Via Francigena campana, un cammino tra storia, natura e comunità


Dalle terre del Casertano al Sannio, passando per Teano, Capua, Santa Maria Capua Vetere e Benevento: la Via Francigena campana è un itinerario che unisce patrimonio storico, paesaggio, spiritualità ed enogastronomia. Un progetto di valorizzazione che punta sul turismo lento e sullo sviluppo delle aree interne.

La Via Francigena in Campania è un itinerario che attraversa alcuni dei territori più ricchi di storia e identità della regione, dal Casertano al Sannio, fino a Buonalbergo, accompagnando il viandante attraverso città d’arte, piccoli borghi, aree rurali e paesaggi appenninici. Un cammino nel quale la dimensione spirituale si intreccia con quella culturale, naturalistica ed enogastronomica.

La valorizzazione del tratto campano rappresenta oggi uno dei progetti attraverso cui la Regione Campania, insieme all’Agenzia Regionale Campania Turismo, punta a fare del cammino un’infrastruttura turistica e culturale capace di mettere in rete territori e comunità. L’obiettivo è quello di promuovere un modello di turismo lento, sostenibile e meno concentrato sui grandi flussi, valorizzando soprattutto borghi e aree interne.

Un itinerario che attraversa secoli di storia

Il percorso campano della Francigena entra dalla parte meridionale del Lazio e attraversa Teano e l’alto Casertano, proseguendo verso Benevento e quindi attraverso i paesaggi del Sannio. È un territorio nel quale si sovrappongono testimonianze romane, medievali e longobarde, tra borghi, castelli, abbazie, chiese e antiche strade percorse nei secoli da pellegrini, mercanti e viandanti.

Il cammino cambia insieme al paesaggio: alle colline coltivate a vigneti e oliveti si alternano pianure, boschi appenninici e vallate. Un ambiente vario, nel quale le aree rurali e i centri storici costituiscono due elementi complementari dell’esperienza di viaggio.

Tra le località più significative c’è Teano, legata alla storia dell’incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, ma anche caratterizzata da importanti testimonianze archeologiche, tra cui il teatro romano. Il percorso conduce poi verso Calvi Risorta, dove emergono le tracce dell’antica Cales romana, e quindi verso Capua, storico crocevia e importante centro di origine antichissima.

A Santa Maria Capua Vetere il camminatore incontra uno dei più grandi anfiteatri romani d’Italia, mentre Caserta rappresenta una tappa urbana dominata dalla monumentalità della Reggia borbonica. Si prosegue quindi verso Maddaloni, ai piedi del monte Tifata, prima di raggiungere Benevento, uno dei principali centri storici del Mezzogiorno.

Benevento, cuore del tratto sannita

Benevento rappresenta un passaggio centrale della Francigena campana. Unico capoluogo di provincia attraversato dal cammino, la città conserva un patrimonio particolarmente stratificato, nel quale convivono testimonianze romane, longobarde e medievali.

Tra i simboli della città spicca l’Arco di Traiano, mentre la Chiesa di Santa Sofia, patrimonio UNESCO, testimonia l’importanza raggiunta da Benevento durante la dominazione longobarda. Il percorso cittadino comprende inoltre il Teatro Romano, la Rocca dei Rettori e l’Hortus Conclusus, museo a cielo aperto realizzato nell’ex convento di San Domenico dalla visione dell’artista Mimmo Paladino.

Da Benevento la Francigena prosegue verso Paduli, immersa nel paesaggio agricolo del Sannio, per arrivare infine a Buonalbergo, ultima tappa campana prima della prosecuzione del cammino verso la Puglia.

Un progetto per rendere il cammino più sicuro e accessibile

La crescita della Francigena campana passa anche attraverso un importante programma di interventi. La Regione Campania ha aderito al progetto interregionale delle Vie Francigene nel 2015 e nel 2018 ha sottoscritto il protocollo d’intesa con Lazio, Molise, Basilicata e Puglia e con l’Associazione Europea delle Vie Francigene per l’estensione dell’itinerario nel Sud Italia. Nel 2019 è stato quindi approvato il tracciato della Via Francigena in Campania, attraverso Matese, Sannio e Irpinia.

Dal 2023 il progetto è entrato nella fase esecutiva con l’intervento di messa a sistema del cammino turistico culturale della Via Francigena in Campania. Il primo livello, già completato, ha previsto un investimento di 893.982,83 euro, mentre il secondo livello, attualmente in realizzazione, dispone di 1.091.087 euro. A questi si aggiungono 430.100 euro destinati al tratto Alife-Dragoni per l’attraversamento del Volturno e ulteriori 4,3 milioni di euro stanziati dalla Regione nel 2025 per nuovi interventi di riqualificazione e promozione. Nel complesso, gli investimenti superano i 6,7 milioni di euro.

Gli interventi riguardano innanzitutto la sicurezza e la fruibilità del tracciato, con manutenzione di boschi e sentieri, decespugliamento, ripulitura e nuova segnaletica, oltre a interventi nei tratti urbani e carrabili.

La seconda fase guarda invece alla qualità dell’esperienza del camminatore, con nuovi cartelli informativi, cippi segnavia e installazioni artistiche ispirate alle figure dei pellegrini. Sono inoltre previste soluzioni di illuminazione alimentate da pannelli solari e nuove aree di sosta con strutture in legno, pergole, panchine, cestini, portabiciclette e nuove piantumazioni.

Il turismo lento come opportunità per i territori

Percorrere la Francigena significa quindi attraversare un territorio con un ritmo diverso, entrando in relazione con paesaggi, patrimoni culturali e comunità locali. La dimensione del cammino favorisce un’esperienza lontana dal turismo mordi e fuggi e può contribuire a distribuire i flussi durante l’anno, generando ricadute anche per le realtà economiche locali.

Lungo il percorso, infatti, la rete dell’accoglienza coinvolge strutture ricettive, ristoranti, agriturismi, produttori e attività commerciali. La gastronomia diventa parte integrante del viaggio, con prodotti e sapori legati alla tradizione contadina: pane casereccio, formaggi, vini del Sannio e piatti della cucina locale.

La Francigena campana si propone così non soltanto come un itinerario da percorrere a piedi, ma come una modalità per conoscere un territorio nella sua complessità: la storia delle città e dei borghi, la spiritualità dei luoghi, la biodiversità dei paesaggi, le tradizioni gastronomiche e l’identità delle comunità. Un cammino che, passo dopo passo, può diventare anche uno strumento di valorizzazione e di nuova vitalità per le aree interne della Campania.


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