I giovani italiani sanno bene che la tecnologia e l’ambiente naturale non sono mondi separati. E che, inevitabilmente, anche il digitale ha un costo per l’ambiente: il 46 per cento degli under 30 lo ritiene grave come quello associato ai combustibili fossili o alla deforestazione. Ciò non toglie che l’intelligenza artificiale per loro sia un’alleata, ormai parte integrante della quotidianità: circa sette su dieci la usano spesso o qualche volta, appena il 15 per cento si impegna a farne a meno. La consapevolezza, insomma, non si traduce in un rifiuto a priori della tecnologia, ma nella convinzione di dover fare la propria parte per orientare la sua evoluzione. Il 42 per cento si aspetta infatti che la spinta più forte verso la sostenibilità arrivi proprio dai giovani, mentre circa il 30 per cento affida questo ruolo alle imprese o alla politica. Questa tensione tra consapevolezza e pragmatismo si legge in controluce nella terza edizione dell’Osservatorio Giovani & Sostenibilità, condotto dalle società di ricerche di mercato Csa e Quorum/YouTrend per Angelini Industries.
Come Angelini Industries indaga il rapporto tra giovani e sostenibilità
Nato oltre un secolo fa ad Ancona come azienda familiare, oggi Angelini Industries è un gruppo internazionale che opera in tre aree: salute, tecnologie industriali e largo consumo. L’Osservatorio Giovani & Sostenibilità prende il via nel 2024, con una prima ricerca – presentata nel 2024 al Festival dell’Economia di Trento – su aspettative e comportamenti degli under 30. L’edizione 2025, oltre a tenere traccia dell’evoluzione dei dati, approfondisce il rapporto tra sostenibilità e benessere attraverso la prospettiva One Health. La terza edizione continua questo percorso e propone un approfondimento sul tema del momento, l’impatto dell’intelligenza artificiale.
“Per un gruppo industriale come Angelini Industries, il punto di vista dei giovani rappresenta molto più di una fotografia delle nuove sensibilità sociali: osservarlo, analizzarlo e conoscerlo nel profondo ci aiuta a comprendere oggi le aspettative di chi sarà, domani, lavoratore, consumatore e, più in generale, cittadino”, sottolinea a LifeGate Isabella Falautano, group chief sustainability & holding chief communication officer di Angelini Industries.
Gli obiettivi e il campione dell’edizione 2026 dell’Osservatorio
L’Osservatorio Giovani & Sostenibilità 2026 è frutto di più rilevazioni. Nella prima, un panel di 1.713 persone – composto da 975 adulti tra i 18 e i 74 anni e 738 under 30 – ha risposto a un questionario in formato digitale, a cui si aggiungono sei monografie etnografiche che approfondiscono esperienze e comportamenti individuali. La seconda rilevazione, sempre online, riguarda mille giovani tra i 14 e i 29 anni iscritti a Instagram, Facebook o TikTok. Per la prima volta, quindi, c’è anche la voce degli under 14 della generazione Alpha.
“Le nuove generazioni sono cresciute nativamente in un mondo digitale. Soprattutto vivono la sostenibilità non come un elemento accessorio, ma come una dimensione sempre più integrata nelle scelte quotidiane, nei comportamenti di consumo e nelle aspettative verso le imprese. Sono a tutti gli effetti nativi sostenibili e stanno ridefinendo il significato stesso della sostenibilità, con un impatto forte per il mondo del lavoro, dato che chiedono alle aziende non solo risultati economici e processi chiari, ma anche responsabilità, trasparenza e impatto positivo”, continua Falautano.
Tra i giovani l’attenzione alla sostenibilità resiste e diventa più pragmatica
Al contrario dei loro genitori, i giovani della generazione Z (cioè i nati tra il 1997 e il 2012) sono cresciuti in una fase in cui i temi legati alla sostenibilità erano già parte integrante del dibattito pubblico e dell’esperienza comune. Non a caso, il 56 per cento degli under 30 intervistati sostiene di tenersi informato sul tema, una quota che scende al 43 per cento tra gli adolescenti della generazione Alpha. In più, il 76 per cento ritiene che dalla sostenibilità dipenda – del tutto o in misura consistente – il proprio benessere futuro; dieci punti percentuali in più rispetto al totale del campione.
Ricerche simili sono interessanti soprattutto perché permettono di confrontare le dichiarazioni di principio con i comportamenti. Ed è qui che si assiste a una frizione. Più della metà degli under 30 è talmente sfiduciato da credere che gli obiettivi di sostenibilità non verranno raggiunti e, quindi, il degrado del Pianeta e delle comunità sia irreversibile. Questa disillusione non si traduce però in un disinteresse generalizzato, quanto piuttosto in un atteggiamento più selettivo e pragmatico.
Negli ultimi tre anni cala leggermente la percentuale di rispondenti che hanno già intrapreso, o sono disposti a intraprendere, cambiamenti impegnativi come adottare una dieta vegetariana (dal 14 all’8 per cento dei mille under 30 selezionati attraverso i social) e acquistare prodotti biologici (dal 38 al 28 per cento). “Resistono” soprattutto le azioni che coniugano i benefici ambientali e sociali con quelli economici, come ridurre i consumi d’acqua (dal 31 al 35 per cento del panel di 1.713 persone) e di energia (dal 21 al 24 per cento). A fronte di questo, i giovani restano comunque disposti a pagare un prezzo leggermente più alto (a parità di qualità) per un prodotto realmente sostenibile: lo dichiara quasi il 60 per cento del campione, una percentuale molto più alta rispetto al 42 per cento della popolazione generale. Un under 30 su due, inoltre, si dice pronto a boicottare le aziende considerate poco responsabili.
Secondo Isabella Falautano, è un segnale importante. “Per le imprese, questo significa investire in prodotti, servizi e modelli operativi capaci di rendere le scelte sostenibili sempre più accessibili, semplici da adottare e competitive sotto il profilo del valore offerto. Parallelamente – aggiunge – assume un’importanza crescente la qualità della comunicazione. Le promesse non bastano più: ciò che genera fiducia sono evidenze concrete, metriche verificabili e una rendicontazione trasparente dell’impatto prodotto. Per le imprese questo comporta un grande impegno ad essere coerenti con il motto walk the talk, ovvero fai quello che dici, ma, aggiungerei, di’ quello che fai, con autenticità e dialogo vero”.
Per gli under 30 l’intelligenza artificiale è un’alleata per studio e lavoro
La ricerca di uno stile di vita sostenibile permea innumerevoli scelte, grandi e piccole, della vita quotidiana: percorrere il tragitto casa-lavoro con i mezzi pubblici o in auto? Buttare via un cappotto rimasto in fondo a un armadio o rivenderlo? Acquistare un’auto elettrica o a benzina? Meno immediato è interrogarsi sulle tecnologie digitali: servizi che possono apparire immateriali, ma si basano su infrastrutture fisiche che consumano energia e risorse.
Anche su questo fronte, gli intervistati dall’Osservatorio Giovani & Sostenibilità di Angelini Industries appaiono consapevoli. I mille ragazzi e ragazze tra i 14 e i 29 anni pongono in cima alla priorità la riduzione dei consumi delle tecnologie (45 per cento), un’adozione etica e responsabile di ia e innovazione (36 per cento), la progettazione (27 per cento), la tutela della privacy e dei diritti degli utenti (27 per cento) e un freno alla sovraesposizione digitale (26 per cento).
Rinunciare all’intelligenza artificiale, però, è nel novero delle possibilità soltanto per il 15 per cento del campione. Anzi, gli under 30 mediamente la usano più intensamente rispetto alla popolazione generale, soprattutto per lo studio e il lavoro (68 per cento del campione). I giovani non temono che le piattaforme di ia arrivino a rimpiazzare i lavoratori, ma riconoscono la necessità di aggiornare le proprie competenze per saper collaborare con questi sistemi.
La sfida di far lavorare insieme tecnologia e competenze umane
“Le nuove generazioni adottano l’intelligenza artificiale con naturalezza e velocità, sfruttandone il potenziale per accedere alle informazioni, produrre contenuti, risolvere problemi. Ma questa trasformazione porta con sé domande che non possiamo eludere: come garantire che la rapidità non sostituisca la profondità? Come preservare il pensiero critico, il giudizio autonomo, la capacità di porsi domande davanti alla complessità? Come evitare per i giovani deleghe cognitive?”, aggiunge Falautano. “Non crediamo che la sfida sia scegliere tra tecnologia e competenze umane. Crediamo che la sfida sia farle lavorare insieme. Per questo, tramite la nostra società di corporate learning, Angelini Academy, promuoviamo programmi di formazione, ricerca e confronto con realtà accademiche internazionali, per contribuire a nuovi modelli educativi nell’era dell’intelligenza artificiale, perché non sia un sostituto ma un amplificatore di quella umana”.
Appuntamento l’8 ottobre a Tech Villa, a Torino
I dati dell’osservatorio saranno il punto di partenza per un dibattito su “Sostenibilità e nuove tecnologie: cosa pensano davvero gli Under 30?”. Questo il titolo dell’evento in programma giovedì 8 ottobre alle 17:00 nella Mirror Room di Villa Sanquirico, a Torino. È uno degli appuntamenti di Tech Villa, il programma collaterale ufficiale legato a Wave by Vento (la kermesse precedentemente nota come Italian Tech Week).
La ricerca sarà al centro di un dialogo tra Isabella Falautano, che ne approfondirà i principali temi e il ruolo di Angelini Industries, e Lorenzo Pregliasco, direttore del web magazine YouTrend, che leggerà i risultati alla luce delle questioni di attualità. Insieme a loro Giulia Gambini, Alumna Aiesec (la più grande associazione studentesca al mondo), e Piero Carloni, cofounder di Aura System, startup di che sviluppa pareti verdi respiranti per la qualità dell’aria e fa parte dell’ecosistema LifeGate Way.
A condurre l’incontro sarà Giovanni Mori, ingegnere ambientale, divulgatore e host del daily podcast di LifeGate News dal pianeta Terra. L’ingresso è libero. Per chi non potrà essere a Torino, nell’occasione verrà registrata anche una puntata speciale di News dal pianeta Terra, successivamente disponibile nelle principali piattaforme di streaming.
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