (Confindustria Nautica-Fondazione Edison) La maggior parte dei porti in Italia siano polifunzionali, sono prevalentemente di proprietà o a gestione pubblica, costituiti da una pluralità di tipologie di strutture al cui interno, accanto ad eventuali altre destinazioni, vi è comunque una porzione utilizzata esclusivamente per la nautica da diporto (porti e porticcioli, porti industriali e commerciali, porti canale e darsene; se ne contano 458, pari al 58% delle strutture; sono seguiti dai punti di ormeggio, costituiti dalle strutture a carattere stagionale non dotate di banchine “fisse” ma di strutture rimovibili nella stagione invernale, quando la conformazione del sito che li ospita non permette una buona protezione dall’azione del mare (banchine e pontili, spiagge attrezzate e approdi e rade): sono 236, pari al 29,9%; infine le marina, ovvero porti turistici, costituiti dalle strutture interamente dedicate al diportismo, sono 96, pari al 12,2%. Sicilia e Sardegna registrano il maggior numero di infrastrutture, rispettivamente 142 e 119 unità, seguite da Liguria e Campania (70), Puglia (69), Toscana (65) e Veneto (60).
I POSTI BARCA
Il secondo aspetto rilevante della ricettività fa riferimento ai posti barca, ossia alla capacità delle strutture portuali di accogliere le imbarcazioni. In Italia si contano quasi 172 mila posti barca, in crescita rispetto agli anni scorsi.
UN CONFRONTO GLOBALE
Allarghiamo lo sguardo allo scenario globale. Gli Stati Uniti hanno oltre la metà dei posti barca (52,8%), contro il 38,6% dell’Europa e l’8,6% degli altri Paesi di cui è disponibile il dato. L’Italia conta per il 2,3% nella suddivisione mondiale di marine e porticcioli, mentre nello stesso contesto il numero di posti barca e ormeggi ammonta al 3,9% circa del totale. Rispetto all’Europa l’Italia ha invece il 6,5% delle strutture e il 10,15% circa dei posti barca.
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