motivazioni entro il 12 gennaio


Sulla carta è poco più di una firma, quella del presidente del Tribunale in calce alla richiesta di un collega. Per le famiglie delle 43 vittime e per una città che da otto anni cerca di capire come si sia arrivati alle 11:36 del 14 agosto 2018, quella firma pesa parecchio: stabilisce il giorno in cui si potrà finalmente leggere il ragionamento dei giudici. Da lì dipende anche quanto tempo resterà prima che la prescrizione cominci a mordere.

A che punto è il giudizio: la sentenza del 16 luglio 2026 è di primo grado e impugnabile. Fino alla decisione definitiva nessun condannato si considera colpevole, lo ha ricordato lo stesso Tribunale di Genova la sera della lettura.

Sommario dei contenuti

Il conto dei giorni, da luglio a gennaio

Quella sera di luglio, in fondo al dispositivo letto da Lepri, c’era una riga che quasi nessuno aveva notato: «Indica in giorni novanta il termine per il deposito dei motivi». Novanta giorni sono il tetto che l’articolo 544 del codice di procedura penale riserva alle motivazioni particolarmente complesse, appesantite dal numero delle parti o dal numero e dalla gravità delle accuse: con quel limite la scadenza sarebbe caduta mercoledì 14 ottobre.

Il resto lo concede l’articolo 154 delle disposizioni di attuazione. Su richiesta motivata del giudice che scrive la sentenza, il presidente del Tribunale può aggiungere altri novanta giorni al massimo, una volta sola; se serve, solleva l’estensore dagli altri incarichi, mentre il Consiglio superiore della magistratura viene informato del provvedimento. Messi uno dopo l’altro, i due periodi portano dritti a martedì 12 gennaio 2027… centottanta giorni esatti dal 16 luglio.

Chi si chiede perché agosto non abbia fermato l’orologio trova la risposta in una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, la n. 42361 del 2017: la sospensione feriale vale per gli atti delle parti, i giudici per scrivere e depositare corrono anche d’estate.

Centododici accuse da motivare, una per una

Che sei mesi siano tutt’altro che un lusso lo dicono i numeri diffusi dalla Presidenza del Tribunale la sera stessa del verdetto: 112 capi d’imputazione stipati in un decreto di rinvio a giudizio di 1.479 pagine, 284 udienze, 282 testimoni e consulenti ascoltati insieme a 4 periti, 332 faldoni di carte. Le difese hanno depositato più di duecento memorie, la Procura da sola circa settemila pagine.

Adesso Paolo Lepri, Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori devono rendere conto di ogni nome, anche di chi è uscito assolto, perché ogni formula pronunciata in aula andrà spiegata. Che il tempo non sarebbe bastato, del resto, il Tribunale lo aveva lasciato intendere già a luglio, scrivendo che i novanta giorni erano «eventualmente prorogabili per legge di ulteriori 90 giorni».

Le risposte che Genova aspetta

Di che cosa parleranno quelle pagine i giudici lo hanno anticipato con una precisione insolita. C’è anzitutto la causa: un «sistema di difetti» annidato nella parte più alta dello strallo della pila 9, lato Genova mare, da cui è partito il collasso. Poi la domanda che brucia di più a chi quel giorno ha perso qualcuno, se il crollo fosse prevedibile ed evitabile; su questo il collegio si è appoggiato anche al supplemento di perizia ordinato a processo in corso.

Le responsabilità sono state divise in quattro aree. In Aspi e in Spea, la società che per convenzione sorvegliava le opere, ai condannati viene rimproverato di aver violato le regole di cautela sulla sorveglianza della sommità delle pile strallate, regole che i giudici ricavano fra l’altro da una circolare del Ministero dei Lavori pubblici del 1967, la n. 6736/61A1. Al Ministero delle Infrastrutture tocca la vigilanza su quella sorveglianza. Chi ha lavorato al progetto di rinforzo delle pile 9 e 10 risponde delle norme sulla progettazione, dal codice degli appalti del 2016 alle Norme tecniche delle costruzioni del 2008, mentre per il Comitato tecnico amministrativo il nodo è l’approvazione pubblica di quel progetto.

