Continua anche nel 2025 il processo di concentrazione dei fondi pensione preesistenti, che scendono a 131, in contrasto con l’aumento del patrimonio a 71,9 miliardi. A livello di investimenti resta elevato il peso delle gestioni assicurative e degli asset più prudenti, ma tra i private market cambia l’allocazione: per la prima volta il private equity diventa la principale tipologia di FIA in portafoglio
Secondo i dati pubblicati nel Tredicesimo Report sugli investitori istituzionali italiani del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, prosegue anche nel 2025 il processo di razionalizzazione dei fondi pensione preesistenti che, a fine anno, contavano un complesso di 131 forme attive (20 in meno rispetto al 2024), di cui 96 fondi autonomi e 35 fondi interni. La riduzione si inserisce in una fase di concentrazione ormai strutturale, effetto degli accorpamenti nel settore bancario e assicurativo: nell’ultimo decennio il numero dei fondi preesistenti si è ridotto di circa il 60%, passando dai 304 del 2015 agli attuali 131.
Alla riduzione del numero delle forme pensionistiche non corrisponde tuttavia una riduzione delle posizioni in essere, che a fine 2025 arrivano a 694.452, in aumento di oltre 5mila unità rispetto all’anno precedente. Sul fronte della contribuzione, nel 2025 i versamenti sono aumentati del 4,4%. Particolarmente elevato risulta il contributo medio pro capite, pari a 8.840 euro, nettamente superiore a quello rilevato per le altre forme di previdenza complementare.
Il patrimonio conferma la stessa dinamica positiva: nel 2025 l’attivo netto destinato alle prestazioni dei fondi pensione preesistenti raggiunge 71,886 miliardi di euro, circa 2,2 miliardi in più rispetto al 2024 e in crescita del 3,19% nell’anno. Dal 1999 al 2025 l’ANDP ha registrato una crescita media annua del 5,31%. La quasi totalità delle risorse è riconducibile ai fondi autonomi, che gestiscono 71,086 miliardi, pari al 98,89% del patrimonio complessivo, mentre ai fondi interni restano circa 800 milioni.
Figura 1 – I primi 20 fondi preesistenti per patrimonio, valori in milioni, 2025
Asset allocation e modalità di gestione
Una delle principali peculiarità dei fondi pensione preesistenti continua a essere rappresentata dal peso delle gestioni assicurative. Dei 71,086 miliardi di patrimonio dei fondi autonomi, 28,335 miliardi sono costituiti da riserve matematiche presso Compagnie di Assicurazione, una quota in lieve diminuzione rispetto al 41,73% del 2024. Dei restanti 42,751 miliardi, il 69,8% è affidato in gestione finanziaria a operatori professionali, mentre il 30,2% è gestito direttamente dai fondi, pari a circa 12,9 miliardi. All’interno di quest’ultima componente, 9,37 miliardi risultano comunque investiti in OICR e OIVCM, che possiamo considerare come gestione “semidiretta”. Un’altra particolarità riguarda l’utilizzo di veicoli dedicati. Gli investimenti effettuati attraverso SICAV e SIF di diritto lussemburghese raggiungono complessivamente circa 5,8 miliardi di euro, rispetto ai 3,5 dell’anno precedente. Ai veicoli già costituiti dai fondi pensione dei gruppi UniCredit e BNL/BNP Paribas si è aggiunta nel 2025 anche la SICAV interamente detenuta dal fondo pensione BCC.
In termini di asset allocation, escludendo le riserve matematiche presso le Compagnie, la composizione degli investimenti mantiene un’impostazione prevalentemente prudente. I titoli di debito rappresentano il 41,1% del totale, di cui il 26,3% in titoli di Stato, mentre i titoli di capitale raggiungono il 24,9%. Seguono poi OICR e OICVM con il 22%, le polizze assicurative di tipo finanziario con il 6,7%, la liquidità con il 3,3% e gli immobili e le partecipazioni in società immobiliari con l’1,7%. Rispetto all’anno precedente, la composizione resta sostanzialmente stabile, con una lieve crescita nella componente azionaria. Considerando anche le gestioni assicurative, l’orientamento prudente risulta ancora più evidente: su circa 71 miliardi di patrimonio, 51,6 miliardi sono investiti in polizze, obbligazioni e fondi obbligazionari, contro circa 19,5 miliardi destinati a fondi bilanciati, azionari e titoli di capitale.
