Quando parliamo di previdenza complementare ci riferiamo a diverse tipologie di fondi pensione. Ci sono i fondi negoziali, i fondi aperti, i PIP e poi ci sono i fondi pensione preesistenti.
La definizione riguarda soprattutto la storia del fondo: sono considerate preesistenti le forme pensionistiche che erano già operative prima dell’introduzione del regolamento generale sulla previdenza complementare con il decreto legislativo 252/2005.
In questo articolo vedremo che cosa sono i fondi pensione preesistenti, che cosa li distingue dalle altre forme di previdenza complementare e ci concentreremo nello specifico sui fondi Mario Negri e Previndai, rivolti ai dirigenti di aziende commerciali e di spedizione e trasporto e ai dirigenti industriali.
In breve
I fondi pensione preesistenti sono forme di previdenza complementare nate prima dell’attuale disciplina generale dei fondi pensione. Nel tempo sono state adeguate al quadro normativo della previdenza complementare, ma possono mantenere alcune caratteristiche legate alla loro origine.
Nel 2025 i fondi pensione preesistenti attivi erano 131, 20 in meno rispetto all’anno precedente. Tra questi rientra il Fondo Mario Negri, il fondo pensione complementare negoziale preesistente destinato ai dirigenti di aziende del terziario, della spedizione e del trasporto. Il fondo è stato costituito nel 1956 e, per i dirigenti ai quali si applicano determinati contratti collettivi stipulati da Manageritalia con Confcommercio, Confetra e le organizzazioni aderenti, l’iscrizione è obbligatoria.
Cosa sono i fondi pensione preesistenti?
Per capire che cosa significa “fondo pensione preesistente” bisogna partire dalla sua origine.
Si tratta di forme pensionistiche complementari che erano già operative prima del 2007, quando è entrata ufficialmente in vigore la disciplina generale della previdenza complementare descritta dal decreto legislativo 252/2005.
Questo non significa che siano rimasti separati dal resto della previdenza complementare. Nel tempo anche i fondi preesistenti sono stati interessati dal processo di adeguamento alle nuove regole.
La loro particolarità è proprio essere parte del sistema della previdenza complementare e conservare anche caratteristiche legate alla loro storia e al percorso di adeguamento alla normativa.
Quanti sono oggi i fondi pensione preesistenti?
Il numero dei fondi pensione preesistenti è diminuito negli ultimi anni.
Secondo i dati del Tredicesimo Report di Itinerari Previdenziali, alla fine del 2025 erano 131 le forme pensionistiche preesistenti attive, di cui 96 fondi autonomi e 35 fondi interni. Nel 2015 erano 304: in dieci anni quindi sono diminuiti di circa il 60%, soprattutto a causa di concentrazione e accorpamenti nel settore bancario e assicurativo.
La distinzione tra fondi autonomi e fondi interni riguarda il modo in cui sono organizzati. Un fondo autonomo è una forma pensionistica costituita come soggetto separato, con una propria struttura e un proprio patrimonio. Un fondo interno, invece, è una forma pensionistica istituita all’interno di un’azienda o di un gruppo, che ne mantiene la gestione nell’ambito della propria struttura.
La riduzione del numero dei fondi non significa però che sia diminuito il patrimonio. Alla fine del 2025 le posizioni in fondi preesistenti erano 694.452 e il capitale netto destinato alle prestazioni aveva raggiunto 71,886 miliardi di euro, circa 2,2 miliardi in più rispetto al 2024.
I fondi pensione preesistenti continuano, quindi, ad essere una componente importante della previdenza complementare italiana.
Qual è la differenza tra un fondo preesistente e un fondo pensione negoziale?
“Preesistente” e “negoziale” non indicano necessariamente due categorie diverse.
La parola preesistente riguarda soprattutto il momento in cui il fondo è nato rispetto alla normativa 252/2005 sulla previdenza complementare.
La parola negoziale, invece, riguarda la natura del fondo e il modo in cui viene istituito nell’ambito della contrattazione collettiva.
Per questo un fondo può essere contemporaneamente negoziale e preesistente.
La distinzione è utile perché permette di non confondere due caratteristiche diverse: una riguarda la storia del fondo, l’altra il suo rapporto con le parti istitutive e la contrattazione collettiva.
I fondi preesistenti hanno una caratteristica che li distingue dai fondi assoggettati al decreto 252/2005: la liquidazione totale in capitale.
