di Chiara Beretta
Il turismo outdoor continua a conquistare gli italiani, confermandosi un’esperienza sempre più diffusa e capace di generare valore non solo per chi viaggia, ma anche per i territori. È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio “Turismo & Sostenibilità”, realizzato da Human Company, gruppo italiano e player nel settore dell’hospitality, in collaborazione con Ipsos Doxa e Legambiente.
Secondo la ricerca, che ha coinvolto un campione di mille viaggiatori italiani tra i 18 e i 64 anni, il 71% pratica turismo outdoor. Per 3 viaggiatori su 10 si tratta di un’abitudine frequente e il riscontro è maggiore tra le famiglie con figli piccoli (37%), Gen Z e residenti nel Nord Est (entrambi al 36%). In generale cresce l’attenzione verso la sostenibilità, che viene considerata sempre di più una responsabilità individuale. Questa maggiore consapevolezza si traduce soprattutto in comportamenti semplici e immediatamente applicabili, tra cui rispettare la flora e la fauna locali (37%) e scegliere destinazioni meno affollate o orientate al cosiddetto “turismo slow” (26%). È evidente, inoltre, la disponibilità a viaggiare in bassa stagione (74%). Sia la destagionalizzazione dei flussi sia la scelta di mete nelle aree interne, o comunque meno congestionate, sono strategie che prevengono l’affollamento, riducono la pressione su territori e comunità locali, e migliorano la sostenibilità dei flussi turistici sia dal punto di vista ambientale che sociale.
In Europa troviamo diversi esempi di destinazioni che già si sono mosse in questa direzione, costruendo un’offerta turistica nel segno della sostenibilità e dell’outdoor che intercetta il crescente interesse dei viaggiatori italiani, ma non solo.
Slovenia: la sostenibilità funziona se fa parte di un sistema
Verde, selvaggia e ampiamente frequentata dagli amanti delle attività outdoor, la Slovenia è uno dei casi più significativi di Paesi europei che hanno fatto della sostenibilità una bandiera e una strategia concreta di promozione turistica. Lo dimostra la comunicazione che da anni presenta questa destinazione come verde, sostenibile e legata alle esperienze in natura tutto l’anno, anche nelle aree meno battute.
Intorno a questa strategia è stato costruito un vero e proprio sistema, il Green Scheme of Slovenian Tourism, programma nazionale gestito dall’ente del turismo che dal 2015 certifica la sostenibilità turistica assegnando il marchio “Slovenia Green”. E non si tratta di una semplice “passata di vernice verde”: le destinazioni vengono valutate su 84 criteri divisi in sei categorie, tra cui gestione della destinazione e natura e paesaggio, sulla base degli standard internazionali. Le imprese come hotel, agenzie, ristoranti, parchi e attrazioni, inoltre, devono prima possedere una certificazione di sostenibilità internazionale riconosciuta e verificata. Il processo va ripetuto ogni tre anni. Oggi sotto l’ombrello “Slovenia Green” ci sono una cinquantina di destinazioni (la prima a ricevere il marchio nel 2015 fu Ljubljana, diventata l’anno successivo Capitale Verde Europea) e oltre 230 operatori turistici.
Non solo ambiente: la Norvegia certifica l’impatto su comunità e territori
Se la Slovenia ha costruito un marchio nazionale, la Norvegia ha scelto di lavorare sull’unità più difficile da certificare: il territorio nel suo insieme. Il programma Sustainable Destination, di proprietà di Innovation Norway, l’agenzia pubblica per lo sviluppo d’impresa, non certifica singoli hotel o operatori ma destinazioni intere, che per qualificarsi devono dimostrare progressi misurabili nella tutela di natura e cultura, nel sostegno all’economia locale e nella gestione della pressione turistica.
Lo standard, riconosciuto dal Global Sustainable Tourism Council, si articola in 45 criteri e 108 indicatori da misurare e monitorare nel tempo, e il marchio va rinnovato ogni tre anni sulla base di nuove misurazioni. Oggi lo detengono quasi 50 destinazioni, da Bergen a Tromsø fino al Lysefjord. L’aspetto più interessante, però, è il fatto che il programma vada oltre l’ambiente: la certificazione impone miglioramenti anche sull’impatto sulla comunità locale e sulla tutela del patrimonio culturale. Bergen, per esempio, nel suo piano d’azione si pone l’obiettivo che almeno tre residenti su quattro abbiano un’opinione positiva del turismo.
È un aspetto estremamente interessante. In genere associamo il turismo sostenibile solo alla tutela della natura e degli ecosistemi, ma il tema riguarda in realtà anche la pressione sugli ambienti urbani, la tutela del patrimonio culturale e linguistico, e, in generale, l’impatto sulle comunità che abitano il territorio. Un fiordo spettacolare o un’escursione ai margini dell’Artico non sono sostenibili in sé, lo diventano se il territorio che li ospita governa i flussi, redistribuisce la ricchezza e tiene conto di chi ci abita.
Saalfelden Leogang: l’outdoor come laboratorio di sostenibilità
Un altro caso interessante viene dall’Austria e in particolare dal Saalfelden Leogang, regione di montagna dalla forte vocazione outdoor e sportiva. In particolare, fa parte della più grande regione bike del Paese, con oltre 120 km di linee e trail.