Per i vertici la responsabilità discende dai ruoli scritti negli organigrammi, per gli altri dalle competenze sul monitoraggio del viadotto. La colpa con previsione, quella di chi vede il pericolo e confida che non accada, il Tribunale l’ha esclusa per tutti. È su questo terreno che la difesa di Castellucci concentra il fuoco: i suoi avvocati sostengono che la responsabilità sia stata schiacciata sulla posizione gerarchica e continuano a indicare un difetto costruttivo occulto, rimasto invisibile, a loro dire, per più di cinquant’anni.

Quattro domande sulla pila 9

Quel supplemento nasce in un’udienza del 1° ottobre 2024. Il collegio lesse in aula quattro quesiti e li affidò agli stessi periti che avevano già lavorato sul crollo, Gianpaolo Rosati, Massimo Losa e Renzo Valentini, affiancati da un altro ingegnere. I giudici volevano sapere se le indagini del gestore sui cavi della pila 9 fossero attendibili, se ispezioni dirette con piccoli scassi nel calcestruzzo e l’aiuto degli endoscopi fossero un dovere secondo le conoscenze e le norme di ciascuna epoca, che cosa avrebbero mostrato… e se la corrosione trovata nel reperto 132, l’attacco dello strallo lato mare in cima all’antenna, potesse essersi prodotta soltanto dall’interno.

Le risposte arrivarono in aula nel febbraio 2025 e furono nette. I carotaggi sulla pila 9 risalivano quasi tutti ai primi anni Novanta e avevano toccato solo i cavi secondari; la sommità dello strallo Genova mare non era mai stata aperta. Il monitoraggio riflettometrico, biennale dal 2003, venne giudicato inaffidabile. Una volta scoperti i difetti in cima alle pile 10 e 11, scrissero i periti, controllare anche la 9 era un obbligo. Quanto alla corrosione, l’acciaio intaccato era troppo per l’ossigeno rimasto chiuso in una cavità dai tempi della costruzione: aria e acqua erano entrate da fuori, attraverso le fessure, come aveva ricostruito anche RaiNews. Le difese hanno sempre ribattuto che neppure un carotaggio avrebbe dimostrato con certezza che gli stralli non reggevano più.

Tre pile gemelle e un rinforzo mai partito

Il viadotto si reggeva su tre sistemi bilanciati strallati, le pile 9, 10 e 11. All’inizio degli anni Novanta le ispezioni portarono a sostituire gli stralli della pila 11 con tiranti esterni e a rinforzare in parte la 10; sulla 9 non si mise mano. L’avvocato Raffaele Caruso, che con la collega Graziella Delfino ha assistito il Comitato dei familiari, l’ha detto così nella conferenza stampa dopo il verdetto: la 11 restaurata del tutto, la 10 in parte, la 9 lasciata com’era. E il ponte è venuto giù proprio lì.

Il rinforzo della 9 e della 10 arriva molto più tardi. Dal 2015 Aspi avviò la progettazione, preliminare e definitiva prima, esecutiva poi; il progetto fu consegnato nel 2017 e approvato nei mesi che precedettero il crollo, come ha ricostruito Scienza in Rete. I cantieri non partirono mai. A quel progetto era legata anche la confisca inclusa nel patteggiamento con cui, nel 2022, Aspi e Spea chiusero la loro posizione. La difesa di Castellucci racconta un’altra storia: fu proprio l’ex amministratore delegato, sostiene, a spingere quegli interventi, deliberati dal consiglio di amministrazione nel 2017.

Venticinque posizioni chiuse senza condanna

Delle 57 posizioni arrivate a sentenza, 25 si sono chiuse senza condanna. Le formule usate hanno un significato preciso, lo ha spiegato il Tribunale già a luglio: quando a una persona non faceva capo alcuna «area di rischio da governare» l’assoluzione è arrivata per non aver commesso il fatto; quando quell’area c’era ma mancava un altro tassello del rimprovero per colpa, la formula è diventata perché il fatto non costituisce reato.