Se hai un fondo pensione regolato interamente dalla legge 252/2005, al momento del pensionamento puoi scegliere se ottenere il tuo denaro in tre modi:
- in rendita al 100%
- in parte rendita e in parte capitale, con una quota massima del 50% in capitale
- al 100% in capitale solo se la tua somma totale non supera una determinata soglia fissata ogni anno. Se il tuo totale supera questa soglia, non puoi ottenere 100% capitale.
Se hai un fondo pensione preesistente, al pensionamento puoi scegliere l’opzione 100% capitale indipendentemente dall’ammontare. Se il tuo totale supera la soglia fissata, puoi comunque richiedere il 100% del capitale ma non puoi sfruttare la tassazione agevolata che varia dal 15% al 9% ma verrà applicata la tassazione separata su tutta la somma che ritiri, ad esclusione degli interessi maturati che vengono già tassati.
Come viene tassata la prestazione del fondo pensione?
Quando arriva il momento di ricevere la pensione, la tassazione dipende anche da quando sono state versate le somme. In generale, per tutti i fondi pensione, gli importi maturati prima del 1° gennaio 2007 seguono il regime della tassazione separata, mentre quelli maturati dopo quella data beneficiano della tassazione agevolata con un’aliquota che parte dal 15% e può scendere fino al 9%. La regola si applica indipendentemente dal modo in cui viene erogata la prestazione, quindi sia in forma di capitale sia come rendita o attraverso una combinazione delle due e si basa sulla data di prima adesione alla previdenza complementare.
C’è però un’eccezione importante per la RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata).
In questo caso si applica la tassazione agevolata dal 15% al 9%, con la riduzione dello 0,3% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, anche alle somme maturate prima del 2007. Se hai una posizione previdenziale costruita in un periodo molto lungo, quindi, la scelta della modalità di erogazione può avere conseguenze anche sul trattamento fiscale della prestazione che riceverai.
Questa regola vale per tutti i fondi pensione ma noi di Ciao Elsa vogliamo ripeterla in questo articolo perchè abbiamo incontrato molti dirigenti che ad un certo punto della carriera hanno scelto RITA come un’opzione vantaggiosa per il proprio panorama pensionistico.
Fondo Mario Negri: il fondo pensione per i dirigenti del commercio
Il Fondo di Previdenza per i Dirigenti di Aziende Commerciali e di Spedizione e Trasporto Mario Negri è uno dei casi più rappresentativi di fondo pensione preesistente.
A chi è rivolto il Fondo Mario Negri?
Il Fondo è destinato ai dirigenti dei settori il cui rapporto di lavoro è regolato dagli accordi collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei dirigenti e dalle confederazioni datoriali di riferimento del settore terziario e dei trasporti.
In particolare, sono obbligatoriamente iscritti i dirigenti ai quali si applicano i contratti collettivi stipulati tra Manageritalia e Confcommercio, Confetra e le organizzazioni aderenti. Per gli altri destinatari del Fondo, invece, l’adesione può essere volontaria. Anche per il TFR, il Fondo prevede la possibilità di adesione e contribuzione volontaria.
Se sei un dirigente del commercio, quindi, il primo elemento da verificare è il tuo contratto collettivo: è questo che ti permette di capire se l’iscrizione al Fondo rientra nei tuoi obblighi.
Fondo Mario Negri: come vengono alimentati i contributi?
Se sei iscritto al fondo Mario Negri, la tua posizione può essere alimentata da diverse fonti.
I contributi obbligatori sono di tre tipi:
- contributo ordinario a carico del dirigente;
- contributo ordinario a carico dell’azienda;
- contributo integrativo a carico dell’azienda.
Oltre a questi, il Fondo prevede contributi addizionali, il conferimento del TFR maturando (quello che guadagni a mano a mano che lavori) e del TFR pregresso (ovvero quello che hai già accumulato se hai lavorato nella stessa azienda prima di diventare dirigente), il premio di produttività e il welfare contrattuale. I versamenti vengono normalmente effettuati con cadenza trimestrale.
Per la contribuzione obbligatoria, la decorrenza e le modalità di calcolo sono stabilite dal tuo CCNL, così come i contributi ordinari e quelli integrativi.
Fondo a contribuzione definita: cosa significa?
Il Fondo Mario Negri opera in regime di contribuzione definita. Significa che viene fissato quanto devi versare nella tua posizione individuale, mentre l’importo della prestazione pensionistica che riceverai non è fissato in anticipo ma dipende dalla contribuzione accumulata e dai risultati della gestione finanziaria.