Figura 2 – Composizione degli investimenti dei fondi preesistenti dal 2022 al 2025

Private market ed economia reale
Accanto alla tradizionale e predominante componente assicurativa e obbligazionaria, il 2025 evidenzia alcuni cambiamenti nella composizione degli investimenti nei mercati privati. Nell’ambito del campione analizzato dal Tredicesimo Report, costituito dai 37 maggiori fondi preesistenti autonomi e rappresentativo del 97% del patrimonio complessivo della categoria, gli investimenti in fondi di investimento alternativi ammontano a 2,86 miliardi di euro, pari al 4,14% delle risorse considerate.
A cambiare non è il peso dell’investimento alternativo, quanto la composizione interna dei FIA. Per la prima volta il private equity diventa la principale tipologia di investimento alternativo, passando dal 22,12% del 2024 al 29,84% nel 2025. Parallelamente, si riduce in modo progressivo l’incidenza dei fondi immobiliari, al 24,69%, dopo essere stata addirittura superiore al 56% nel 2020. Seguono le infrastrutture, in crescita al 18,37%, il private debt al 14,49% e gli investimenti a impatto sociale al 10,94%. Rimane ancora marginale, seppure in aumento, il venture capital, che raggiunge l’1,68%.
Figura 3 – Evoluzione 2023-2025 dei FIA detenuti dai fondi preesistenti del campione del Tredicesimo Report

Cresce inoltre l’esposizione all’economia reale domestica. Secondo la classificazione utilizzata nel Report, che esclude sia le riserve matematiche sia i titoli di Stato italiani, gli investimenti nell’economia reale nazionale raggiungono il 7,1% del patrimonio considerato, rispetto al 6,5% del 2024 e al 5,17% del 2023, per un controvalore di circa 3 miliardi di euro. Includendo anche titoli di Stato e investimenti immobiliari diretti, la quota salirebbe al 19,3%.
Gestori e performance
Per quanto riguarda la gestione indiretta, anche nel 2025 resta elevato il livello di concentrazione tra i principali operatori: i primi dieci gestori raccolgono oltre il 70% delle risorse affidate tramite mandato. Eurizon Capital mantiene la prima posizione con una quota del 17,44% degli AUM, seguita da Amundi all’8,86% e Generali al 7,48%. Il mandato medio vale circa 169 milioni di euro, con valori più elevati per BlackRock, pari a 491 milioni, e Unipol, con 416 milioni. Ancora più concentrato è il mercato delle gestioni assicurative, tipicamente di Rami I e V, componente storicamente rilevante per i fondi preesistenti. Dei 28,335 miliardi complessivamente gestiti attraverso polizze, 24,394, pari all’88,18%, fanno capo a Generali, Allianz e Unipol. Generali Italia detiene da sola il 42,56% del mercato, seguita da Allianz con il 23,20% e Unipol Assicurazioni con il 22,42%.
La struttura prudente degli investimenti si accompagna nel 2025 a un rendimento annuo del 3,8%, in riduzione rispetto al 4,3% del 2024 e inferiore ai risultati registrati nello stesso anno dai fondi negoziali e dai fondi aperti. In una prospettiva di più lungo periodo, tuttavia, il rendimento medio annuo composto degli ultimi dieci anni si attesta al 3,24%, superiore al tasso medio annuo di rivalutazione del TFR, pari al 2,66%.
Nel complesso, i dati del 2025 restituiscono quindi l’immagine di un settore che continua a ridurre il numero delle forme operative senza però perdere consistenza patrimoniale. A una struttura ancora caratterizzata dal forte peso delle gestioni assicurative e obbligazionarie si affiancano segnali di progressiva riallocazione degli asset, soprattutto nell’ambito dei mercati privati, dove il crescente peso del private equity, delle infrastrutture e del private debt modifica gradualmente la composizione degli investimenti alternativi.
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