Lo scorso 19 marzo a Madrid la destinazione è stata premiata ai primi UN Tourism & FIA Awards for Excellence in Sustainable Sports Tourism nella categoria “Innovation in Sports Tourism Development”. Il progetto premiato si chiama “Nature-Driven Performance: Saalfelden Leogang as a Pioneer in Eco-Friendly Mountain Bike Tourism” e parte da un’idea semplice: tenere insieme infrastrutture per la bici di alto livello e grandi eventi sportivi internazionali con la tutela dell’ambiente, il risparmio di risorse e la creazione di valore per il territorio. Nel concreto, gli impianti di risalita di Leogang usano solo elettricità da fonti rinnovabili locali, mentre i mezzi di servizio viaggiano con carburante HVO100, che promette di ridurre le emissioni di CO₂ fino al 98,7%. I nuovi singletrack vengono costruiti con criteri “nature-based”, riducendo al minimo gli interventi sul paesaggio alpino. A questo si aggiungono la gestione dei flussi di visitatori e campagne di sensibilizzazione sulla tutela della fauna.
L’intuizione di Saalfelden Leogang, che da quindici edizioni ospita la WHOOP UCI Mountain Bike World Series e da venticinque stagioni accoglie i bikers nell’Epic Bikepark Leogang, è quasi banale nella sua verità: per una destinazione che punta sull’outdoor, la tutela del paesaggio equivale alla tutela dell’esperienza turistica che si vende. Investire sulla qualità dei tracciati e sull’energia pulita significa certamente tutelare le risorse naturali, ma anche proteggere il proprio capitale e, allo stesso tempo, trasformarlo in un argomento di comunicazione credibile.
Con i PSTD la Spagna investe sulle aree meno battute
La Spagna ha scelto una strada diversa: un programma di investimenti pubblici che parte dal basso. I Planes de Sostenibilidad Turística en Destino (PSTD) sono progetti promossi dal Governo per rendere l’offerta turistica più sostenibile sul piano ambientale, socioeconomico e territoriale, finanziando interventi di sostenibilità, digitalizzazione e rilancio delle destinazioni. I piani vengono progettati e realizzati dagli enti locali, considerati i soggetti che meglio conoscono i bisogni del territorio, e dal 2021 hanno potuto contare anche sui fondi europei del Piano di ripresa, con una dotazione di 660 milioni di euro per il solo 2021.
I Picos de Europa, primo parco nazionale spagnolo e meta sempre più affollata, sono un buon banco di prova. A Cabrales l’obiettivo dichiarato del piano è redistribuire l’offerta turistica valorizzando risorse naturali e culturali alternative all’area del Parco, ormai satura. La vicina Onís ha fatto lo stesso scommettendo sull’ecoturismo: il piano punta a costruire un’identità attorno a pascoli e majadas d’alta quota, biodiversità, formaggio Gamoneu e vita nei villaggi di montagna, risorse considerate sottoutilizzate, con proposte pensate anche per l’autunno così da allungare la stagione. Tra gli interventi realizzati ci sono un nuovo ufficio turistico, una grotta di stagionatura del formaggio e un vecchio mulino riconvertito. Il risultato, secondo il Comune, è che Onís, un tempo oscurata da attrazioni di massa come i laghi di Covadonga o la Ruta del Cares, è diventata un riferimento regionale per un modello turistico alternativo.
Il vantaggio dei PSTD sta proprio qui: invece di concentrare visitatori e risorse sugli stessi punti iconici, spostano l’attenzione verso i margini, dove il turismo diventa uno strumento per tenere in vita pastorizia, prodotti locali e villaggi, e per offrire, come si legge nel piano di Onís, alternative economiche che contrastino l’abbandono delle aree rurali.
Cosa si sta facendo in Italia?
Anche in Italia ci sono esempi di realtà che lavorano nella stessa direzione. L’Alto Adige, ad esempio, con il Sustainability Label South Tyrol premia destinazioni e strutture turistiche che contribuiscono con misure concrete a rendere il territorio più sostenibile: una dimostrazione del fatto che il “modello Slovenia” è replicabile anche nel nostro Paese.
Tra le destinazioni che hanno fatto dell’outdoor una leva di promozione c’è invece Finale Outdoor Region. Il finalese ligure non è un bike park come quello che si trova a Leogang in Austria, ma si presenta come un territorio esteso con centinaia di chilometri di sentieri ad accesso libero. Duecentocinquanta sentieri sono dedicati ai biker e la loro manutenzione è garantita dal Consorzio grazie ai fondi della For You Card e al sostegno di alcune amministrazioni locali. È dunque anche il turista stesso a finanziare il territorio che “sfrutta”, che sia per pedalare o per arrampicare, dato che il finalese è un territorio ricco di falesie storiche o di più recente chiodatura.
A volte sono le stesse imprese dell’ospitalità a interrogarsi sul valore e sulla sostenibilità dell’offerta turistica, specialmente rispetto a ciò che porta sui territori. Human Company, che nel suo Osservatorio registra come il 79% degli italiani consideri il turismo outdoor una forma di “community-positive travel”, ha introdotto quest’anno un’analisi del Social Return on Investment. Secondo il gruppo, per ogni euro investito ne tornano oltre tre in valore sociale, economico e culturale, attraverso progetti con scuole, Pro Loco, artigiani e commercianti delle aree vicine alle strutture del Gruppo. Un modo per spostare la sostenibilità dal piano delle intenzioni a quello della misurazione.
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