Utilizza il sistema della capitalizzazione individuale: in pratica tutti i contributi che versi arrivano in un conto individuale intestato a te e vengono investiti sui mercati finanziari. I risultati degli investimenti possono essere positivi o negativi e incidono sul valore complessivo della tua posizione.
Come viene investita la posizione individuale?
Il Fondo prevede diverse linee di investimento, diversi livelli di rischio e diversi rendimenti attesi.
Per il TFR esistono tre comparti:
- Garantito: punta a ottenere rendimenti almeno pari a quelli del TFR lasciato in azienda
- Bilanciato Medio-termine: mira a superare nel medio periodo la rivalutazione del TFR con un profilo di rischio contenuto
- Bilanciato Lungo-termine: punta a rendimenti superiori nel lungo periodo, accettando però un livello di rischio più elevato.
Dal 1° luglio 2026 il Mario Negri accoglie anche le adesioni automatiche alla previdenza complementare. Il Fondo ha comunicato di non essere ancora pienamente adeguato alle Istruzioni COVIP, ma di disporre già di almeno due linee di investimento con profili di rischio-rendimento differenti e di impegnarsi a completare l’adeguamento entro il 30 giugno 2027. Nel frattempo, per le adesioni automatiche, il Fondo provvede a collocare gli iscritti nel comparto ritenuto più adeguato in funzione dell’età anagrafica.
Cosa rende il Mario Negri un fondo pensione diverso dagli altri?
Se sei un dirigente iscritto al Fondo Mario Negri, c’è una cosa importante da sapere: non devi necessariamente versare il tuo TFR nel fondo per ricevere il contributo dell’azienda. La quota versata dal datore di lavoro, inoltre, non è calcolata come percentuale dello stipendio, ma è una quota fissa definita dal contratto di assunzione. Solitamente, il contributo dell’azienda arriva a 8.000-9.000€ all’anno.
La particolarità del Fondo Mario Negri è proprio che ricevi il contributo datoriale anche senza versare il TFR maturando, a differenza di ciò che accade con gli altri fondi pensione.
Questo ha una conseguenza anche dal punto di vista fiscale.
Se l’azienda versa, per esempio, 9.000 € all’anno nel tuo fondo, il contributo supera ampiamente il limite annuo di 5.300 € previsto per la deduzione dei contributi alla previdenza complementare. Il superamento di questo limite viene gestito attraverso il meccanismo dello squilibrio finanziario che ti permette di ignorare la soglia massima e dedurre l’intera quota.
La motivazione dietro a questo meccanismo è legata al massimale contributivo della previdenza pubblica, che nel 2026 è fissato a 122.295€. In pratica, se sei un dirigente e ad esempio hai uno stipendio di 200.000€ all’anno, verserai i contributi INPS solo sui primi 122.295€ e non sul totale.
Questo significa però che una volta che andrai in pensione con la pensione pubblica, i tuoi contributi versati, e quindi la pensione che riceverai, saranno calcolati su una quota più bassa rispetto allo stipendio effettivo che avevi quando lavoravi. Riceverai una pensione comunque molto buona ma piuttosto lontana dello stipendio che eri abituato a ricevere ogni mese.
Questo meccanismo di extradeduzione permette di compensare in parte, tramite il fondo pensione, il divario tra le retribuzioni più elevate e il tetto massimo della retribuzione considerata ai fini della previdenza pubblica.
Per te, quindi, il punto importante è capire che il contributo dell’azienda al Mario Negri può essere molto più alto di quello che versi personalmente e non richiede necessariamente il conferimento del TFR. È una delle caratteristiche che rendono il Fondo particolarmente interessante per i dirigenti e che vale la pena conoscere quando si valuta la propria previdenza complementare.
Previndai: il fondo pensione dei dirigenti industriali
Previndai è il fondo pensione per i dirigenti industriali il cui rapporto di lavoro è regolato principalmente dal CCNL per i dirigenti delle aziende produttrici di beni e servizi sottoscritto da Confindustria e Federmanager. Possono aderire anche i dirigenti di alcune altre categorie, tra cui quelli delle imprese di servizi di pubblica utilità, di ANAS, ENAV e dei Consorzi Agrari, quando il relativo contratto collettivo prevede l’adesione al Fondo.
Uno degli aspetti da conoscere è il modo in cui viene finanziata la posizione individuale.
Se sei un dirigente, puoi aderire versando il TFR, la contribuzione minima prevista dal contratto e, se lo desideri, contributi aggiuntivi.
L’accordo datoriale prevede
- 2% a carico del dirigente
- 6% a carico dell’azienda
per una contribuzione complessiva dell’8% della retribuzione di riferimento.
Quando versi anche la tua quota minima contrattuale, hai diritto al contributo del datore di lavoro, ovvero quello che noi definiamo “soldi gratis”. Non sei obbligato ad iniziare a versare tutto subito: puoi anche decidere di aderire inizialmente con il solo TFR e iniziare successivamente a versare il tuo contributo, ottenendo così anche quello dell’azienda.
Dal 1° gennaio 2025, per le principali classi di iscritti, la quota a carico del dirigente non può comunque risultare inferiore a 1.200 € annui: questo significa che, se il 2% della tua retribuzione di riferimento è inferiore a 1.200 €, dovrai comunque versare almeno questa quota minima.
Considerando che la contribuzione complessiva può arrivare all’8% della retribuzione, se hai una retribuzione molto elevata come è comune per i dirigenti, i contributi versati possono superare il limite annuo di 5.300 € previsto per la deducibilità fiscale.
In questi casi, Previndai mette a disposizione un calcolatore per determinare la quota di contributi non dedotti, cioè quella parte dei versamenti che non ha potuto essere portata in deduzione dal reddito.
Presentando ogni anno al tuo fondo pensione il modello dei contributi non dedotti, viene registrata l’informazione che su una parte dei soldi che hai versato tu hai già pagato le tasse e quella quota non ti verrà tassata nuovamente quando la riprenderai dopo il pensionamento.
Un’altra caratteristica di Previndai è il Multicomparto: puoi scegliere tra diverse forme di gestione e puoi anche distribuire la posizione e la contribuzione corrente su più comparti. Tra questi ci sono tre gestioni assicurative e comparti a gestione finanziaria come Bilanciato e Sviluppo.
Perché è importante sapere se il proprio fondo è preesistente?
Sapere che il tuo fondo è preesistente può sembrare un dettaglio tecnico, ma ti può aiutare a capire meglio le regole che disciplinano la tua posizione.
Questi fondi hanno infatti una storia precedente all’attuale sistema della previdenza complementare e hanno seguito, nel tempo, percorsi di adeguamento diversi. Per questo possono avere ancora oggi caratteristiche specifiche che non si ritrovano nei fondi pensione nati dopo il 2005.
Il caso del Mario Negri lo mostra bene: nato nel 1956, è oggi un fondo pensione complementare negoziale preesistente, soggetto alla disciplina della previdenza complementare ma ancora interessato da un processo di riallineamento.
Per il lavoratore, quindi, conoscere la natura del proprio fondo significa avere un’informazione in più per capire come viene costruita la propria posizione previdenziale, quali contributi vengono versati e quali regole si applicano alla propria situazione.
Non tutti i fondi pensione funzionano allo stesso modo e, soprattutto quando si tratta di forme legate a una specifica categoria professionale, il contratto collettivo e le regole del singolo fondo possono fare la differenza.
FAQ sui fondi pensione preesistenti
Che cosa sono i fondi pensione preesistenti?
Sono forme di previdenza complementare nate prima dell’attuale disciplina generale dei fondi pensione. Nel tempo sono state adeguate al quadro normativo della previdenza complementare, mantenendo però alcune caratteristiche legate alla loro origine. Nel 2025 le forme pensionistiche preesistenti attive erano 131.
Il Fondo Mario Negri è un fondo pensione preesistente?
Sì. Il Fondo Mario Negri è stato costituito nel 1956 ed è definito dal Fondo stesso come un fondo pensione complementare negoziale preesistente a capitalizzazione per i dirigenti di aziende del terziario, della spedizione e del trasporto.
Chi deve iscriversi al Fondo Mario Negri?
I dirigenti ai quali si applicano i contratti collettivi stipulati tra Manageritalia e Confcommercio, Confetra e le organizzazioni aderenti sono obbligatoriamente iscritti al Fondo. Per gli altri destinatari del Fondo e per il TFR, l’adesione e la contribuzione sono volontarie.
Chi può aderire a Previndai e come funziona la contribuzione?
Previndai è il fondo pensione per i dirigenti industriali il cui rapporto di lavoro è regolato principalmente dal CCNL sottoscritto da Confindustria e Federmanager. Se sei un dirigente, puoi aderire versando il TFR e la contribuzione prevista dal contratto: la contribuzione minima comprende una quota del 2% a tuo carico e del 6% a carico dell’azienda. Per avere il contributo del datore di lavoro devi versare anche la tua quota minima.
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