In aula si sono sentite entrambe. Con la seconda sono stati assolti ex direttori di tronco, un ex amministratore delegato di Spea e funzionari del Ministero; con la prima i responsabili dell’ufficio Esercizio del tronco di Genova e un tecnico di Spea. Per tutti è caduta, perché il fatto non sussiste, l’accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti insieme a quella di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni; le contestazioni di falso sui rapporti ispettivi e di rifiuto di atti d’ufficio si sono chiuse con proscioglimenti di vario tipo, alcuni per prescrizione.

Quei falsi interessano anche un’altra aula. Nel processo noto come Morandi bis, sui controlli di altri viadotti e gallerie della rete, buona parte delle accuse riguarda proprio presunti falsi nei report di sorveglianza: il ragionamento che a gennaio spiegherà le assoluzioni genovesi entrerà inevitabilmente anche in quel dibattimento.

Le date della prescrizione e l’aggravante che le regge

Le condanne riguardano il crollo colposo e l’omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle regole della strada per i fatti precedenti al 25 marzo 2016 e diventato omicidio stradale da quel giorno in poi, quando il nuovo reato è entrato nel codice. Per questi delitti, ha precisato il Tribunale, la prescrizione corre su tempi raddoppiati, come prevede l’articolo 157 del codice penale.

Fatti i conti sulle singole posizioni, gli stessi che Adnkronos ha reso pubblici all’indomani del verdetto, le scadenze cadono fra il 7 aprile 2032 e il 14 febbraio 2036, tenendo conto anche del decreto che il 7 aprile 2022 mandò tutti a giudizio. Per Castellucci il crollo colposo si estinguerebbe il 14 agosto 2033, gli omicidi il 14 febbraio 2036; chi aveva lasciato l’incarico prima dell’8 dicembre 2005 vedrebbe scadere tutto il 7 aprile 2032. Per le lesioni ai feriti il tempo è già finito, il collegio le ha dichiarate prescritte.

A tenere in piedi quelle date è un’aggravante. Il Tribunale ha escluso quella lavoristica, legata alle norme sulla sicurezza sul lavoro; se in appello cadesse anche quella stradale, gli omicidi colposi risulterebbero già prescritti e le pene si accorcerebbero di molto.

Chi impugnerà e su quali punti

La Procura ha già scelto il bersaglio: proprio l’aggravante esclusa. Il procuratore Nicola Piacente lo ha anticipato apertamente in un’intervista a Il Messaggero, riconoscendo però che per le posizioni principali l’impianto dell’accusa è stato in gran parte accolto. Le difese hanno annunciato il ricorso la sera stessa del verdetto, a cominciare da quella di Castellucci, affidata agli avvocati Giovanni Paolo Accinni e Guido Carlo Alleva.

Le parti civili si muovono in uno spazio più stretto. L’articolo 576 del codice permette loro di impugnare i capi della sentenza che toccano l’azione civile, oltre alle assoluzioni ma solo per gli effetti sulla responsabilità civile. Davanti alla Corte d’appello resterà poi aperta la strada del concordato, l’accordo fra Procura generale e difesa sui motivi da accogliere con l’eventuale ricalcolo della pena.

Nessun anticipo: la cifra dei risarcimenti la deciderà un altro giudice

Il collegio ha respinto tutte le richieste di provvisionale, gli acconti che il giudice penale può riconoscere subito alle parti civili. I condannati dovranno risarcire i danni in solido; quanto, lo stabilirà un giudizio civile separato. Respinte anche le domande dei sindacati che si erano costituiti.

Nel dispositivo c’è poi una riga che sembra burocrazia pura… Dieci condannati, tra cui Castellucci, Donferri Mitelli e Paolo Berti, devono risarcire soltanto un gruppo ristretto di parti civili: Presidenza del Consiglio, Ministero delle Infrastrutture, Regione Liguria, Comune di Genova, Terminal Contenitori Porto di Genova, il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi e tre persone. Messi in fila, quei dieci nomi sono esattamente gli stessi degli imputati che nel gennaio 2024 avevano firmato una transazione con 193 parti civili, le quali in cambio avevano ritirato la costituzione nei loro confronti. Gli avvocati di quelle parti civili, allora, avevano tenuto a precisare che l’accordo non valeva in alcun modo come ammissione di colpa.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม